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Bubble tea: la nuova ricetta del tè con bolle di gelatina alla frutta e crema

La bevanda di tendenza dell'estate 2018. Il fenomeno non sembra però essere passeggero: nel resto del mondo la «bubble-mania» dura da oltre 30 anni.

Bubble tea

MILANO – Dall’America all’Italia, si è diffusa rapidamente la nuova tendenza dell’estate: sempre più presente per le strade italiane, il Bubble tea è più frequente dei coni gelati. Ma che cos’è davvero la bevanda con le bolle?

Bubble tea: un analcolico ghiacciato a base di tè e latte

Poi aromatizzato con sciroppi a cui vengono aggiunte palline di gelatina alla frutta o alla crema. Gommose e dolcissime, sono proprio queste ultime a impressionare chi lo beve: sono sfere di gelatina da succhiare attraverso un’enorme cannuccia. Per poi spaccarle contro il palato per fare uscire il contenuto zuccherino.

La ricetta non è cinese

Contrariamente a quanto si pensa, il bubble tea non è cinese. Il soft dirink  con le «bolle» è stato preparato la prima volta a Taiwan negli anni ’80.

MAGAZZINI DEL CAFFE’
HOST

In particolate nella catena di bar (o teahouse, come li chiamano loro) «Chun Shui Tang». La ricetta originale è frutto del caso: pare che durante una riunione la manager del franchising Liu Han-Chieh fece accidentalmente scivolare delle palline di tapioca nella bevanda tradizionale dell’isola.  Il sapore e lo strano effetto piacquero da subito.

Dopo Taiwan il beverone prese a girare per il mondo

Si è espanso prima in Asia, con il boom tra Cina, Giappone e Filippine, poi, negli anni ’90 ha iniziato ad affacciarsi timidamente anche sul mercato Occidentale. Prima in America, dove ha conquistato soprattutto il palato di brasiliani e statunitensi (l’ha provato anche Hillary Clinton che nel 2017 lo ha definito piacevolmente «chewy», da masticare appunto). Fino diventare una vera tendenza mondiale.

La tendenza

Su Instagram l’hashtag #bubbletea conta più di un milione di post (130.125 per la precisione). In Italia lo chiamiamo anche il «tè da masticare». E’ cominciata anche qui come l’esperimento esotico venduto da pochi bar cinesi e assaggiato solo dai più curiosi, ma in breve tempo la bibita colorata è diventata il beverone da passeggio per eccellenza.

In tutta Italia si contano più di una ventina di punti vendita. A Roma, il più quotato su Tripadvisor è Yoyou, in zona Esquilino. Ma la città del «boba tea» — il nome originario della bevanda derivato dal taiwanese boba, la tapioca — è Milano: 10 tea bar dedicati. Insomma, la bevanda di tendenza dell’estate 2018. Il fenomeno non sembra però essere passeggero: nel resto del mondo la «bubble-mania» dura da oltre 30 anni.

Milano, la città italiana dei «boba»

 Frankly Bubble Tea & Coffee

Passeggiando nelle vie del centro di Milano ci si imbatte in diversi punti vendita dedicati. Uno dei più famosi è il QQTea Taiwan Tea, nel cuore della Chinatown meneghina, in via Sarpi.

Qui sono specializzati nelle varianti alla frutta (dal mango alla fragola, ma anche al litchi). Poi c’è il Frankly Bubble Tea & Coffee dietro al Duomo. Famoso per le versioni matcha e chai latte. Nei pressi di Porta Venezia trovate, invece, il Boba Bubble Tea and Coffee.

Sempre in zona Sarpi, insieme ai sorbetto e ai gelati, Chateau Dufan offre anche la tipica bevanda taiwanese. Un altro immancabile? Mister Tea, il tea bar che ha portato in Italia il gusto «unicorn milkshake».

La chimica dietro la ricetta

Allo snack drink coloratissimo ci hanno pensato anche gli accademici: la Facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università degli Studi di Milano, nell’ultima edizione della Milano Food City, ha spiegato il procedimento scientifico della ricetta delle «bubble».

Si tratta di sfere di alginato (gelificante presente in natura nelle alghe brune) contenenti succhi di frutta o sciroppi zuccherini. L’alginato mescolato al succo una volta immerso nella soluzione di ioni calcio reagisce diventando gel. Un simile procedimento viene anche effettuato utilizzando la farina di tapioca – ricavata da un tubero del Sud America – al posto dell’alginato (in foto).

Un segreto

Il nome «bubble tea» fa il doppio gioco. La traduzione inglese significa «tè con bolle». Ma i nostri amici anglofoni hanno fatto la cosa che gli riesce meglio: storpiare le parole originali giocando sulla pronuncia. Così il «boba», termine con cui i taiwanesi chiamano le bolle di tapioca della bevanda, è diventato «bubble».

Sugar-free e vegan

La base è sempre la stessa: un infuso di foglie di tè nero o verde. Da qui, poi, ci si sbizzarrisce: c’è chi il latte lo aggiunge ma scremato oppure di soia. Chi lo aromatizza ai fiori chi ai frutti. Ma ci sono anche le creme: cioccolato, vaniglia, caramello.

Insomma, l’importante è che tutto venga mescolato e risposto nel comodo bicchiere d’asporto. Le varianti più richieste sono quelle con l’Earl Grey, il matcha e il tè al gelsomino. D’estate, poi, la bevanda viene mescolata anche con yogurt fresco, granite e palline di gelato.