giovedì 22 Gennaio 2026
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Nocciole per il cioccolato: duemila coltivatori per Ferrero in Georgia

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Ferrero
Lo stabilimento Ferrero di Alba

MILANO – Formare duemila nuovi coltivatori di nocciole nei prossimi tre anni. E’ la sfida lanciata in Georgia dal gruppo Ferrero che, con il sostegno di Usaid, l’agenzia federale americana per lo sviluppo internazionale, ha dato il via a un programma di formazione che permetterà a circa 2.200 produttori di nocciole di familiarizzare con le più moderne tecnologie di coltivazione.

Il progetto, che si concluderà nel 2015, è stato inaugurato a Zugdidi nella sede di AgriGeorgia, società del gruppo Ferrero attiva nella produzione di nocciole, e prevede corsi di formazione, a cura di agronomi italiani, nei terreni di proprietà della stessa azienda. Intervenendo all’inaugurazione del programma, l’ambasciatore italiano a Tbilisi, Federica Favi, ha ribadito l’attenzione dell’Italia per lo sviluppo del settore agricolo georgiano, ricordando come la Ferrero rappresenti uno dei principali investitori stranieri.

Il gruppo piemontese, che in Georgia impiega oltre 150 persone a tempo fisso e centinaia di lavoratori stagionali, ha già investito nel Paese caucasico 30 milioni di euro, e prevede nuovi importanti investimenti nei prossimi anni.

Fonte: Usaid

Duecento dipinti ricreati usando chicchi di arabica

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Chicchi di caffè che raffigurano il planisfero

MILANO – Karen Eland è nata con la passione, e il talento, per il disegno. Ma anche per il caffè. Ha osservato con l’occhio attento dell’artista che esplora nuove frontiere di creatività quell’immagine per tutti così quotidiana e banale di un caffè in una tazza.

Ha abbinato il suo intenso profumo, il suo aroma unico e ha percepito la bellezza di tutto ciò. Ma dipingere il caffè non era abbastanza. Così ha compiuto un’operazione di grande strategia d’arte: ha deciso di usare il caffè come motivo della sua pittura e come materiale.

Così è nata una rivisitazione “alla caffeina” della Monalisa, che suggerisco di ribattezzare Mokalisa. Il quotidiano inglese The Sun ha definito quest’arte “Espressonist”: perfetto. L’importante, come invita a fare Karen Eland, è riuscire a percepire quell’irresistibile aroma. Le sue opere sono visitabili sul suo sito, e acquistabili sotto forma di immagini per stampate e tazze, ovviamente.

Gran caffè Saicaf di Bari, la chiusura fantasma: «È abusivo», eppure continua a restare aperto

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La città di Bari
La città di Bari

BARI – Sulla carta la chiusura è ormai vecchia di una settimana, di fatto però il locale è ancora aperto e perfettamente funzionante. Comincia ad assumere i contorni di un «giallo» l’ordinata chiusura ingiunta dal Comune al nuovo gestore del Gran Caffè Saicaf all’angolo tra corso Cavour e via Dante.

La motivazione ufficiale è che i nuovi titolari dell’attività (alla vicenda è estranea la proprietà del marchio e dei locali, la torrefazione Saicaf della famiglia Lorusso) avrebbero aperto il locale senza alcuna autorizzazione, avrebbero eliminato due alberi dal marciapiede antistante (forse prevedendo di installare un gazebo) e, inoltre, realizzato opere di ristrutturazione non conformi ai permessi.

Tuttavia, fino all’altra mattina, il bar era ancora aperto. Il motivo è presto detto. Ufficialmente il gestore non è venuto a conoscenza del provvedimento. Il titolare dell’attività – pur avendo risposto alle domande dei giornali precisando che «mancava solo un pezzo di carta» e che quindi «non avrebbe chiuso» – non ha mai avuto la «fortuna» di incontrare i vigili incaricati della notifica.

Tutte le volte che si sono recati in corso Cavour, gli agenti della Polizia municipale non lo hanno mai trovato. Venerdì, quindi, hanno provato a notificare la chiusura a un dipendente che, peraltro, ha rifiutato. Ma pare che così l’adempimento si sia ugualmente perfezionato.

La Ripartizione attività economiche ha inviato due raccomandate, una presso la sede della società, l’altra presso la residenza del titolare, a Taranto. Ma per la legge basta una notifica, sia pure al dipendente che rifiuta.

E qui c’è un altro aspetto. In ogni attività, se non c’è il titolare, ci dovrebbe essere un preposto: per intenderci, non è possibile che un’attività sia sempre «scoperta» di responsabilità. Ma vediamo quali saranno i prossimi atti, perché la questione non è finita. Ieri mattina i vigili hanno scritto alla Ripartizione attività economiche per chiedere cosa fare.

«La fase dell’esecuzione coattiva è cosa ben diversa dalla notifica dell’ordinanza» spiega il comandante dei vigili, Stefano Donati. Infatti, – una volta ricevuta notizia della notifica – il direttore delle Attività economiche, Nicola Marzulli, dovrà emettere un nuovo provvedimento ai sensi del testo unico di pubblica sicurezza, che dà tre giorni al titolare per ottemperare: diversamente scatterebbero l’esecuzione coatta e la denuncia per non aver obbedito a un ordine dell’autorità amministrativa.

E chissà che in questo frangente, non arrivi un ricorso urgente al Tar con richiesta di decreto cautelare monocratico che fermerebbe tutto fino alla prossima camera di consiglio. Dunque, altra «proroga » della chiusura.

Sorge spontanea una domanda: se lo stesso provvedimento avesse riguardato un locale diverso (come è già accaduto) sarebbe andata allo stesso modo? La risposta è sotto gli occhi di tutti. E la cronaca recente dimostra il diverso trattamento riservato ai gestori di Bari vecchia per la storia dei gazebo. Ma questa è forse u n’altra storia. Oppure no.

Caffè Mauro, primo bilancio positivo: la torrefazione calabrese adesso è risanata

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logo caffè Mauro
Il logo di Caffè Mauro

MILANO – Ad un anno dalla revisione del piano di risanamento e rilancio dell’azienda, i vertici di Caffè Mauro, la società di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) hanno confermato risultati di bilancio in linea con gli obiettivi. L’azienda è tornata strutturalmente a produrre ricchezza portando l’EBITDA progressivo dell’esercizio in campo positivo.

A sostegno del piano di risanamento ha contribuito la chiusura dell’importante accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis L.F. omologato dal tribunale di Reggio Calabria, con le banche e i fornitori, il quale prevede la ristrutturazione del debito, l’erogazione di nuova finanza e una forte ricapitalizzazione societaria. Si tratta di un risultato incoraggiante per l’azienda che dal 2008 fa capo alla società Independent Investments di Fabrizio Capua, imprenditore e manager di consolidata esperienza che, con l’incarico di amministratore delegato, ha dovuto affrontare una crisi di settore molto forte che ha coinvolto tutte le aziende del caffè, materia prima aumentata del 100% in un anno a causa della speculazione internazionale.

Una crisi aggravata dal conseguente andamento negativo dei consumi. Caffè Mauro, che opera dal 1949 nel settore della produzione e commercializzazione del caffè, è uno dei marchi più noti del settore in Italia e all’estero ed è presente in tutti i canali distributivi (Gdo, Horeca, Distribuzione automatica, ecc..). Un’azienda da molto tempo fiore all’occhiello della realtà del Mezzogiorno che però, a partire dalla metà degli anni 2000, si è trovata a fronteggiare una serie di difficoltà dovute anche al mutamento degli scenari commerciali internazionali, difficoltà ora ampiamente superate.

Vending, Comestero: Lamesta è il nuovo direttore vendite

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Roberto Lamesta
Roberto Lamesta

MILANO – La società Comestero informa attraverso l’amministratore delegato Riccardo Chionna che, a partire dal mese in corso, è terminato il rapporto di collaborazione tra l’azienda e il Direttore Vendite Vending, Marco Carazzato.

Negli ultimi anni, grazie al contributo di tutta la nostra Divisione Vending, sono molti gli obiettivi che abbiamo raggiunto, tra cui il lancio e la commercializzazione di quelli che sono diventati per noi alcuni dei prodotti strategici per il mercato: la nostra rendiresto RR6 HD e il sistema cashless World Key.

Per il 2012 il mercato del Vending aumenterà ancora di più la sua importanza all’interno del nostro core-business e abbiamo già messo in atto nuove azioni per essere ancora più vicini alle esigenze di tutti i nostri clienti, all’industria della Distribuzione Automatica e non solo.

Per questo abbiamo avviato un accurato processo di selezione che ci ha portato alla nomina di un nuovo Direttore Vendite, in grado di gestire e coordinare un nuovo progetto di potenziamento della struttura.

Il nuovo Direttore Vendite Vending e Nuovi mercati è Roberto Lamesta.

Forte di un’esperienza maturata in aziende multinazionali leader del settore, Roberto Lamesta, è in Comesterogroup da oltre sei anni e, come Sales Manager della Divisione Industriale, ha raggiunto importanti traguardi: ha sviluppato nuove opportunità di business e ha fatto crescere mercati come quello del Carwash e delle Lavanderie Self-Service, che stanno svelando sempre più aperture e sinergie anche con il mercato del Vending.

Roberto Lamesta coordina un team di professionisti con una profonda conoscenza delle dinamiche del settore. Fanno parte della forza vendite per l’Area Italia: Dario Boselli, Roberto Tarenzi, Enrico Giannieri, Elisabetta Pellicioli; per l’Area Estero: Christian Palmieri, Federico Fraccaro, Jessica Signorini; per il back office: Giusy Sanna, Samanta Rigamonti e Laura Faggio.

Lo staff di Assistenza e Supporto tecnico è formato da Marco Di Trani e Marco Domaneschi, e lavora in stretta collaborazione, insieme a tutto il Team, con la Divisione Gestione e Innovazione di prodotto coordinata dall’Ingegner Milanesi.

Kimbo al teatro della Scala per la prima di Aida

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caffè Kimbo Carrè Noir
Logo Kimbo

MILANO – Un cortese gesto dall’inconfondibile gusto italiano arriva da Napoli ad accogliere gli spettatori della prima milanese dell’Aida: è il rito del “caffe sospeso” che sbarca al Teatro alla Scala, il gesto dal sapore d’antan ma di intramontabile eleganza che nei caffè napoletani faceva sì che molti clienti lasciassero caffè pagati, sospesi appunto, a sconosciuti dopo di loro.

Non poteva che essere un caffè napoletano a far rivivere questa civilissima abitudine “esportandola” a Milano: Kimbo, il caffè che da questa stagione è partner e fornitore ufficiale del teatro milanese, augurerà buona serata a tutti i milanesi che oggi si accingeranno ad assistere alla prima dell’Aida con la cortesia di un Espresso offerto prima dello spettacolo nei bar dei Foyer Carmine Castellano Toscanini e Galleria del Teatro alla Scala.

Una scelta che può essere vista anche come un omaggio al soggetto dell’opera: Aida è una schiava Etiope e cioè originaria di uno dei luoghi indicati tradizionalmente come l’origine della pianta di caffè varietà arabica. L’iniziativa sarà ripetuta anche per la prima de Le Nozze di Figaro il 23 marzo.

Kimbo ha fatto registrare una crescita del 4,7% di fatturato nel 2011 rispetto al 2010, nonostante la difficile congiuntura dovuta all’impennata dei costi delle materie prime. Con sede a Napoli, dove è nato 60 anni fa, Kimbo è ben presente nel canale della grande distribuzione, delle caffetterie e della ristorazione di prestigio.

Info: Café do Brasil +39 0817011200 www.kimbo.it

Gelati al latte di cammella prodotti da un’azienda lombarda

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Gelato artigianale
Gelato artigianale

MILANO – Che gelato ama il principe di Abu Dhabi? Quello al latte di cammella. E chi, dopo averne realizzate diverse prove, glielo produrrà, crisi economica permettendo? Un’azienda di Mariano Comense, Brianza, Italia. Mentre un magnate russo ha chiesto alla stessa piccola impresa un gelato ai diversi tipi di vodka. E per una fiera, qualche anno fa, il laboratorio artigianale di Roberto Ghisolfi, 44 anni, e del fratello Ivan ha sfornato un gelato che ricordasse, nell’odore e nel gusto, un profumo di Jean Paul Gautier.

Gelati di lusso per palati esigentissimi Grandi chef o capricciosi magnati sono alcuni dei clienti del laboratorio. Tra cui, per l’appunto, il principe di Abu Dhabi. «Un giorno si presenta in azienda un uomo con la scorta, a bordo di un mastodontico Hummer – racconta Ghisolfi – era un inviato dell’emiro. Avevano assaggiato i nostri gelati in un ristorante di Abu Dhabi e voleva che realizzassimo per loro il gelato biologico al latte di cammella».

Il principe ha una grande fattoria nel deserto, con coltivazioni ecologiche e allevamenti di capre e cammelli: «Per la cultura araba questa bevanda è preziosa, quasi un elisir di buona salute. Si fa bere agli ammalati, ai bambini per farli crescere bene». Dal latte al gelato, il passo è stato breve.

A rilento la commercializzazione del nuovo raccolto in Vietnam e in Colombia

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Vietnam vicofa raccolto
La bandiera vietnamita

MILANO – I produttori vietnamiti avrebbero nei loro magazzini sino a 700 mila tonnellate di caffè, di cui ritardano la commercializzazione in attesa di una ripresa dei prezzi, che sono scesi la scorsa settimana a 37 milioni di dong/tonnellata (1772 dollari), contro i 40 milioni di un anno fa.

La commercializzazione in Vietnam

Si tratta di una situazione inusuale – ha dichiarato Hervé Touraine di Sw Commodities, società appartenente al colosso di HongKong Sun Wah Group. “Il nostro monitoraggio indica che 650-700 mila tonnellate di caffè sono ancora in mano ai contadini: una cifra assolutamente anomala per questo periodo dell’anno” ha dichiarato Touraine a un’autorevole agenzia di stampa internazionale aggiungendo che gli stock, dopo le festività del capodanno lunare (Tết), si attestano normalmente tra le 200 e le 300 mila tonnellate.

A giudizio del trader, il comportamento dei contadini potrebbe essere motivato anche dall’elevata inflazione attuale, sebbene essa non sia una motivazione in sé sufficiente. “I produttori considerano il sacco di caffè come un bene rifugio a fronte di una possibile svalutazione interna della valuta nazionale – ha spiegato Touraine – ma devono anche rendersi conto che, visto l’andamento al ribasso del mercato, è innanzitutto il loro sacco di caffè a svalutarsi”.

I 16 principali esportatori vietnamiti hanno varato uno schema in base al quale intendono acquistare oltre 430 mila tonnellate di caffè per sostenere i prezzi, ma secondo calcoli dei trader disporrebbero attualmente di non più di 100 mila tonnellate.

Stime di Volcafe indicano intanto che l’export vietnamita verso gli altri paesi produttori sarebbe quasi raddoppiato nel corso di questa stagione di raccolto. Secondo il trader svizzero, il miglior cliente è stato l’Indonesia, che ha importato forti quantitativi dal Vietnam per compensare un raccolto 2011 disastroso”, ma volumi rilevanti sarebbero stati imbarcati anche alla volta di paesi quali l’Ecuador, il Vietnam, il Messico e la Cina.

Il raccolto in Colombia

Rimane critica la situazione in Colombia, dove la caffeicoltura continua a risentire del cambiamento climatico e delle avversità meteorologiche, che seguitano a impedire il ritorno a livelli produttivi normali.

Secondo i dati pubblicati la settimana scorsa da Fedecafé, la produzione nell’arco dei 12 mesi trascorsi (febbraio 2011-gennaio 2012) ha subito un calo del 20% scendendo a 7.436.000 sacchi da 60 kg, contro i 9.316.000 sacchi dell’analogo periodo precedente.

L’export è in calo del 9% a 7.417.000 sacchi. Grazie alla qualità globalmente riconosciuta dei caffè colombiani e alla forte crescita delle quotazioni sui mercati internazionali, il valore del raccolto è cresciuto, nello stesso periodo, dell’1,6% raggiungendo i 4.600 miliardi di pesos, pari a oltre 2,57 miliardi di dollari.

Vale la pena di sottolineare – osserva la federazione in una nota stampa – che il volume di produzione durante un determinato periodo dipende direttamente dalla quantità e qualità delle fioriture che si sono avute 8 mesi prima. Ciò significa che la formazione del raccolto del primo semestre 2012 è avvenuta tra aprile e ottobre dell’anno trascorso, in un periodo durante il quale si sono registrate intense precipitazioni nelle aree di produzione, che hanno avuto conseguenze dirette sulla fioritura degli arbusti.

Va ulteriormente sottolineato – sostiene Fedecafé – che superfici significative in termini di ettaraggio risultano attualmente improduttive per effetto del programma di rinnovo delle piantagioni con varietà resistenti alla ruggine del caffè, che ha interessato, solo nell’ultimo anno, un’estensione record di 117 mila ettari.

E così il caffè sta diventando sempre più popolare in Polonia

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Żabka Nano, il negozio del futuro dalla Polonia

VARSAVIA – Segnali che la Polonia si stia sempre più avvicinando al caffè ne troviamo sempre più di frequente. Per esempio il calo del caffè solubile perché la tendenza è già verso il torrefatto. Quindi addio herbata: il tè ai polacchi piace sempre meno e il caffè sale di gradimento e agguanta il parimerito con la bevanda calda più tradizionale, il tè.

Secondo uno studio pubblicato dal quotidiano economico Dziennik Gazeta Prawna, ogni polacco oggi consuma in media la stessa quantità di tè e caffè, ovvero almeno una tazza al giorno. È previsto che il mercato polacco del caffè arriverà a 1,3 miliardi di euro nel 2015, con un + 8% rispetto allo scorso anno.

Di fronte al cambiamento nelle abitudini della pausa con tazza in mano, gli imprenditori polacchi si mobilitano e un po’ ovunque spuntano caffè, angoli riservati nelle drogherie e nei supermercati, come pure nelle stazioni di rifornimento per la benzina.

Nel Paese est-europeo ci sono decine di migliaia di punti-caffè e quest’anno ne saranno aperte altre centinaia, sostiene il quotidiano, che prevede un abbassamento del costo della bevanda, data la crescente concorrenza nel settore.

Il caso: “Lo zucchero fa male come l’alcol” e dagli Stati Uniti arriva la proposta di tassarlo

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Zucchero nell'espresso

MILANO – La provocazione arriva da una ricerca dell’University of California, pubblicata sulla rivista Nature è dei giorni scorsi. Secondo gli studiosi il consumo eccessivo di questo alimento crea dipendenza e una serie di malattie legate all’obesità. La novità è che l’esperto italiano Andrea Ghiselli, ricercatore dell’Inran sostiene: “E’ assurdo considerarlo come una droga”.

Sin qui lo zucchero era bandito dalle diete e odiato dai dentisti. Per fare pace con la bilancia è meglio non consumarne troppo, ma ora dagli Stati Uniti parte una vera e propria ‘crociata’ contro lo zucchero.

Secondo una ricerca della University of California 1, pubblicata sulla rivista Nature 2, rende dipendenti, come il tabacco e l’alcol e per questo motivo la sua vendita dovrebbe essere regolata per legge. No alla vendita vicino alle scuole.

Gli esperti statunitensi propongono di introdurre regole severe come, ad esempio, tassare tutti i cibi e le bevande che includono zucchero aggiunto, vietandone la vendita vicino alle scuole e ponendo dei limiti di età alla possibilità di acquistarli.

Un problema quello dell’alimentazione molto sentito negli Stati Uniti, dove oltre i due terzi della popolazione è in sovrappeso, e fra questi ultimi oltre la metà è obeso.

“Non è una sostanza tossica”. La provocazione dei ricercatori si è spinta oltre.

Il consumo eccessivo di zucchero, spiegano, sta alimentando la pandemia di obesità in tutto il mondo e il suo consumo, triplicato negli ultimi cinquant’anni, favorisce la comparsa di patologie, come diabete, malattie cardiovascolari e tumori, responsabili di 35 milioni di morti all’anno nel mondo.

“E’ assurdo considerare lo zucchero una droga al pari di alcol e tabacco – spiega Andrea Ghiselli dirigente di ricerca dell’Inran. L’uso continuo e quotidiano di bevande alcoliche può portare all’aumento di malattie, come ad esempio determinati tipi di cancro.

Gli effetti nocivi del fumo sono ampiamente documentati. Vero è che lo zucchero può dare una sorta di dipendenza, è un fatto abbastanza noto, ma non si può mettere sullo stesso piano delle sostanze tossiche, nocive per l’organismo”.

Chili di troppo

Mary Poppins cantava “con un poco di zucchero la pillola va giù” e questo alimento può essere prezioso per l’organismo. Ma non va dimenticato che una quantità eccessiva di alimenti zuccherati fa ingrassare.

Negli Usa oltre i due terzi della popolazione è in sovrappeso, e fra questi ultimi oltre la metà è obeso. Per tutelare la salute, numerosi paesi hanno deciso di tassare i cibi spazzatura.

Danimarca e Ungheria lo hanno fatto per i grassi saturi, la Francia per i soft drinks. Ora il professor Robert Lustig, a capo del gruppo di ricerca della University of California, è convinto che i governi dovrebbero anche proibire l’acquisto di caramelle, merendine ricche di zuccheri ai bambini al di sotto di una certa età.

Quantità limitate

Ma per molti esperti lo zucchero non va criminalizzato e dosi limitate sono necessarie. “E’ un alimento indispensabile, ma per una corretta alimentazione è sufficiente il glucosio che troviamo, ad esempio, nella frutta, nel latte e nel pane.

Se ne può mangiare anche di più, ma dipende da quante calorie consumiamo. La cosa importante è non esagerare. Due cucchiaini di zucchero al giorno rappresentano 40 calorie che possono diventare tante per una persona che fa una vita molto sedentaria”.