lunedì 27 Settembre 2021

Il tè come fonte di ispirazione: ecco i risultati dall’Università di Pechino

Se nelle prove di difficoltà bassa non si si sono notate differenze particolari, quando il livello della sfida si è alzato i bevitori di tè – e soprattutto coloro che già lo consumano abitualmente – hanno ottenuto risultati significativamente migliori

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MILANO – Avevamo già dato la notizia che vedeva protagonista il caffè come fonte per la creatività: arriva ora un’altra prova scientifica che associa stavolta il tè all’essere più produttivo in maniera originale. Dall’Università di Pechino i risultati di un esperimento che ha indagato proprio gli effetti della bevanda sul cosiddetto pensiero divergente, che ne trae assoluto giovamento. Leggiamo i dettagli della ricerca da quotidiano.net.

Pensiero divergente: il tè è fonte di ispirazione

Se hai di fronte una sfida che richiede di spremere la tua creatività al massimo, prima fatti una tazza di tè. Fra i vari benefici che la scienza gli attribuisce, adesso l’Università di Pechino ha aggiunto anche la sua capacità di migliorare le prestazioni creative. E in particolare il pensiero convergente, quel processo mentale che porta a individuare una soluzione a un problema attraverso la deduzione e il ragionamento logico. Si contrappone al pensiero divergente, che usiamo invece per cercare una più ampia gamma di idee diverse e originali in risposta a un problema, ma insieme sono due fattori fondamentali per la creatività.

Tè o acqua calda, chi farà meglio?

Che il tè abbia un influsso positivo sul pensiero divergente è già stato provato in altre ricerche precedenti. I suoi effetti sul pensiero convergente non erano noti, ma visto che i due sono strettamente collegati i ricercatori hanno ipotizzato che l’infuso agisca anche sul secondo. Hanno quindi arruolato cento volontari sottoponendoli a esercizi di associazione di parole ed enigmi di difficoltà crescente. Ma prima di mettersi a spremere le meningi, i partecipanti hanno bevuto una tazza di tè nero o una di semplice acqua calda.

Se nelle prove di difficoltà bassa non si si sono notate differenze particolari, quando il livello della sfida si è alzato i bevitori di tè – e soprattutto coloro che già lo consumano abitualmente – hanno ottenuto risultati significativamente migliori.

Non solo: mentre nella seconda metà dei test le prestazioni di chi aveva bevuto acqua mostravano dei cedimenti, quelle degli altri si mantenevano invece più costanti

In più, “i partecipanti del gruppo del tè erano più felici e più interessati alla prova rispetto a quelli del gruppo dell’acqua”. In questo modo i ricercatori sono convinti di avere dimostrato gli effetti benefici del tè sul pensiero convergente: chi si occupa di mansioni creative o si stanca presto potrebbe considerare di sorseggiare un infuso prima di mettersi all’opera.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Food Quality and Preference.

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