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E così l’italo cinese spiega le origini di cacao e caffè a Matteo Salvini, ghiotto di tiramisù

salvini

MILANO – Le comunicazioni di Matteo Salvini sono sempre quelle che diventano virali e, spesso, provocano le reazioni del popolo del web. L’ultima affermazione è partita dal suo account twitter, in cui dell’uomo di punta della Lega ha commentato il regalo fattogli da Giorgia Meloni. Recita: “Vai! Al tiramisù di Giorgia non si dice mai di no”, seguito dall’hastag:#primatiramisùitaliani. I commenti sono ovviamente stati tanti, ma l’occhio è cauto su quello di Marco Wong, cinese-italiano di seconda generazione. Che, al di là degli sterotipi, è un manager candidato alle Comunali di Roma insieme a Roberto Giacchetti. Il suo intervento decisamente fa riflettere. E noi riportiamo tutto da affaritaliani.it.

“Twitter è una miniera di perle ironiche, soprattutto dai politici. Segnalo quella del Ministro mangione Salvini, che posta una foto del tiramisù datogli da Giorgia Meloni. La quale loda il suo tiramisù. Orgoglio di cuoca, e fin qui ci sta. Stona un po’ l’hashtag in cui si loda l’italianità del tiramisù. E qui mi sono sentito in dovere di intervenire in difesa delle origini del caffè e del cacao”.

Salvini educato sulle ricette non proprio made in Italy

E giù a ricordare: “Ma il caffè che non è italiano ma extracomunitario, c’è nel tiramisù? E il cacao, anche esso extracomunitario”. L’italianità del tiramisù scatena l’ilarità dei commenti e così gli ingredienti finiscono nel mirino: i savoiardi qualcuno ricorda che sono stati inventati in omaggio al re di Francia. Mentre resiste a ogni attacco il mascarpone, riconosciuto come prodotto italianissimo, anzi lombardo.

La querelle si ricompone quando il cinese dà una mano a Giorgia Meloni

E ammette di eliminare cacao e caffé in favore della ricetta con le fragole. Cinese di seconda generazione e italianissimo: classe 1963, nato a Bologna, cresciuto tra Firenze, Milano e infine cittadino romano. Marco Wang è tra i candidati al Consiglio comunale per la lista civica di Roberto Giachetti. Imprenditore del settore alimentare con un passato da dirigente per importanti aziende come la Pirelli e la Tim, Wang si propone come portavoce della numerosissima comunità cinese della capitale. Sposato con due figli che frequentano l’università italiana, ha scelto affaritaliani.it per raccontare come nasce la sua candidatura.

Marco Wong, quali sono i motivi della sua decisione?

“Ho accettato la proposta perché penso sia importante rappresentare i tanti stranieri che vivono in Italia e che non hanno la possibilità di votare. Il mio obiettivo è farmi portavoce delle loro idee e delle loro posizioni”.

Ma quanti sono i cinesi che vivono nella capitale?

“Parliamo di circa 10mila persone. Ma i cittadini che possono votare sono in realtà solo una piccola parte, perché molti di loro non hanno ancora la cittadinanza”.

E’ la sua prima esperienza politica?

“No. Nel 2009 e nel 2014 sono stato candidato nella lista di Sel al Consiglio Comunale di Prato, un territorio in cui la comunità cinese è molto numerosa e dove, tuttavia, il dibattito la vede protagonista soprattutto come soggetto passivo e non attivo”.

Come viene percepita Roma dalla comunità cinese? Quali sono i problemi più sentiti?

“Molte problematiche sono le stesse dei cittadini romani, come il traffico e il caos. Ma ci sono anche delle criticità addizionali. Al primo posto il tema della sicurezza, che vale per tutti, ma soprattutto per i cinesi”.

Per quale motivo?

“Perché quella cinese è la comunità straniera più imprenditoriale e spesso diventa oggetto di attenzione da parte della criminalità. Poco più di tre mesi fa una persona è morta in un incendio dentro un capannone in zona Prenestina e secondo le indagini si tratta di un evento doloso. Sia all’Esquilino che nella zona di via dell’Omo i tentativi di furto sono frequenti e chi cerca di contrastarli è fatto oggetto di ritorsioni. Una situazione che ha costretto i cittadini a organizzarsi, autotassandosi, con un servizio di vigilanza privata che controlla il territorio”.

Lei è presidente onorario dell’Associazione Associna, una realtà che raccoglie i rappresentanti della seconda generazione di cinesi in Italia. Quali sono i vostri obiettivi?

“L’Associazione è nata circa dieci anni fa come un luogo di ritrovo identitario ma negli anni è diventato un punto di riferimento i tema di integrazione e inclusione sociale. L’ultimo evento che si è svolto a Milano aveva come scopo quello di far incontrare il mondo del lavoro con le figure professionali di cui l’imprenditoria ha bisogno”.

Senta, cosa ne pensa di questa infuocata campagna elettorale che porterà a scegliere la nuova amministrazione di Roma?

“Non mi piacciono le polemiche da stadio e i toni pesanti che caratterizzano la discussione: preferirei un confronto tra opinioni e progetti e tra le diverse visioni di città. Dovrebbe essere una gara al rialzo, piuttosto che al ribasso”.