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Blaser Trading: «Così l’azienda resta indipendente nell’era della competizione diventata globale»

La Cupping Room di Blaser, da sinistra: Rocco Spitale, Marieluise Millemaci, Thomas Quinche, Regula Heiniger, Sergio Prete
La Cupping Room di Blaser, da sinistra: Rocco Spitale, Marieluise Millemaci, Thomas Quinche, Regula Heiniger, Sergio Prete

MILANO – La storia della famiglia Blaser nel mondo del caffè, comincia quasi un secolo fa. Nel 1922. All’inizio come torrefattorI, a Zurigo, per poi trasferirsi a Berna (da dove la famiglia proveniva originariamente), e negli anni ‘30 cominciare a importare direttamente dai paesi produttori per il mercato svizzero.

Due attività, torrefazione e trading sotto un unico tetto societario, la Walter Blaser’s Erben.

Siccome il settore del Trading continuava a crescere e non solo sul mercato svizzero, si decise di dividere la società. Furono così fondate la Blaser Café AG (che si occupa di caffè torrefatto) e la Blaser Trading AG (per tutte le operazioni di trading di caffè verde).

Logicamente le 2 società continuarono a sviluppare delle sinergie importanti tra di loro.E  restarono di proprietà totale della famiglia Blaser, che nel frattempo è arrivata ad avere la quarta generazione operante in ditta.

Com’è strutturata la vostra società?

Abbiamo strutturato la nostra società per essere agile ed al passo dei tempi.
Operiamo con sei trader che si occupano delle vendite e degli acquisti del caffè verde, coadiuvati da un ufficio traffico che si occupa di tutti i nostri trasporti (marittimi e terrestri), un ufficio qualità che giornalmente controlla tutti i nostri campioni di pre-imbarco e di sbarco, i nostri colleghi dell’amministrazione si occupano della gestione dei contratti e della gestione del nostro stock (150 a 200mila sacchi), che notoriamente sul mercato è da sempre uno dei punti di forza della nostra società. E logicamente l’ufficio “futures”, oramai irrinunciabile in tutte le società di Trading per “assicurare” i rischi di tutte le nostre operazioni di trading internazionale.

Blaser punta a rimanere un’azienda familiare indipendente anche in futuro? E come pensate di riuscirci operando su scala globale?

Il nostro slogan in alcune delle nostre ultime fiere è stato “Coffee. Our passion since 1922”. Lo era e continua ad esserlo ancora oggi per tutti i nostri collaboratori. E per la famiglia Blaser, che continua a darci i mezzi economici e finanziari per poter competere su scala globale.

Fino a quando riusciremo a dimostrare ai nostri clienti che continuiamo a lavorare con passione e soprattutto con disciplina serietà e competenza. Penso che anche se in competizione (che io definisco sempre come “sana e simpatica”) con delle realtà molto più grandi di noi, riusciremo ad essere apprezzati come fornitori di caffè verde.

Oggi le certificazioni sono essenziali per i consumatori: quali avete sinora ottenuto?

Sicuramente siamo stati tra i primi a ricevere la licenza di importazione per il fair trade, agli inizi degli anni ’90. Negli stessi anni, con alcuni amici torrefattori italiani, siamo stati tra i primi a credere ai caffè “Specialty”. E come trader abbiamo contribuito alla fondazione della CSC (Caffè speciali Certificati), che come prima associazione aveva capito l’importanza della tracciabilità di tutta la filiera produttiva del caffè di qualità (dal caffè verde al prodotto tostato).

Abbiamo organizzato per la Bsca (Brasil Specialty Coffe Association) il primo evento specialty a Imola, se ricordo bene nel lontano 1993, siamo tra i membri fondatori della Scae (Speciality Coffee Association of Europe). Logicamente lavoriamo i caffè certificati Biologici, Rfa (Rain Forest Alliance) ed UTZ.
Riassumendo: ci siamo quasi sempre quando si parla di qualità.

Cosa ci potete dire della nuova linea “Selection”?

Abbiamo lanciato questa linea qualche anno fa, per far fronte alle richieste di alcuni clienti e del nuovo mercato dei microlotti. Eravamo entusiasti di questa nuova tendenza perché pensavamo potesse dare popolarità e far avvicinare le nuove generazioni al nostro prodotto.

Avevamo puntato sui microlotti di qualità eccelsa ed i prezzi lo erano altrettanto.

Ci siamo accorti che ricevevamo molti apprezzamenti riguardo al risultato in tazza ed alle qualità organolettiche del prodotto. Ma alla fine quando si parlava del prezzo i clienti storcevano il naso.

Buonissimo, ma (troppo) caro.

Siccome alla qualità continuiamo a crederci, abbiamo un po’ ridimenzionato i nostri entusiasmi e stiamo lavorando a rivedere le nostre strategie di selezione dei microlotti, acquisto e vendita per essere più competitivi in questo mercato.

Attualmente abbiamo quasi sempre una decina di microlotti disponibili nei nostri magazzini e man mano che uno di questi va verso esaurimento viene sostituito da un nuovo arrivo.
Ci crediamo ancora e, questo progetto continuerà con nuovo vigore.

Quale genere di servizi offrite ai vostri clienti?

Come le grandi società possiamo dire che copriamo praticamente tutta la filiera.

Dalla produzione (anche se noi non siamo i proprietari delle piantagioni) fino alla distribuzione finale.

Forse le sembrerà una provocazione, ma le assicuro che non lo è.

La trasparenza che abbiamo con i nostri clienti abituali e storici è assoluta. Loro sanno da chi compriamo, visitiamo insieme i nostri produttori, scegliamo insieme le qualità che più si addicono alle loro miscele, prendiamo a carico il controllo della qualità prima dell’imbarco ed allo sbarco (se il cliente lo chiede), organizziamo il trasporto, assicuriamo e finanziamo la merce, la stocchiamo in Europa per consegnarla quando la necessitano.

Praticamente ci siamo specializzati a fornire un servizio su misura o “Taylor Made”. E per essere al passo con i tempi e seguire i nuovi slogan e trend che si affacciano sul mercato forse dovrei dirle che noi per almeno il 60% dei nostri volumi di vendita facciamo ….Direct Trade.

Blaser Trading ha dato il suo appoggio al progetto di sostenibilità “Pyrolysis plants in the origin of coffee“: può dirci qualcosa di più sul progetto?

La famiglia Blaser è molto attenta alla sostenibilità e qualche anno fa ci era stato proposto di appoggiare la nascita del progetto “Pirolisi Mobile”, ma non è stato l’unico, se ne sono aggiunti altri.

Uno dei grandi problemi della produzione del caffè è lo smaltimento della polpa delle ciliegie.
I danni che può arrecare all’ambiente se non si fa attenzione sono devastanti.
Per esempio, gas metano dalla fermentazione selvaggia dei resti e inquinamento delle falde acquifere

La Pirolisi, è un processo termico di trattamento dei materiali organici. Per intenderci si tratta di grandi impianti termici atti per esempio anche al trattamento dei rifiuti.

L’idea dell’Ökozentrum era di progettare un impianto in miniatura, una unità mobile, che andando da piantagione in piantagione potesse aiutare a smaltire la polpa delle ciliegie per ottenere energia e carbone biologico.

L’energia prodotta durante il trattamento termico della polpa poteva essere recuperata per essiccare il caffè mentre il carbone diventa un fertilizzante biologico con la proprietà aggiuntiva che mischiato al terreno avrebbe aiutato a combattere il problema dell’erosione molto presente in Perù nelle regioni di produzione.

Grazie agli aiuti finanziari ricevuti da diversi enti, tra i quali anche l’Ufficio Svizzero per lo svilupppo e la cooperazione, siamo fieri di essere tra quelli che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Sempre con un occhio di riguardo a quelle che sono le problematiche ambientali, alla fine del 2018 abbiamo iniziato ad appoggiare un progetto, della durata di 3 anni, per il riforestamento di 102 ettari in due fazende del Cerrado Mineiro in Brasile.

Ma forse potremmo raccontare di più nei prossimi mesi quando riceveremo la documentazione finale circa il tasso di sopravvivenza delle piante a quasi due anni dalla messa a dimora delle piante.