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Un’indagine condotta in Gran Bretagna da Nestlé svela il potenziale dell’asporto

caffè per asporto
La macchina Nescafé Mini Bean to Cup Coffee

MILANO – Anche nel caso del caffè, il coronavirus ha rivoluzionato le abitudini di consumo nei luoghi pubblici. Ma non tutti i cambiamenti indotti dalle diverse modalità di interazione sociale sono necessariamente limitativi. E non tutti sono destinati a scomparire con la fine dell’emergenza sanitaria. Lo spunto per questa riflessione ci viene offerto dai risultati di un’indagine realizzata da Onepoll, per conto di Nestlé Professional UK & Ireland. E da una nuova guida – pubblicata dalla stessa Nestlé Professional – intitolata “Brewing profits locally: One cup at a time”.

Secondo l’indagine – condotta su un campione di un migliaio di persone – quasi i due terzi dei consumatori britannici (61%) acquisterebbero volentieri un tazza di caffè per asporto in un esercizio di prossimità. A patto però che il caffè sia di un marchio noto e che il prezzo sia inferiore alle due sterline.

Secondo Nestlé, ciò dimostra il potenziale che può avere una macchina superautomatica, installata per servire al pubblico caffè e cappuccini in un negozio di vicinato, di paese o di quartiere.

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