domenica 03 Luglio 2022

Venezia: al Gran Caffè Quadri torna di moda il tabarro

Sarà la nuova divisa per la stagione invernale del Quadri. Raffaele Alajmo: «Siamo un caffè storico nel cuore della città, riproponiamo i costumi della tradizione»

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VENEZIA – Il tabarro, storico mantello veneziano con bavero, ampio, a ruota, in tessuto pesante e solitamente di colore nero, sarà indossato dallo staff del Gran Caffè Quadri di Venezia per la nuova stagione invernale.

La decisione di introdurre questo capo viene presa da Raffaele Alajmo dopo aver notato come “nessuno abbia mai trovato una soluzione alternativa al fatto che d’inverno, durante il servizio all’esterno, faccia freddo e il personale di tutti i caffè lavori solo in abito (mettendosi sotto tutte le protezioni possibili)”.

Oltre al lato pratico, il tabarro assume anche un valore simbolico poiché, aggiunge Raffaele, “essere uno dei caffè storici di piazza San Marco, riuscire a riproporre in piazza le tradizioni, i costumi e le usanze veneziane di un tempo ci dà una grande soddisfazione”.

Tabarro, il Gran Caffè Quadri si rifa il look

Diffuso in tutta Italia, nel corso dei secoli il tabarro ha conosciuto fogge, colori e tessuti diversi, per poi essere sostituito dal cappotto nel secondo dopoguerra.

Negli anni Sessanta è ad opera di Sandro Zara, titolare veneziano del Tabarrificio Veneto e custode delle tradizioni veneziane legate al Tabarro, che prende il via un lento recupero del capo e il conseguente ripristino dell’uso e della memoria.

La passione di Zara per il tabarro deriva dai nonni, i quali, nati e vissuti sotto l’Impero austroungarico, indossavano frequentemente questo capo intrigante. “Ho iniziato la mia attività nel 1961 ma la prima produzione di tabarri, che risale al 1974, fu un insuccesso clamoroso”, racconta Zara, “Nonostante la lunga tradizione legata a questo capo, la gente in Italia ne aveva perso il ricordo, tanto che i primi compratori furono giapponesi e americani.

Emblematica è infatti la citazione di un giornale americano dell’epoca: “I tabarri di Zara sono i primi a sbarcare in America senza un emigrante dentro”. La curiosità di Raffaele Alajmo, invece, nasce 35 anni fa quando, per la prima volta, ne vede uno indossato da Gino Veronelli, già di per sé maestoso e con questo capo oltre ogni immaginazione agli occhi del giovane.

Raffaele Alajmo racconta

“Da quando ho iniziato la mia avventura Veneziana mi sono imbattuto molte volte nel tabarro” racconta Raffaele “e, dopo aver incontrato Sandro Zara, “archeologo di storie veneziane”, sono stato conquistato dalla sua passione diventandone un grande affezionato”.

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