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mercoledì 17 Luglio 2024
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Christina Meinl: “All’Hofburg viviamo la tradizione con la realtà di oggi”

Meinl: "C'erano anche tanti italiani a questo ballo. Ricordo che uno di loro, un nostro amico e commerciante tre anni dopo la serata mi ha scritto una lettera di ringraziamento. “Mi hai fatto sentire un principe per una notte"

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VIENNA – Ma perché un ballo organizzato dai caffettieri e perché la presenza di Julius Meinl? Lo abbiamo chiesto a Christina Meinl, tra l’altro anche custode della tradizione del marchio viennese che ha compiuto 160 anni, esponente della quinta generazione della famiglia a capo della storica torrefazione viennese Julius Meinl, di cui è Responsabile per l’Innovazione.

Christina Meinl è stata anche presidente della Sca (Speciality coffee organization) nel 2020.

Christina Meinl non si fa attendere con il racconto

“Come ogni anno, e da 64 anni, abbiamo proposto una serata di balli per i proprietari di caffetterie: per una notte il Palazzo Hofburg è diventata la più grande caffetteria del mondo. E tutti sono stati i benvenuti. Significa che nel nome delle caffetterie ci possano essere tante persone diverse che guardano alla tradizione del passato. Ma insieme a tantissimi giovani hanno ballato e si sono divertiti”.

cristina meinl
Christina Meinl

Prosegue Christina Meinl: “Viviamo la tradizione del passato, con la realtà di oggi. Noi a Vienna ne abbiamo tanti di balli ma quello dei proprietari di caffetterie viennesi è uno dei più grandi e famosi. Molti giovani ci sono andati anche questa volta e vi hanno trascorso una notte di sentimenti al sapore di caffè, nello stare insieme, divertirsi, parlare. Ecco perché il Kaffeesiederball è una tradizione vissuta, non quella di un museo: perché all’Hofburg la tradizione si vive.”

Aggiunge Meinl: “Noi stavamo già tostando il caffè nel tempo in cui questo ballo iniziò le danze. La fondazione di Julius Meinl risale al 1862, e abbiamo festeggiato 160 anni. Anche i grandi balli hanno avuto inizio nei primi anni del 1900. E il nostro caffè era già lì. Ed è lì anche ora. Perché il caffè serve a tutto, anche a ballare”.

Conclude Christina Meinl: “C’erano anche tanti italiani a questo ballo. Ricordo che uno di loro, un nostro amico e commerciante tre anni dopo la serata mi ha scritto una lettera di ringraziamento. “Mi hai fatto sentire un principe per una notte”.

“Questa è il sentimento, la sensazione che ispira una serata del genere in un mondo di guerre e guai. Perché noi umani vogliamo avere un momento di pace, di felicità e di amore. Tutti giovani più o meno eleganti. È stato un mélange di cultura del centro Europa per tutti, come i chicchi in una tazzina di caffè”.

Soltanto parole?

No perché il Wiener Kaffeesierderball è un’ulteriore evocazione di quel rituale tipico di poeti, letterati, artisti, politici e personaggi di spicco dei primi anni del Ventesimo secolo che affidavano a quelle lunghe ore spese tra sorsi di caffè fumante e dolci dell’antica tradizione austriaca i più grandi progetti del loro genio.

Qualche nome? Sigmund Freud, Gustav Klimt, Egon Schiele, Alfred Polgar, Stefan Zweig, sono stati tra i più grandi estimatori del caffè Julius Meinl servito negli eleganti salotti che costellano la città, dal 2011 riconosciuti come patrimonio culturale dell’UNESCO. E oggi come allora, qui quel rituale continua a vivere.

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Christina Meinl, membro della famiglia Meinl di quinta generazione (immagine: Julius Meinl)
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