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venerdì 05 Luglio 2024
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Periferia più popolata del centro: Milano riparte dai locali, ma al contrario

Le parole del sindaco fotografano un cambiamento negli equilibri tra centro e periferie, due poli da sempre in conflitto tra loro. Il post lockdown ha fatto riscoprire l’importanza dei negozi di vicinato, dei bar e dei ristoranti di quartiere. Ma per contro le attività commerciali in centro soffrono terribilmente: l’impressione è che sia difficile conciliare le due facce della città. Intanto, da oggi, il Consiglio comunale torna a riunirsi a Palazzo Marino: la prima mossa per “riportare il centro al centro”?

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MILANO – Un mondo capovolto quello del capoluogo lombardo, che dopo la riapertura, ha visto le zone centrali spopolarsi e le casse delle attività di conseguenza svuotarsi, mentre le periferie tornano a vivere. Sembra quasi un paradosso, ma purtroppo ci si aspetta un po’ tutti gli effetti collaterali che il virus ha portato con sé, cambiando il tessuto sociale e le abitudini di consumo. Leggiamo cosa sta succedendo e che cosa è in programma, dal sito fanpage.it.

Centro e periferie di Milano si invertono

La periferia al centro. I negozi di prossimità che riacquistano, improvvisamente, quell’importanza che avevano progressivamente perso. E il centro che, da vetrina scintillante, si trova ad essere sempre più vuoto e “povero”. Succede a Milano, così come in altre grandi città. Il post coronavirus ha sancito un nuovo equilibrio tra i due poli da sempre in conflitto tra loro: il centro e le periferie. Col peso che, per una volta, è sbilanciato verso le seconde.

A sottolinearlo è stato, ribadendo un concetto espresso più volte dall’inizio dell’emergenza, il sindaco Beppe Sala:

“Molti commercianti in quelle che chiamiamo periferie hanno lavorato anche di più con l’apertura che abbiamo dato sui tavolini all’aperto – ha detto ieri il primo cittadino a margine dell’evento per la conclusione dei lavori di scavo delle gallerie della metro M4 -. In questo momento sta soffrendo pesantemente il centro ma questo a Milano, Parigi, Londra. C’è più movimento, ma ancora tanta sofferenza”.

Le parole di Sala sulle periferie che lavorano mentre il centro è in crisi trovano conferma anche in quanto affermano le associazioni di categoria. “C’è stato un ribaltamento negli andamenti commerciali della città”, dice a Fanpage.it Lino Stoppani, presidente della Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe) di Confcommercio. “Il centro, non solo a Milano ma in tutte le grandi città, ha sofferto per tre motivi: il lockdown, la mancanza di turismo e gli effetti collegati alla propensione al risparmio che si verifica durante le crisi. Di contro, le periferie hanno visto una rivalutazione dei negozi di prossimità. Se uno non va in ufficio in centro, è ovvio, non può consumare, mentre lo fa dove abita, per lo più in periferia”.

La città dei 15 minuti

Era stato lo stesso Palazzo Marino, nella prima fase post lockdown, a sottolineare la necessità di dover ricalibrare gli equilibri cittadini, parlando dell’importanza della “città dei 15 minuti”, un concetto espresso per prima dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo.

Tra i punti del documento programmatico Milano 2020, che si ripropone di adattare le abitudini e gli stili di vita della città alla necessaria convivenza col virus (e con le regole anti contagio), si legge tra le altre cose: “Garantire servizi essenziali di prossimità nel raggio di 15 minuti a piedi per ridurre gli spostamenti, cogliendo il momento di discontinuità rappresentato dall’emergenza sanitaria per ripensare le modalità organizzative dei servizi e rompere prassi e schemi consolidati”. Le ciclabili, le zone 30, la possibilità per i locali di mettere tavolini all’aperto, le nuove proposte di urbanistica tattica: tutto sembra essere stato pensato nell’ottica di rendere più vivibili e attrattive le periferie.

Oggi torna a riunirsi dal vivo il Consiglio comunale: prima mossa per rimettere il centro al centro, contrastando l’esodo verso la periferia?

Ma trovare un equilibrio accettabile tra centro e periferia è molto difficile, e se n’è accorto in primis lo stesso sindaco. Lo smart working massiccio ha svuotato uffici e istituzioni del centro, con il conseguente crollo degli affari per tutte quelle attività commerciali che prima beneficiavano della presenza di cittadini e anche “city users”, come bar e ristoranti.

Ed ecco allora le tante dichiarazioni di Sala contro lo smart working e la necessità di “tornare al lavoro” (come se da casa non si lavorasse), che tra l’altro oggi si concretizzeranno nel ritorno “dal vivo” del Consiglio comunale a Palazzo Marino dopo mesi di riunioni online. Un segnale che può essere interpretato positivamente come un ritorno alla normalità. Ma anche, chissà, la prima mossa per “riportare il centro al centro”, in quella che sembra un’eterna e inconciliabile contrapposizione con le periferie.

 

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