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Il TAR del Lazio ha messo mano alle regole sui dehors a Roma, intervenendo sul regolamento comunale che disciplinava le pedane. La decisione apre a un approccio più flessibile nel centro storico, inclusa l’area UNESCO, con effetti diretti per bar, caffè e ristoranti.
Con una sentenza emessa il 15 luglio 2025, resa nota nell’autunno dello stesso anno, il TAR del Lazio ha annullato in parte il regolamento di Roma Capitale sulle occupazioni di suolo pubblico legate ai dehors.
Il ricorso, presentato da due esercenti titolari di concessioni, è stato accolto parzialmente. Diversa la sorte dell’iniziativa promossa dall’associazione “Roma Più Bella”, giudicata inammissibile.
Il punto centrale riguarda il divieto generalizzato di installare pedane in alcune zone della città, compreso il centro storico tutelato dall’UNESCO. Secondo i giudici amministrativi, l’impostazione del regolamento non consentiva una valutazione adeguata delle singole situazioni.
Il regolamento comunale, entrato in vigore nella primavera del 2025, aveva introdotto limiti stringenti su superfici e strutture dei dehors
Con particolare attenzione alle aree di pregio storico e monumentale. Le pedane erano tra gli elementi più controversi, spesso oggetto di controlli e sanzioni.
Parallelamente, l’amministrazione capitolina ha avviato una fase di verifica e adeguamento delle concessioni esistenti, prorogando al 31 marzo 2026 il termine entro cui gli operatori devono conformarsi alle nuove regole sull’occupazione di suolo pubblico.
La sentenza non elimina i controlli né le tutele sul patrimonio urbano, ma cambia il metodo. Al posto di un divieto automatico, il Comune è chiamato a esaminare i singoli casi, valutando aspetti come sicurezza, accessibilità e compatibilità con il contesto storico.
Per il settore dei pubblici esercizi, in particolare bar e caffè che fanno dell’area esterna una parte rilevante del business, la decisione introduce margini di maggiore prevedibilità e dialogo con l’amministrazione. Al tempo stesso, richiede istruttorie più articolate che coinvolgono uffici comunali, sovrintendenze e polizia locale.
Nei prossimi mesi Roma Capitale dovrà aggiornare le proprie prassi autorizzative alla luce della sentenza. Gli operatori potranno presentare domande che tengano conto dei nuovi criteri, mentre il Comune dovrà bilanciare esigenze economiche e tutela del contesto urbano. La scadenza del marzo 2026 rappresenta il primo banco di prova di questo nuovo equilibrio.


















