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Gelato: l’Italia conquista la leadership UE scalzando Germania e Francia

gelato artigianale
Il cono è il tipo di gelato preferito dalla maggioranza degli italiani

TORINO – L’Italia conquista la leadership europea del gelato. Artigianale, industriale, confezionato, sciolto, in vaschetta o da degustare con il classico cono, cambia poco: sulle coste nazionali come sui lidi spagnoli e le città del nord la voglia di gelato viene soddisfatta soprattutto dal Belpaese.

Con i 595 milioni di litri immessi sul mercato nel 2016 quello italiano è diventato il primo produttore dell’Ue di uno dei prodotti estivi per eccellenza, apprezzati praticamente ovunque.

Una corsa al vertice iniziata nel 2011, quando l’Italia era addirittura il terzo principale commerciante di gelati, dietro anche alla Francia. Adesso invece è tutto cambiato.

L’estate ha il sapore non solo di pistacchio, stracciatella o limone, ma soprattutto quello del made in Italy.

È italiana un quinto della produzione Ue

La rincorsa del mercato non ha conosciuto pause. In sei anni la realizzazione dei gusti buoni per il refrigerio e la gola è cresciuta di circa il 30%, passando da una produzione complessiva di circa 427 milioni di litri del 2011 a 595 milioni del 2016.

Un’espansione tricolore coincisa con una contrazione del comparto tedesco. Ridottosi di circa il 14,5% dal 2011 al 2016, contribuendo così a al primato nazionale.

Attualmente sono dunque Italia, Germania e Francia i primi tre produttori europei del gelato consumato nell’Ue. Con l’Italia che da sola rappresenta un quinto (19%) della produzione complessiva comunitaria (3,2 milioni di litri).

Italia leader mondiale anche per macchinari

Una buona notizia per il sistema Paese. Già riconosciuto leader mondiale nelle filiera dei macchinari per la produzione artigianale.

Secondo il Salone internazionale di gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè (Sigep) quello delle attrezzature genera una ricchezza stimata attorno ai tre miliardi di euro. Un primato anche in questo caso tutto tricolore.

Emanuele Bonini