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LA CAPSULA COMPOSTABILE (E MANGIABILE) – SCRIVE L’INVENTORE GABRIELE DEGLI ESPOSTI – “Ecco Italia che nel formato Nespresso compatibile può produrre 64 capsule/minuto a meno di 10.000 euro”

GABRIELE DEGLI ESPOSTI

GABRIELE DEGLI ESPOSTI  ci concede una sua dissertazione dal punto di vista dell’inventore della capsula compostabile.

Gabriele degli Esposti “Il packaging ha permesso lo sviluppo della catena logistica alimentare. Non è una banalità: è progresso.”

Bologna ha giocato un ruolo fondamentale. Partendo dal velo di seta del medio evo, trasportato in balle sulle barche che andavano in Adriatico lungo il canale Navile per arrivare ai giorni nostri.

Dopo il velo si confezionò la mortadella. Lo si fece nelle prime scatolette in banda stagnata. Poi arrivarono le polverine per fare l’acqua gassata e quindi nacquero le macchine da packaging di Bruto Carpigiani. Siamo arrivati al confezionamento di sigarette, farmaceutici e …. perché no, anche del caffè.

Ma il materiale usato per confezionare è diventato un problema, ci spiega Gabriele Degli Esposti

Oggi quasi tutto ciò che usiamo per alimentarci è in confezione singola o familiare; quasi tutto dentro alla plastica od all’alluminio.

Ecco perché la plastica va sostituita nuovamente con materiali più antichi e maggiormente amici dell’ambiente. Beninteso, ciò che fece Natta con il Polipropilene era e resta grande e non è malefico, anzi, continua ad aiutarci molto.

Il comparto agroalimentare ed il proprio sviluppo sostenibile

Dovrebbe passare da un sistema di confezionamento che usi materiali maggiormente ecologici e, soprattutto, veramente bio. Ecco perché vanno sviluppate nuove tecnologie, nuovi materiali.

Ma in questo processo di ritorno al passato, secondo la mia opinione dovremmo rimettere in discussione l’automazione della produzione in grande serie.

Gabriele degli Esposti si chiede: oggi, fare capsule di caffè con macchine costose e veloci è una realtà. Sarà quella giusta?

Ritengo che guardare i carrelli della spesa fuori dai supermercati sia una lezione di packaging e marketing di estremo interesse.

Venti anni addietro si vedevano pacchi di 6 Coca Cola, Fustini di detersivi sempre più grandi; confezioni di vino da 5 litri e poco assortimento di prodotto. Si compravano pochi prodotti in grandi quantità. Vero è che l’offerta era bassa perché i macchinari erano uno strumento di poche aziende.

Oggi nel carrello della spesa, si vedono molti prodotti. Una Fanta, due Coca Cola Zero, una miriade di piccole merendine; un poco di frutta sempre in quantità sotto il chilogrammo, pacchi di pasta in vari formati eccetera.

Ciò che è cambiato, oltre allo scarsissimo potere di acquisto, è l‘assortimento alimentare acquistato.

Grande variabilità, forte riduzione della quantità.

Ecco che la macchina da confezionamento deve seguire il mercato; ridurre il prezzo di vendita, aumentare la flessibilità perché i lotti sono sempre più frammentati, non soltanto come formati ma soprattutto come prodotti.

Quindi, in questa direzione ci siamo mossi per generare la capsula bio. Ma anche per riportarci all’origine del lavoro, costruire macchine automatiche a ottima velocità ma di basso costo.

Oggi proponiamo la ITALA SA, che nel formato Nespresso compatibile può produrre 64 capsule al minuto. Ad un costo inferiore ai 10.000 euro. Forse, facendo i conti, guardando quanto incede l’investimento per cadauna capsula; dico forse, potremmo creare un posto di lavoro in più e magari essere competitivi.

C’è da riflettere

Di sicuro le family companies dovranno trovare collocazione e strumenti in grado di ricreare il lavoro. Inserirsi nel tessuto logistico e distributivo, forse e sempre forse, evitando le multinazionali ingoiatutto.