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Regno Unito: ecco come fare a sopravvivere alla Brexit su e-commerce e spedizioni

Ritardi nelle spedizioni, tassi e dazi doganali, calo del tasso di cambio della sterlina: questi alcuni dei possibili effetti della Brexit che i merchant che operano da e verso il Regno Unito si troveranno probabilmente a fronteggiare. ShippyPro ha provato a fornire la risposte utili alle domande più frequenti.

Regno Unito Londra Caffè Francesca's cafè
Un classico autobus a due piani di Londra

FIRENZE – Nell’ultimo anno i leader europei e britannici si sono impegnati per trovare un accordo sulle regole che devono governernare i rapporti tra i due blocchi dal primo gennaio 2021, con il Regno Unito definitivamente separato dall’Unione Europea. Ormai concluso il periodo di transizione durato quasi 11 mesi, non sono poche le aziende europee di e–commerce con clienti inglesi e le aziende britanniche con clienti UE che si domandano come questo influirà sulle loro attività, soprattutto sulla vendita ai clienti e sulle spedizioni.

Regno Unito: le nuove regole di scambio

“Sfortunatamente, il 61% delle aziende inglesi non si è preparato a lasciare formalmente l’Unione Europea*. E con ben 2,31 milioni di cittadini europei che lavorano nel Regno Unito, non mancheranno le sfide riguardanti le assunzioni – ha commentato Francesco Borghi, ceo di ShippyPro – Come se non bastasse, c’è la preoccupazione che la Brexit danneggi gli investimenti nazionali ed esteri delle economie europee. E già il fatto che colossi come Amazon abbiano sospeso temporaneamente le consegne di piccoli pacchi tra UK e UE nell’Amazon Partnered Carrier Programme, fa capire quanto, terminato il periodo di transizione, rimanga ancora molta incertezza sugli scenari futuri”.

Quello che è certo è che le aziende e–commerce nel Regno Unito con clienti europei verranno colpite in modo diverso rispetto a quelle europee con clienti inglesi ma in ogni caso si prevedono sostanziali cambiamenti per tutti:

“Potrebbero manifestarsi ritardi nelle spedizioni da e verso il Regno Unito e l’UE, le tasse e dazi aggiuntivi potrebbero spingere più clienti ad acquistare da marchi e–commerce locali piuttosto che internazionali e potrebbe anche manifestarsi un calo del tasso di cambio della sterlina”, ha aggiunto Francesco Borghi.

I merchant che operano da e verso il Regno Unito si troveranno quindi ad assolvere a nuovi obblighi amministrativi e a doverli implementare nei loro processi. ShippyPro, la piattaforma per la gestione delle spedizioni, tracking e resi degli ordini, ha individuato i principali punti dolenti e ha provato a fornire un prontuario di indicazioni utili per affrontarli.

Vediamo quali: Nuove regole da seguire per spedire nel Regno Unito

Quando spedirai nel Regno Unito dall’UE, dovrai applicare l’Iva sugli ordini inferiori a £135 (circa €147). Gli ordini superiori a £135, invece, saranno soggetti a dazi e IVA all’importazione.

Documenti doganali richiesti per la spedizione nel Regno Unito.
Codice EORI

Dal 1° gennaio 2021, se vendi nel Regno Unito oltre che in Europa, ti serviranno sia un codice EORI (Economic Operator Registration and Identification) inglese che europeo. Questo vale ovunque si trovi la tua attività. Dato che il Regno Unito e l’UE saranno separati ufficialmente, avrai bisogno di un EORI per entrambe le entità, poiché il tuo codice EORI ti identifica come esportatore.

Dichiarazione doganale CN22, CN23

Le aziende e i privati che inviano merci dal Regno Unito nell’UE dovranno compilare un modulo di dichiarazione doganale, CN22 o CN23.

CN22 – Colli con un peso fino a 2 kg e un valore fino a €425

CN23 – Colli con un peso da 2 a 20 kg con un valore pari o superiore a €425

DAP e DDP

La scelta di utilizzare il servizio DAP (Delivered at Place) o il DDP (Delivered Duty Paid) dipende dal tipo di attività. Con DAP, l’importatore è responsabile del pagamento dei dazi. Con DDP è invece l’esportatore a pagarli prima di consegnare il prodotto.

La maggior parte delle aziende di e–commerce B2C dovrebbe utilizzare il servizio DDP in modo da soddisfare le aspettative dei clienti. Il DAP potrebbe rivelarsi la strategia giusta per le società di e–commerce B2B o per quelle che consegnano grandi quantità di merci a un rivenditore.

Cosa cambia per l’Iva

I venditori britannici dovranno registrare l’Iva in ciascun paese in cui vendono. Non esiste più un minimo, quindi se hai anche solo un ordine da un paese, dovrai registrare l’IVA in quel paese. Inoltre, i vendor britannici dovranno controllare le leggi dei singoli paesi dell’UE per stabilire quali richiedano un rappresentante fiscale locale. Per questi motivi, potresti valutare di abolire l’Iva da alcuni paesi nei quali non prevedi grandi vendite, al fine di semplificare le tue registrazioni dell’Iva.

I venditori UE che prevedono di spedire ordini inferiori a £135 nel Regno Unito devono registrare l’Iva presso l’HMRC. Se spedisci nel Regno Unito dovrai riscuotere l’Iva sugli ordini inferiori a £135 (questa responsabilità spetta invece alla piattaforma se utilizzi un marketplace come Amazon o Ebay).

Riscossione Iva e trasferimento all’HMRC

Dovrai dichiarare e versare l’IVA all’HMRC trimestralmente. Questo dev’essere fatto per gli ordini trimestrali inferiori a £135. Non sarà necessario farlo per ordini superiori a £135 che saranno invece soggetti all’IVA sull’importazione e a eventuali dazi.

Gestione dei resi

I resi e–commerce da e verso il Regno Unito e l’UE potrebbero subire modifiche. Si prevedono innanzitutto ritardi nelle spedizioni, cosa che potrebbe causare insoddisfazione nei clienti che aspettano di ricevere un rimborso.

“Il nostro consiglio ai merchant in questo ultimo caso è quello di giocare di anticipo e rivedere la propria strategia di spedizione e–commerce – ha aggiunto Francesco Borghi – Tuttavia suggeriamo di non eliminare la possibilità di reso nei mercati chiave: possiamo confermare che un’ottima esperienza di reso può aumentare le conversioni e la fidelizzazione dei clienti. Il nostro software di spedizioni è ovviamente conforme alla Brexit e contiamo di supportare sempre di più i nostri clienti merchant che spediscono da e verso il Regno Unito a trovare le risposte giuste alle loro domande”.

*fonte dati: https://www.euronews.com/2020/07/19/brexit-covid-19-leaves-uk-companies-even-less-prepared-report-warns

ShippyPro

ShippyPro è un piattaforma per la gestione delle spedizioni, tracking e resi degli ordini, che aiuta le PMI e le grandi aziende di qualsiasi settore a spedire, tracciare e far restituire i propri ordini e-commerce con facilità in tutto il mondo.Con ShippyPro è possibile sincronizzare velocemente oltre 60 Marketplace e CMS con oltre 130 Corrieri nel mondo per l’importazione automatica degli ordini da spedire, con un occhio alla sostenibilità. ShippyPro consente di stampare tutte le etichette di spedizione, tenere traccia di ogni consegna con una dashboard di tracking, creare moduli di reso personalizzati e includere tariffe in tempo reale e una mappa dei punti di ritiro al momento del checkout. Con la API Premium “CO2 Impact” di ShippyPro i merchant sono in grado, con un’unica chiamata, di calcolare l’impatto ambientale delle proprie spedizioni con oltre 120 corrieri e raccogliere dati per supportare una strategia aziendale sostenibile.

ShippyPro è accessibile da qualsiasi azienda in tutto il mondo in cinque lingue diverse: inglese, italiano, francese, spagnolo e tedesco.

https://www.shippypro.com/