sabato 24 Febbraio 2024
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Ravenna, toilette per tutti con legge locale? I baristi dicono di no

"Non servono multe per dare le regole". Gli esercenti sul piano che prevede l’obbligo di far utilizzare i servizi anche senza consumazione. "L’imposizione non ci piace"

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Dalla Corte
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MILANO – È un tema caldo dappertutto quello dell’uso delle toilette dei bar. Sia per i baristi sia per i consumatori. A Ravenna si è creata una situazione anomala per via di una norma inserita nel nuovo regolamento di polizia urbana. Ne ha riferito Roberta Bezzi sul quotidiano il Resto del Carlino.

RAVENNA – Sta già facendo discutere il nuovo Regolamento di polizia urbana, benché sia ancora in bozza, dopo la presentazione pubblica di lunedì – per la prima volta – in Commissione consiliare.

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Molteplici i punti del testo destinati a creare polemiche e malumori. Uno di questi, come era nelle aspettative, è la norma che prevede che gli esercenti debbano consentire l’uso del bagno a chi ne fa richiesta, anche senza consumazione.

Ravenna e non solo: cosa rischierebbe l’esercente inadempiente? Sanzioni da 100 a 300 euro.

«Non mi pare che ci sia proprio bisogno di una norma con tanto di sanzione – afferma uno stupito Mauro Tagiuri, presidente comunale di Confesercenti –. Non è giusto. In caso di necessità, c’è sempre stata la massima disponibilità da parte di tutti gli esercenti e nessuno si è mai lamentato di non aver potuto utilizzare le toilette.

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Offrire un servizio pubblico in tal senso spetta alla città e non ai singoli commercianti che non potrebbero accollarsi file interminabili. Peraltro, mi pare che l’accoglienza sia già buona, o comunque migliorata in questi ultimi anni. Proprio qualche giorno fa, alcuni turisti mi hanno fatto notare la facilità di usare i servizi pubblici».

Ben più veemente la contrarietà espressa dal presidente di Confcommercio Ravenna, che promette battaglia.

«Questa è una delle tante norme da rivedere – precisa Mauro Mambelli –. Mi spiace constatare, ancora una volta, come l’amministrazione comunale abbia preferito presentare alla stampa la bozza come fosse cosa già fatta, prima di dialogare e confrontarsi con le associazioni di categoria. Non siamo in Russia!».

Entrando nel merito della questione, Mambelli ritiene che cancellare la norma sia una questione di civiltà. «Pagare una consumazione per usare il bagno di un locale privato è un fatto di civiltà – afferma –. Nessuno ha mai negato niente in caso di bisogno, e non c’è certamente bisogno di una norma. Ma è inimmaginabile ciò che potrebbe accadere se la norma ‘passasse’… Un esempio estremo?

Qualora un gruppo di passaggio si fermasse davanti a un locale, perché mai dovremmo dargli la priorità rischiando di fare così un mancato servizio ai nostri clienti? Per non parlare poi delle situazioni di imbarazzo con la clientela quando a richiedere l’uso del bagno è una persona poco raccomandabile.

Perché mai dovremmo aprire i bagni a tutti quelli che passano e magari rischiare pure la multa? Se il Comune ha bisogno di una nostra disponibilità per sopperire alla carenza di servizi, è il modo sbagliato di chiedercela».

Anche fra i titolari di bar e caffè nei punti strategici del centro storico, c’è grande perplessità.

«Il bagno è la nostra nota dolente, ci porterà alla perdita – afferma Franco Scarfati, titolare del caffè-pasticceria ‘Il Nazionale’ –. È sempre aperto a tutti, ogni giorno, e quindi per noi è la normalità, e non solo quando il Comune ci chiede la disponibilità in caso di importanti eventi in piazza del Popolo. Lo puliamo ogni mezz’ora e fra sapone, acqua e carta, se ne vanno delle risorse. In passato avevamo anche pensato di chiuderlo con chiave elettronica, poi abbiamo lasciato perdere. Non si può fare…».

La proposta agli amministratori di Ravenna

Scarfati lancia però una proposta agli amministratori locali: «Dato che il Comune ha bisogno del nostro aiuto perché, anziché prometterci una multa, non fa come in alcune città dell’Emilia in cui si offre all’esercente un riconoscimento una tantum per il servizio, evitando così di mettere bagni pubblici che fra l’altro sono brutti da vedere? Sarebbe la soluzione ideale».

Riserve

A esprimere delle riserve sull’ipotesi norma-sanzioni è anche Francesco Palumbo, titolare dell’omonimo caffè-pasticceria in piazza San Francesco.

«Il Comune – dice – dovrebbe preoccuparsi di offrire un servizio basilare e non delegare altri a farlo. Da anni apriamo il bagno ai turisti, soprattutto a seguito dell’apertura dello Iat. Sono le stesse impiegate e guide a indirizzarli qui e li accogliamo, consapevoli che il nostro è un turismo fatto di tanti bambini e anziani che altrimenti non saprebbero dove andare. Però ci sono momenti in cui si formano delle lunghe file e la situazione diventa gravosa».

Secco ma chiaro il parere di Fabiola Ferrara del Caffè del Ponte Marino in via Ponte Marino. «Sono d’accordo a fare andare in bagno senza consumazione un bambino o un anziano e nei casi di necessità. Ma dico ‘no’ alle scolaresche e all’obbligo di fare entrare chicchessia». D’altra parte, chi gestisce un bar è già abituato al continuo via e vai di gente che entra, va in bagno senza neppure chiederlo ed esce senza salutare.

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