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Verona: “La chiusura dei locali in zona arancione, è colpa di tutti”

"Siamo tutti responsabili di un miglioramento della situazione, ma i baristi, i gestori di attività ricreative, devono rispettare per primi l’utilizzo delle mascherine, dei sanificanti e del distanziamento (perché davvero non vi dico cosa vedo dietro i banconi dei bar o nelle cucine a vista), e successivamente devono far rispettare le regole anche all’esterno del proprio locale, dai clienti, cosa che purtroppo non avviene da quando siamo diventati zona gialla"

Fabio Verona
Fabio Verona

TORINO – Fabio Verona, cuoco del chicco torna a parlare per il e del settore attraverso le pagine del suo blog arabica100per100.com, per inquadrare il contesto tragico per baristi e torrefattori. Un momento in cui è essenziale condividere le proprie esperienze e farsi forza a vicenda guardando a un futuro che si spera sia sempre più prossimo.

Verona: Il periodo non è facile per nessuno

È proprio così cari amici, il periodo non è facile per nessuno.

Non mi sto piangendo addosso e so di essere più fortunato di molti di voi che leggete i miei articoli, ma sono ormai 6 mesi che anche io sono in cassa integrazione al 50%.

Questo significa più tempo per la famiglia, per lo studio, per le proprie passioni ma anche meno denaro.

Così si cerca di risparmiare come si può, si limitano i pasti fuori casa in asporto, scegliendo ogni settimana uno dei nostri locali preferiti a rotazione per cercare di sostenere nel nostro piccolo la loro economia, e si utilizza molto il too good to go, ovvero le offerte proposte dai locali su alcune loro preparazioni o piatti venduti in offerta a fine serata, a prezzi davvero stracciati.

Tra i vari locali che propongono questo servizio, andiamo sovente da Aldo’s Bakery, una panetteria pasticceria situata nel quartiere torinese di San Salvario, con dei prodotti davvero buoni, della quale sono anche regolarmente cliente.

La location di Aldo’s mi serve per farvi comprendere dove mi trovavo questa sera, alle 19.00, affinché possiate capire il contesto del mio disagio

Per raggiungere la panetteria ho attraversato tutta la zona della movida del quartiere, che generalmente parte da corso Marconi per arrivare fino a corso Vittorio Emanuele II, incrociando un numero impressionante di gruppetti di ragazzi, ma anche meno giovani, che pur chiaramente non facenti parte della stessa cerchia, si trovavano in un contesto di assembramento: senza mascherine, senza distanziamento di sicurezza (distanziamento sociale per quanto corretto, non mi piace proprio come termine) davanti a locali ancora aperti che serenamente continuavano a vendere da asporto (nel pieno dei loro diritti), ma senza curarsi della situazione al loro esterno.

Ed a giudicare dall’articolo apparso su La Stampa che potete leggere qui:

https://www.lastampa.it/cronaca/2021/02/27/news/assembramenti-nelle-vie-e-piazze-nell-ultimo-week-end-in-giallo-a-torino-scarso-rispetto-su-distanziamento-e-mascherine-1.39961887

La foto tratta dall’articolo de La Stampa menzionato nel link

Movida e assembramenti a Torino, Milano e Roma: niente distanziamento e mascherine abbassate è una situazione palesemente sotto gli occhi di tutti da diverso tempo.

Verona: perché da lunedì il Piemonte sarà nuovamente in zona arancione?

Queste attività, come molte altre, perderanno la bellissima opportunità di poter accogliere i propri clienti all’interno dei loro locali, e se le situazioni che ho visto questa sera continueranno, probabilmente arriveremo anche a superare il numero di contagi a causa dei quali si passerà in fascia ancor più restrittiva, con il blocco di tutto il commercio.

Ma questa condizione, non è che se la sono creata da soli?

Con questo intendo riaffermare un concetto già espresso in un mio altro articolo, dove dico che siamo tutti responsabili di un miglioramento della situazione, ma i baristi, i gestori di attività ricreative, devono rispettare per primi l’utilizzo delle mascherine, dei sanificanti e del distanziamento (perché davvero non vi dico cosa vedo dietro i banconi dei bar o nelle cucine a vista), e successivamente devono far rispettare le regole anche all’esterno del proprio locale, dai clienti, cosa che purtroppo non avviene da quando siamo diventati zona gialla.

Il rischio di diventare impopolari tra la clientela è concreto ma si sarebbe continuato a rimanere aperti, produttivi e allegri, cosa che sicuramente da lunedì saremo meno!

Invece di approfittare e fare scorpacciata di uova oggi, attendere per la gallina di domani sarebbe stato meglio…

Happy orange week!