lunedì 27 Settembre 2021

Vending: la provincia di Bergamo colpita più di tutte, le imprese in calo del 15,6%

Nel primo trimestre 2021 il saldo è negativo. D’altrocanto, la crisi ha accelerato i processi di ricerca di nuove tecnologie per le vending machine

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BERGAMO – Il vending non ha avuto sconti dall’arrivo della pandemia: tra la chiusura degli uffici e delle scuole, le limitazioni di spostamento, la pausa caffè alle macchinette ha conosciuto una profonda crisi. Un settore che ancora oggi, nel primo trimestre, non ha ripreso a segnare un bilancio positivo: prendiamo come esempio uno dei luoghi più colpiti dal Covid, Bergamo, per analizzare l’andamento di questo comparto, da larassegna.it.

Vending: il dettaglio della provincia lombarda di Bergamo

Tra lockdown e blocchi alla circolazione il Covid non dà tregua nemmeno al vending. Il settore della distribuzione automatica è infatti messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria in corso e Bergamo è la provincia lombarda che paga più alto il prezzo della crisi. D’altro canto, la crisi ha accelerato i processi di ricerca e sviluppo che si sono concretizzati nello sviluppo di nuove tecnologie, peraltro “made in Bergamo”, come app di pagamento touchless e lampade a raggi UV integrate nel vano bicchieri delle vending machine.

A Bergamo 54 imprese al primo trimestre 2021

Venendo ai dati, da un’elaborazione di Confida (l’Associazione italiana della distribuzione automatica) dei dati del registro delle imprese al primo trimestre 2021 emerge che il numero di imprese attive in provincia di Bergamo nel settore della distribuzione automatica (che comprende sia i gestori della distribuzione automatica sia i cosiddetti negozi automatici h24 ma non i fabbricanti di vending machine) è pari a 54, registrando un calo del 15,6% rispetto al medesimo periodo del 2020.

La provincia di Bergamo e quella di Lodi (che sigla un -7,7%) sono le due provincie lombarde più colpite dalla prima ondata dell’epidemia da Covid-19 e hanno registrato una diminuzione del numero di imprese del settore molto superiore al dato medio della Lombardia che si attesta sul -1,2%.

“Sono gli effetti a lungo termine della crisi cominciata più di un anno fa e che colpiscono il settore del vending al pari delle forme più tradizionali di vendita e somministrazione – sottolinea Oscar Fusini, direttore Ascom Bergamo Confcommercio -. Bergamo, di fatto, è stata la provincia più colpita dal covid e il calo delle imprese del settore è la conseguenza diretta dei vari lockdown dei mesi scorsi, nonché specchio del lento recupero delle abitudini pre-pandemia dei consumatori”.

In Italia il settore vending ha registrato un calo del 30% nel 2020

Se Bergamo soffre anche il resto dell’Italia non sorride. L’emergenza sanitaria, i decreti del Governo e le ordinanze dei governatori locali hanno infatti colpito il settore della distribuzione automatica e, secondo Confida, nel 2020 il calo del fatturato complessivo è stato del 30% rispetto al 2019. A pesare sulle condizioni del settore – che in Italia si compone di 3.000 aziende e circa 30.000 lavoratori (a cui si aggiunge un indotto di altri 12.000) – il forte calo delle consumazioni nei luoghi dove il vending è più forte: uffici, fabbriche, scuole e università dove smart working, cassaintegrazione e didattica a distanza hanno contratto i consumi.

Nel 2020, secondo dati Confida elaborati da Ipsos, le consumazioni che nel 2019 superavano i 4,8 miliardi sono scese sotto i 3,5 miliardi.

Tutte le principali categorie di consumazione del vending hanno subito un forte calo:

rispetto allo stesso periodo del 2019 sono stati venduti il 20,48% in meno di caffè e il 36,98% in meno di bottigliette d’acqua. Consumi quasi dimezzati (-43,38%) per gli snack salati (patatine, taralli, cracker e schiacciatine) – e netta diminuzione delle vendite (-34,18%) anche per quelli dolci come biscotti, brioches e merendine.

“Il vending – spiega Massimo Trapletti, presidente Confida – ha registrato forti perdite di consumazioni durante le fasi più acute della pandemia a causa dei lockdown, cassa integrazione e smart working che hanno ridotto la popolazione all’interno di uffici, fabbriche, palestre, stazioni e aeroporti insomma in tutti i principali luoghi dove sono installati i distributori automatici.

Tuttavia il settore, proprio in queste difficoltà, ha mostrato il valore sociale intrinseco nell’attività della distribuzione automatica: per medici ed infermieri, ad esempio, il distributore automatico ha rappresentato un momento di ristoro e di pausa dai turni massacranti dei reparti Covid. Per quanto riguarda i primi sei mesi del 2021, il settore ha registrato una sensibile ripresa anche se resta ancora al di sotto dei volumi d’affari pre-Covid”.

L’innovazione è targata “made in Bergamo”

In tempi di crisi, il rovescio della medaglia è nella ricerca e sviluppo di nuovi servizi e nuove tecnologie al servizio del vending: la provincia di Bergamo ha infatti un distretto molto importante con realtà che vantano un know how molto avanzato in questo settore come conferma Trapletti: “Si tratta di aziende che hanno vissuto un 2020 difficile con perdite di circa il 30% del volume d’affari.

La crisi ha però dettato nuove esigenze stimolando anche lo sviluppo di nuove tecnologie: così sono nate, ad esempio, tecnologie come App di pagamento contactless che consentono l’acquisto senza contatti al distributore automatico o lampade a raggi UV integrate che sanificano il vano di prelievo dei bicchieri. Inoltre, molte di queste sono tecnologie ‘made in Bergamo’”.

A livello nazionale, infine, si ricorda che l’Italia ha la più ampia rete distributiva alimentare automatica d’Europa

Il nostro Paese è primo in Europa per del numero di vending machine installate (822 mila), seguito da Francia (600 mila), Germania (579 mila) e Gran Bretagna (412 mila). I consumatori in Italia del vending sono oltre 20 milioni.

 

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