domenica 26 Maggio 2024
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Vietnam: il clima mette a rischio la qualità del raccolto

La produzione vietnamita è destinata a subire quest’anno un calo del 15%, scendendo a 1 milione di tonnellate, a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche.

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MILANO – Fine anno con i botti per i due principali mercati a termine. Come si è letto la settimana scorsa nei report quotidiani di Hencorp, l’Ice Futures Us ha concluso il 2010 con l’ennesimo rialzo, che ha proiettato il contratto per scadenza marzo a quota 240,50 centesimi per libbra: per ritrovare livelli di prezzo così elevati bisogna andare a ritroso nelle statistiche della piazza newyorchese sino ai primi giorni di giugno del 1997.

Mettendo a segno guadagni nell’ordine del 76% nell’arco del 2010, il contratto “C” si lascia alle spalle 12 mesi durante i quali ha realizzato una performance seconda a quelle di poche altre commodity.

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I prezzi del mercato in Vietnam

Ai massimi storici, ancorché più recenti, anche il Liffe, che ha concluso l’ultima seduta dell’anno in ulteriore crescita (+13 dollari), a 2.097 dollari per tonnellata (contratto per scadenza marzo), dopo aver raggiunto il 30 dicembre un intraday di 2.152 dollari, costituente il picco più alto toccato dal mercato londinese negli ultimi 27 mesi.

A fronte di un Liffe sopra la soglia dei 2.000 dollari anche i prezzi sul mercato del Vietnam si sono stabilizzati nell’ultimo scorcio del 2010 su livelli mai visti dall’autunno del 2008, con il chilogrammo di caffè quotato mediamente a 36.200 dong nel Dak Lak.

Il prezzo Fob Ho Chi Minh City per una tonnellata di robusta si attestava invece poco al di sotto dei 1.900 dollari.

A buon punto le operazioni di raccolta, ritardate a novembre dalle piogge persistenti, che sarebbero completate al 70-80% nella regione degli altipiani centrali, stando a varie stime compiute da commercianti locali.

Lo sviluppo del raccolto

Le prospettive non appaiono comunque ottimistiche. Secondo informazioni provenienti dal ministero dell’agricoltura, riportate da autorevoli fonti stampa vietnamite, la produzione è destinata a subire quest’anno un calo del 15%, scendendo a 1 milione di tonnellate, a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche.

Lo sviluppo del raccolto avrebbe risentito, in particolare, della siccità intervenuta in alcune fasi chiave del ciclo vegetativo, non sempre compensata dall’irrigazione.

Risultato: un’incidenza maggiore dei chicchi di piccole dimensioni, che potrebbero arrivare a costituire (in base a valutazioni compiute da alcuni esportatori e riprese dai media internazionali) addirittura il 55-60% del raccolto, contro il 40-45% dell’anno passato. A ciò va aggiunto, sempre secondo informazioni raccolte dai trader, un volume maggiore di chicchi neri dovuto alla ritardata essiccazione del caffè causata dalle forti precipitazioni che hanno accompagnato le prime fasi del raccolto.

Alcuni operatori sottolineano come il problema dei chicchi di piccole dimensioni sia ricorrente in Vietnam all’inizio di ogni stagione di raccolta e si risolva normalmente, mano a mano che la parte più consistente del nuovo raccolto viene immessa nel mercato.

Secondo una stima preliminare diffusa dall’Istituto generale di statistica di Hanoi la scorsa settimana, l’export vietnamita ha raggiunto nell’anno solare 2010 gli 1,17 milioni di tonnellate, in lieve calo (-0,9%) rispetto al 2009.

A dicembre, gli imbarchi del primo produttore mondiale di caffè robusta sarebbero stati di 130 mila tonnellate, in forte crescita su novembre (69 mila tonnellate), ma in flessione rispetto alle 145 mila tonnellate registrate a dicembre 2009.

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