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Report: Narizzano, «Arabica e robusta devono convivere per formare una buona miscela»

Agostino Narizzano
Narizzano con colleghi e amici in occasione della festa per i 70 anni di attività nel settore del caffè

MILANO – A distanza di settimane dalla messa in onda, il servizio di Report dedicato al caffè continua ad alimentare un vasto dibattito su queste colonne. Riceviamo e pubblichiamo quest’oggi il commento di uno dei decani del caffè italiano: Agostino Narizzano, attivo nel settore da oltre settant’anni. Un professionista di grandissima esperienza e competenza, al quale diamo volentieri la parola. Ecco dunque la lettera di Narizzano.

Come persona che opera nel caffè dal lontanissimo 1947, mi permetto di inserirmi con un minimo di presunta saggezza nella “querelle” scatenata dalla trasmissione di Rai3 Report e dai commenti apparsi sul vostro quotidiano.

Chi scrive è stato prima ragazzino d’ufficio, poi spedizioniere, quindi perito in Caffè, Droghe e Coloniali per il Tribunale e la Camera di Commercio di Genova. E infine broker assicurativo specializzato in coperture dei vari movimenti del caffè, attività che svolgo tuttora.

In verità, i giudizi recepiti da Report mi avevano un po’ sorpreso per quello che mi sembrava un accanimento eccessivo nei confronti del caffè, in generale, e di alcune industrie da me ben conosciute, in particolare.

Anche i successivi commenti di Andrej Godina, sebbene espressi da persona valente, non mi avevano pienamente convinto, al di là del successivo intervento di Ciarlantini.

Se non ho capito male, il pomo della discordia era rappresentato dalla superiorità di una varietà di caffè rispetto all’altra. Segnatamente dai pregi vantati dall’arabica nei confronti del robusta.

Ciò senza minimamente considerare che le due tipologie – invece di guerreggiare tra loro – dovrebbero convivere per formare assieme una buona miscela.

Se si allarga l’indagine alla gente che si occupa di caffè ogni giorno – quindi ai baristi o ai commercianti crudisti – si scoprirà che una buona tazza di caffè si ottiene utilizzando un buon arabica nella misura del 65-70% circa e un buon robusta per la parte rimanente.

In ogni caso deve essere ben chiaro che le due varietà sono assolutamente imprescindibili l’una dall’altra, posto che ciascuna delle due andrebbe valorizzata al meglio.

Se così non fosse vorrebbe dire che lo scrivente ha lavorato nel caffè dal 1947 a oggi senza erudirsi e senza imparare.