sabato 25 Maggio 2024
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Bere caffè aiuta a ridurre il rischio di sindrome metabolica che porta cardiopatie e ictus

Il nuovo Rapporto di ISIC 'Coffee and Metabolic Syndrome: A review of the latest research’, che include diversi studi italiani, mette in evidenza l'associazione tra un moderato consumo di caffè e una riduzione del rischio di sindrome metabolica, patologia in cui coesistono diversi fattori di rischio cardiovascolare tra cui insulino-resistenza, ipertensione e obesità.

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MILANO – Un nuovo report prodotto in Italia dell’Institute for Scientific Information on Coffee (Isic) sottolinea il ruolo potenziale del consumo di caffè nel ridurre il rischio di sviluppo di sindrome metabolica. Una patologia che si stima colpisca più di un miliardo di persone in tutto il mondo 1, e che può aumentare il rischio di problemi cardiovascolari. Comprese le cardiopatie coronariche e l’ictus 1 .

Sindrome metabolica: un quadro clinico complesso

Determinato dalla presenza simultanea di tre condizioni: diabete, pressione alta e obesità. Ognuna di queste condizioni, considerate singolarmente, è un riconosciuto fattore di rischio per cuore e vasi sanguigni; la loro combinazione aumenta in modo significativo la probabilità di essere colpiti da problemi cardiaci, ictus e altri disturbi vascolari (https://www.issalute.it/).

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Il rapporto è intitolato “Coffee and Metabolic Syndrome: A review of the latest research”

Esso riassume le evidenze della ricerca discussa in un simposio satellite di Isic durante la 13 a Conferenza Europea sulla Nutrizione organizzata dalla Federation of European Nutrition Societies (Fens) a Dublino, Irlanda. Durante il simposio, il professor Giuseppe Grosso dell’Università di Catania ha illustrato le proprie ricerche scientifiche sull’associazione tra consumo di caffè e sindrome metabolica in due coorti di soggetti polacchi e italiani.

Le sue ricerche suggeriscono che i polifenoli contenuti nel caffè (in particolare gli acidi fenolici 2,3 ) possano essere coinvolti in un’associazione inversa con lo sviluppo della patologia.

Ha anche discusso ricerche che suggeriscono che un consumo moderato di caffè sia associato ad una riduzione di mortalità per tutte le cause, patologie cardiovascolari e cancro. Così come una riduzione del rischio di ipertensione e diabete di tipo 2 4,5,8,9,10 .

A questo proposito, il professor Grosso sottolinea:

“Ci sono molteplici evidenze che suggeriscono la possibilità di numerosi benefici sulla salute associati ad un consumo moderato di caffè. Comunque, ulteriori studi andrebbero condotti per personalizzare al meglio il consumo ideale di caffè (i “metabolizzatori lenti” della caffeina godono in minor misura di tali benefici). Nonché i reali effetti dei vari tipi di caffè (gran parte delle ricerche sono condotte sul caffè “tradizionale”. Non sull’espresso o da moka, che sono quelli più comunemente consumati in Italia).”

Inoltre, la professoressa Estefania Toledo dell’Università di Navarra ha presentato ulteriori
evidenze da studi condotti su una popolazione spagnola. I quali mostrano l’associazione tra il consumo di caffè e la sindrome metabolica. La sua ricerca sulla coorte SUN (Università Seguimiento di Navarra) ha coinvolto 22.000 persone e ha preso in considerazione, in particolare, il caffè con caffeina e decaffeinato 6 . Lo studio ha concluso che, per entrambi i tipi di caffè 6 , un consumo moderato (1-4 tazze al giorno) è associato ad un rischio ridotto della patologia.

I principali risultati della ricerca presentati nel Report sulla sindrome metabolica comprendono:

– Un consumo da 1 a 4 tazze di caffè al giorno è associato ad un rischio ridotto di sindrome metabolica in studi osservazionali 2,3 .
– La ricerca suggerisce che condizioni specifiche della patologia, quali diabete di tipo 2 e
ipertensione, sono inversamente associate al consumo di caffè 5,6,8,9,10 . L’associazione con l’obesità è meno chiara 11 .
– L’associazione inversa tra consumo di caffè e sindrome metabolica è stata dimostrata sia
negli uomini che nelle donne 5,7,10 .
– Sono necessarie ulteriori ricerche per meglio comprendere i meccanismi coinvolti
nell’associazione. Fino ad oggi, è stato considerato di rilievo il ruolo dei polifenoli e degli
acidi idrossicinnamici 2,3 .

Infine, un recentissimo documento congiunto di Ministero della Salute, società scientifiche e associazioni, redatto dall’Alleanza Italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari, ha riportato come il caffè nel lungo termine sembrerebbe avere effetti protettivi, anche di tipo metabolico.

Come indicano – sia pur in modo controverso – diversi studi epidemiologici e clinici sul tema 13 . Per saperne di più sul report.
Per saperne di più su caffè e salute: www.coffeeandhealth.org

Note

Un consumo moderato di caffè può essere definito come 3-5 tazze al giorno, sulla base dell’opinione scientifica sulla sicurezza della caffeina da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare 12 . La revisione ha concluso che un consumo moderato di caffeina,
pari a circa 400 mg di caffeina al giorno, può essere consumato nell’ambito di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.

Per saperne di più su caffè e diabete di tipo 2, clicca qui.

Referenze

1. Saklaven M.G. (2018) The Global Epidemic of the Metabolic Syndrome. Curr Hypertens Rep, 20(2):12.
2. Grosso G. et al. (2015) Association of daily coffee and tea consumption and metabolic syndrome: results from the
Polish arm of the HAPIEE study. Eur J Nutr, 54(7):1129-37.
3. Grosso G. et al. (2014) Factors associated with metabolic syndrome in a mediterranean population: role of
caffeinated beverages. J Epidemiol, 24(4):327-33.
4. Grosso G. et al. (2016) Coffee consumption and risk of all-cause, cardiovascular, and cancer mortality in smokers and
non-smokers: a dose-response meta-analysis. Eur J Epidemiol, 31(12):1191-1205.
5. Carlstom M., Larsson S.C. (2018) Coffee consumption and reduced risk of developing type 2 diabetes: a systematic
review with meta-analysis. Nutr Rev, 76(6):395-417.
6. Navarro A.M. et al. (2019) Coffee consumption and risk of hypertension in the SUN Project. Clin Nutr, 38(1):389-397.

7. Grosso G. et al (2017) Long-Term Coffee Consumption Is Associated with Decreased Incidence of New-Onset
Hypertension: A Dose-Response Meta-Analysis. Nutrients, 9(8). pii: E890.
8. Marventano S. et al. (2016) Coffee and tea consumption in relation with non-alcoholic fatty liver and metabolic
syndrome: A systematic review and meta-analysis of observational studies. Clin Nutr, 35(6):1269-1281.
9. Shang F., Li X., Jiang X. (2016) Coffee consumption and risk of the metabolic syndrome: A meta-analysis. Diabetes
Metab, 42(2):80-7.
10. Wilsgaard T., Jacobsen K. (2011) Lifestyle factors and incident metabolic syndrome: The Tromsø Study 1979–2001.
Diab Res & Clin Prac, 78(2):217-224.
11. Lee A. et al. (2019) Coffee Intake and Obesity: A Meta-Analysis. Nutrients, 11(6). p ii: E1274.
12. EFSA (2015) Scientific Opinion on the Safety of Caffeine, EFSA Journal, 13(5):4102.
13. Ministero della Salute, DG Prevenzione Sanitaria; Alleanza Italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari “Prevenzione delle malattie cerebrovascolari lungo il corso della vita” (2019), http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato9328732.pdf

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