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Cioccolato come un bacio: la scienza svela il segreto del suo appeal

cioccolato depressione
Un nuovo studio rivela l'effetto antidepressivo del cioccolato

MILANO — Il mondo ha celebrato sabato gioie e glorie del cioccolato con il World Chocolate Day. La ricorrenza viene celebrata da una decina d’anni in quella che, secondo gli annali, sarebbe la data in cui il cioccolato venne introdotto in Europa nella metà del sedicesimo secolo.

World chocolate day: tutto sull’alimento più dolce e goloso

Sono state indagate le ragioni del suo irresistibile appeal in questo articolo. A firma di Eleonora Cozzella, apparso su Repubblica.

In Occidente

Ogni adulto mangia in media una quantità di cioccolato pari al proprio peso ogni dieci anni. Può sembrare incredibile ma è proprio  così.

A fare il goloso calcolo è stato il divulgatore scientifico Chris Woodford; (già famoso per il libro Atoms Under the Floorboards, vincitore del prestigioso American Institute of Physics Science Writing Award). Appassionato di ciò che lui in un saggio chiama The science of chocolate.

Il risultato che ha ottenuto è sorprendente ma vero

Con un consumo di cioccolato procapite che va dai circa 5 kg all’anno negli Stati Uniti ai 9,5 in Svizzera. Basta un decennio per mangiare il peso equivalente a una persona.

Ma che cosa ci spinge a mangiare così tanto cioccolato?

Perché questo alimento, derivato dai semi dell’albero tropicale Theobroma cacao, ci sembra così delizioso da risultare irresistibile?

Secondo un recente studio dello psicologo David Lewis

Lasciare che il cioccolato si sciolga lentamente in bocca produce lo stesso incremento dell’attività cerebrale e della frequenza cardiaca di un bacio appassionato. Ma gli effetti del cioccolato durano quattro volte più a lungo.

Forse non c’era bisogno che scendessero in campo i ricercatori per dirci cose che già sapevamo. Comunque da sempre gli scienziati cercano di svelare la chimica del cioccolato.

Così nel tempo si sono seguiti studi ed esperimenti

Gli scienziati hanno dimostrato che, tra le centinaia di sostanze chimiche che contiene, alcune di queste influiscono in modo prepotente sulla nostra attrazione.

In primis gli stimolanti. Come la teobromina, la feniletilamina e la caffeina (in piccolissime quantità).

La sostanza del benessere

I ricercatori del Neurosciences Institute di San Diego inoltre hanno rilevato che il cioccolato contiene anche una sostanza chimica “del benessere”.

Chiamata anandamide, che si trova naturalmente nel cervello ed è simile alla THC. (tetraidrocannabinolo, un altro anandamide) La sostanza che si trova nella marijuana.

I chimici californiani ritengono che l’anandamide nel cioccolato stimoli più a lungo quella naturale nel nostro cervello. Insomma c’è una certa somiglianza nell’effetto che entrambe le sostanze hanno sul nostro cervello.

Sotto la lente della Pet

Altri scienziati hanno usato la Pet per studiare come l’attività del cervello cambia quando mangiamo cioccolato.

In una ricerca sui disordini alimentari, il team di Dana Small della Northwestern University ha chiesto ai soggetti volontari di mangiare il cioccolato fino a ben oltre la sensazione di soddisfazione.

Si è notato che una serie di strutture cerebrali, come aree della corteccia frontale e orbitale e del mesencefalo, erano attive quando le persone stavano ancora trovando il cioccolato piacevole;

(“In pratica – hanno spiegato – si attivano le stesse regioni del cervello che entrano in gioco nelle dipendenze da stupefacenti e nei disturbi dell’alimentazione”).

Ma una volta che le persone ne avevano mangiato in sovrabbondanza, entravano in attività altre aree del cervello. (paraippocampale e regioni prefrontali) Quelle cioè legate a funzioni fondamentali per la conservazione della specie.

Il corpo può autocontrollare

Insomma, anche se troppa cioccolata non è in teoria nociva, il cervello comunque si mette in allerta. Per quanto riguarda il cioccolato, infatti, il corpo si mostra in grado di autocontrollarsi.

Potrebbe allora non essere un caso se un altro studio dice che i consumatori abituali di cioccolato, i chocoholics sono più snelli degli altri. Ipotizzando che una moderata quantità mangiata regolarmente possa aiutare a livello metabolico.

Non vi basta per convincervi?

I ricercatori di Harvard guidati I-Min Lee hanno spiegato che, per i suoi alti livelli di antiossidanti – i fenoli, presenti anche nel vino rosso e nel tè – che ostacolano l’accumulo di colesterolo, i mangiatori di cioccolato vivono più a lungo delle persone che non ne mangiano.

Famoso è il caso della signora Jeanne Calment (1875-1997) che mangiava circa un kg di cioccolato a settimana e ha vissuto fino all’età di 122 anni.

Certo bisogna ricordare che i tre tipi principali di cioccolato – scuro, al latte e bianco –  sono chimicamente molto diversi. Il che significa che è probabile che influenzino il nostro corpo e il nostro cervello diversi modi.

Meglio quello fondente (è anche afrodisiaco)

Tutti gli studi sono concordi nel trovare maggiori benefici in quello fondente, che ha maggior quantità di cacao, minori di grassi e zuccheri. Aiuterebbe quindi le performance sportive; sarebbe poi un sostegno per il funzionamento del cuore e della memoria.

E secondo la tradizione avrebbe proprietà afrodisiache; già testimoniata dalle abitudini degli Aztechi.

Allora, sperando che davvero le piante di cacao non siano a rischio estinzione come alcuni temono, a causa dei cambiamenti climatici, iniziamo a celebrare la giornata mondiale del cioccolato.

Eleonora Cozzella