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La Blockchain: così può aiutare i torrefattori a certificare il caffè sino al produttore

India blockchain Un'immagine simbolica della blockchain
Un'immagine simbolica della blockchain

MILANO – L’ultima edizione del Vinitaly, che si è svolta pochi giorni fa a Verona, ha visto la presentazione di una soluzione blockchain per il settore vitivinicolo. Pur non trattandosi di una novità assoluta essa conferma l’interesse del comparto questa tecnologia.

Interesse legato non solo al controllo della filiera, ma anche all’esigenza di certificare le bottiglie contro le contraffazioni.

Accessibile anche per le aziende più piccole

La Blockchain technology trova applicazione crescente anche nelle supply chain del caffè. Tra le soluzioni implementate possiamo citare quella della Torrefazione Caffè San Domenico in Piemonte.

La via di entrata per il consumatore è sempre il QR code che permette di accedere al racconto della storia del prodotto, dal campo allo scaffale. E l’obiettivo è di arrivare a dare il nome del contadino che in Guatemala conferisce il proprio caffè in nome della trasparenza assoluta.

Questa azienda è una piccola realtà artigianale: ciò a riprova del fatto che la blockchain non è prerogativa esclusiva dei colossi di settore. Nel caso specifico, la piattaforma è stata realizzata da Foodchain, startup di Comonext che ha deciso di partire con il settore food. Un’area particolarmente complessa, ma dove il modello risulta essere più applicabile.

Quattro produttori per la blockchain di Dnv Gl

My Story è il nome della tecnologia realizzata dal colosso della certificazione Dnv GL e che è stata adottata da quattro produttori vinicoli tricolori: Michele Chiarlo (Piemonte), Ricci Curbastro (Franciacorta), Ruffino (Toscana) e Torrevento (Puglia). Essa prevede la scansione di un Qr-code sull’etichetta.

Grazie a essa, i consumatori potranno conoscere la storia del vino che vogliono acquistare oltre a informazioni specifiche, verificate da Dnv Gl, sulle caratteristiche e sui processi di produzione.

La tecnologia interviene però anche sulla filiera visto che marchi e rivenditori, ma anche gli attori intermedi della filiera, potranno contare su dati verificati da una terza parte indipendente per avere piena visibilità, trasparenza e controllo sui vari stadi di lavorazione lungo la supply chain.

Trackey

Trackey è il nome della piattaforma firmata sviluppata da Ernst & Young. Anche in questo caso è possibile tracciare la storia del processo produttivo del vino partendo sempre da Qr-code. In questo modo è possibile visualizzare le informazioni certificate e rese immodificabili dalla tecnologia a catena di blocco.

Trackey è utilizzata da Placido Volpone, azienda vinicola pugliese, ma sono in corso una decina di progetti con aziende italiane e straniere. “Trackey – afferma Luca Grivet Foiaia, Partner Ey – permette di creare un registro pubblico e immodificabile collegato alla firma digitale del produttore, mappando ogni singolo processo produttivo e assicurando territorialità, autenticità e qualità del prodotto”.

I progetti che riguardano il mondo del vino, due miliardi l’anno il costo delle contraffazioni, sono fra i pochi attivi in totale in Italia. Eppure si tratta di una tecnologia che può avere un valore aggiunto importante per il mondo food&beverage.