mercoledì 21 Gennaio 2026
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Cacao, il cioccolato d’Europa parte dall’Italia per promuovere e salvaguardare le tipicità artigianali

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filiera del cacao Perù ghana ue
Fave di cacao

MILANO – Al via l’iniziativa promossa dall’associazione Fine Chocolate Organization e dal Consorzio di Tutela del Cioccolato Artigianale di Modica in collaborazione con le Camere di commercio dei distretti italiani del cioccolato e sostenuto da Unioncamere. Sarà presentata al Consiglio d’Europa, con l’obiettivo di valorizzare una delle eccellenze produttive del made in Italy.

La necessità di tutelare la produzione del cioccolato in Italia e in Europa ha indotto a modificare l’allegato 1 del Regolamento 510/2006, inserendo fra i prodotti ammissibili alla tutela il cioccolato e derivati.

Il provvedimento, già approvato in Commissione Agricoltura, nell’ambito del Pacchetto Qualità, si appresta a essere sottoposto in plenaria per l’approvazione.

Per il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, con l’istituzione dei marchi Dop e Igp l’Europa ha inteso tutelare le produzioni tipiche di qualità, specifiche dei diversi territori, garantendo la protezione produttori e consumatori: «L’approvazione in commissione agricoltura del pacchetto qualità rappresenta l’ultima tappa di questo processo, che sarà recepito definitivamente dal Parlamento».

Per De Castro «L’inserimento del cioccolato nell’Allegato del nuovo regolamento rappresenta un’opportunità da non farsi sfuggire per valorizzare uno dei più importanti prodotti dell’agroalimentare italiano e, più in generale, per consolidare il ruolo di eccellenza del made in Italy agroalimentare nel mondo».

Brasile: i consumi del Paese in crescita, prossimo il sorpasso degli Usa

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Brasile mercati somar colombia Comexim
La bandiera del Brasile

BRASILE – I consumi brasiliani in forte crescita Il sorpasso nei confronti degli Usa è imminente. Le quotazioni negli ultimi mesi sono scese solo grazie ai raccolti abbondanti, ma la domanda continua ad aumentare – Si fa sempre più viva anche la concorrenza per assicurarsi il coloniale di migliore qualità. MILANO – Meno di un anno fa, il future sul caffè arabica a New York aveva superato, per la prima volta in 14 anni, la punta di 3 dollari per libbra. Poi però la buona disponibilità derivante dagli abbondanti raccolti ha portato le quotazioni a chiudere il 2011 a 226,85 cents, per scendere in questa settimana a livelli poco superiori a 182 cents. La flessione non deve ingannare: tra le materie prime scambiate sui mercati a termine internazionali, il caffè spicca per la sua apparente impermeabilità alla crisi economica, che invece influisce nettamente sui corsi di altri prodotti di base. Anche il petrolio in realtà sembra reagire poco al rallentamento dei consumi in Occidente, ma in questo settore si fa sentire l’effetto della cosiddetta “primavera araba”, cui si uniscono le tensioni sociali in Nigeria e soprattutto l’embargo di Usa e Ue sull’Iran, la cui estrazione petrolifera pare essere scesa per questo ai minimi decennali. Non è questo il caso del caffè arabica, i cui prezzi calano nonostante i consumi mondiali continuino ad aumentare. Quotazioni ben inferiori a due dollari per libbra sono l’effetto di raccolti abbondanti, uno per tutti, quello brasiliano. Il paese controlla circa un terzo dell’intero export mondiale e lo scorso anno la sua produzione, relativamente ridotta a causa del naturale ciclo vegetativo biennale, ha superato 43 milioni di sacchi da 60 kg. Quest’anno, complice il picco ciclico, il raccolto brasiliano probabilmente salirà fino al record assoluto di 52,3 milioni di sacchi. Sarebbe però incauto chi desse per scontato che le quotazioni sono destinate a calare ancora a lungo. Certo, può avvenire, ma in realtà già a questi livelli i consumi sono incentivati, specialmente negli stessi paesi produttori. Proprio il Brasile sta completando il proprio inseguimento al titolo di maggior consumatore mondiale: il sorpasso nei confronti degli Usa è considerato imminente e la corsa è alimentata dalla crescita economica, che ha spinto l’economia di Brasilia al sesto posto assoluto. L’Associazione locale dei torrefattori nota che la richiesta interna di caffè è raddoppiata rispetto al 1995 e crescerà del 3,5% nella campagna commerciale iniziata in ottobre. I brasiliani “berranno” 20,4 milioni di sacchi, invece dei 18,9 consumati nel 2010, anno in cui negli Stati Uniti finirono 21,8 milioni di sacchi. Negli Usa il consumo pro-capite aveva toccato un picco di 8,9 kg nel lontano 1946, ma già nel 2009 il livello si era più che dimezzato, scivolando a 4,1 kg.

In Brasile invece, secondo stime del dipartimento americano dell’Agricoltura, il consumo pro-capite è salito nel 2010 a 6 kg, un primato che potrebbe durare poco

I consumatori americani ed europei faranno bene a non sottovalutare la concorrenza del Brasile. Essa infatti non è solo quantitativa, ma anche qualitativa. Starbucks, il colosso della distribuzione di caffè, ha aperto il suo primo negozio in Brasile nel 2006 e alla fine di quest’anno il numero sarà salito a 38. Il marchio locale Bravocafé (creato nel 2001 da Diego Ribeiro da Luz, affascinato da un italianissimo espresso Illy e impegnato a creare un concorrente nel proprio paese) si beve ormai in 800 locali. Quanto a Nestlé, ha visto le vendite di prodotti a base di caffè salire del 40% nel 2011 in Brasile e conta di replicare quest’anno. Il problema, per gli appassionati del gusto, è che il palato dei brasiliani si è fatto assai più esigente, grazie anche alle possibilità economiche, decisamente migliorate negli ultimi anni. I consumi mondiali, cresciuti a un ritmo del 2,5% nell’ultimo decennio, saliranno almeno dell’1,5% nel 2012, secondo il direttore esecutivo dell’International Coffee Organization, Roberio Silva, e la concorrenza dei torrefattori brasiliani si farà sentire sempre di più. I tempi in cui tutti i chicchi di miglior qualità prendevano la via dell’estero rischiano di essere da dimenticare. Per saperne di più: http://www.firstonline.info

Non solo il Brasile: in Colombia, produzione in calo anche a febbraio

Ancora deficitaria la produzione colombiana, che continua a risentire delle scarse fioriture causate dai rigori invernali dell’annata trascorsa. Secondo i dati diffusi la settimana passata da Fedecafé, nel suo report mensile, la produzione è stata, a febbraio 2012, di appena 571.000 sacchi e l’export di 556.000 sacchi. Negli ultimi 12 mesi disponibili (marzo 2011 – febbraio 2012), la produzione è stata pari a 7.243.000 sacchi, in calo del 23% rispetto ai 9.432.000 dell’analogo periodo immediatamente precedente. Nello stesso arco temporale, l’export ha subito una flessione del 10% scendendo a 7.332.000 sacchi.

I programmi di rinnovo della Federazione – si legge nel report – hanno fatto sì che più di 300.000 ettari siano stati rinnovati, nell’arco degli ultimi 3 anni, in massima parte con varietà resistenti alla ruggine del caffè, da cui l’aspettativa di un minor raccolto durante l’anno in corso quale conseguenza di una proporzione maggiore di arbusti improduttivi nelle piantagioni colombiane. Riscontri positivi per Procafecol S.A. La società che gestisce il marchio Juan Valdez ha chiuso l’esercizio 2011 riportando risultati rilevanti rispetto a tutti i principali indicatori di redditività, ai quali si accompagna il varo recente dei primi franchising e il consolidamento della strategia di espansione commerciale negli scali aerei Usa.

A fine 2011, la società ha registrato un risultato operativo superiore ai 56 milioni di dollari, in crescita del 21% rispetto al 2010

L’utile operativo ha superato gli 1,3 milioni di dollari, contro perdite per 6,1 milioni nell’esercizio precedente. Le spese operative di vendita sono diminuite dal 45% del 2010 al 40% nel 2011. L’Ebitda segna un incremento record del 52% raggiungendo quota 6 milioni di dollari contro i 3,9 del 2010. Ha dichiarato il presidente di Procafecol Hernán Mendez: “Siamo molto soddisfatti dei nostri risultati nel 2011. La crescita della società e il consolidarsi del marchio Juan Valdez in patria e all’estero stanno generando un cash flow positivo e lasciano intravedere un futuro promettente. I rilevanti investimenti compiuti negli anni precedenti sono praticamente rientrati e siamo fiduciosi che l’anno 2012 possa essere un anno proficuo.” Grazie alla ristrutturazione finanziaria adottata da Procafecol nel 2010, consistita nella conversione di debiti da breve a lungo termine, e al significativo flusso di cassa nel 2011, le obbligazioni finanziarie della società sono scese da 24,8 milioni nel 2010 a 20,8 milioni a fine 2011. L’utilizzo del marchio Juan Valdez ha continuato inoltre a generare royalties a favore del Fondo nazionale del caffè.

Dalla fondazione nel 2002, Procafecol e le sue affiliate hanno realizzato royalties a favore dei produttori colombiani di caffè per oltre 12,95 milioni di dollari, che sono andate a sostegno dei programmi sociali. A fine anno, un totale di 173 caffetterie Juan Valdez risultavano operanti in 6 paesi di tutto il mondo, in aggiunta ai 131 locali attualmente funzionanti in Colombia.

Nell’ambito delle strategie di espansione di Procafecol, sono stati sottoscritti, nel 2011, 2 nuovi accordi di franchising che hanno portato all’apertura di 6 nuovi locali in 4 città colombiane. Sul fronte internazionale, l’apertura di una caffetteria Juan Valdez nella Ocean Trump Tower di Panama ha costituito l’atto iniziale di un piano che punta ad aprire 10 nuovi locali nel paese centroamericano nell’arco dei prossimi 5 anni.

A fine 2011 è stata aperta la settima caffetteria Juan Valdez negli Stati Uniti, all’interno dell’aeroporto internazionale di Miami. Nella sua prima settimana di attività, il locale è stato visitato da più di 10.000 clienti. Grazie allo sviluppo del business e all’espansione in nuovi mercati internazionali quali, ad esempio, la Russia, il canale grocery ha registrato una crescita del 41% rispetto al 2010 raggiungendo un fatturato di 9,1 milioni di dollari. Cresce, infine, del 168% il canale istituzionale, che raggiunge 1,92 milioni di dollari, grazie alle nuove partnership strategiche sviluppate nell’arco dell’anno, quali, ad esempio, la presenza del caffè Juan Valdez nei voli della compagnia aerea cilena Lan.

Corea del Sud, A good espresso in Seoul

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Corea del Sud
La bandiera della Corea del Sud

SEOUL – Trovare un bar dove bere un espresso “accettabile” fuori dall’Italia, è un’impresa, soprattutto in Corea. Oltre il sapore, l’odore e anche il colore, sono caratteristiche molto apprezzate da chi ama il caffè e non possono essere trascurate. Non si può entrare in un bar qualunque, perché per noi amatori, l’espresso NON è lo stesso.

Così vai alla caccia della migliore caffetteria nella zona e come me, sei disposto ad allontanarti un bel po’ per gustarti un buon espresso. Se sei napoletano, poi il caffè è parte della tua cultura. Non riesci a farne a meno.

Sono da un paio di mesi a Seoul ed ero sconfortato della qualità “misera” dell’espresso che trovi girando tra i vari franchising (Starbucks, Caffè Bene, etc.) o presunti Italian coffee shop, per poi pagarlo mediamente 4500 won cioè poco più di 3 euro. Purtroppo, poiché la richiesta del caffè non è come in Italia questi sono i prezzi.

Il caffè americano probabilmente è la bevanda preferita dai Coreani e l’espresso potrei definirlo “il caffè americano in tazzina” poiché tipicamente non è cremoso ed è allungato con l’acqua fino all’orlo.

Fortunatamente, ho scoperto un bar, al momento l’unico, dove il caffè è molto buono. Si chiama “Choi espresso coffee shop”

Si raggiunge facilmente risalendo per circa 150 m il marciapiede dall’uscita 2 della stazione di BangBae-dong (linea 2).

In questo bar, a differenza di molti altri (che ho visitato), puoi scegliere tra una vasta gamma di tipologie di caffè “direttamente” importate dalle patrie del caffè come la Colombia, il Costa Rica, El Salvador, il Rwanda, l’Etiopia etc.

La torrefazione è fatta da loro, perciò il marchio del caffè venduto porta quello del bar stesso. Il prezzo di un espresso va dai 3900 won (2,65 euro) per il “Choi coffee espresso” ai 4800 won (3,26 euro) per “il Colombia San Callos”. Ogni tipologia di caffè ha il suo aroma.

Al mio parere sono tutti di qualità (decisamente migliori di alcune marche di caffè usati nei bar napoletani). C’è quello più amaro, quello dal sapore più intenso, quello che è un po’ dolciastro, quello più “eccitante” etc. Non posso giudicare quale caffè sia il migliore.

È come quando si sceglie tra dei profumi di qualità. La scelta è personale. Posso dire che i miei preferiti sono “l‘Honduras El Capucal” ed il “Costa Rica Zancero”, anche se costano 4500 won entrambi. Invece quello che meno preferisco è “l’Ethiopia Kengin”.

Sappiamo che affinché un espresso sia buono non basta che la qualità del caffè sia alta ma deve essere preparato seguendo alcune regole e bisogna avere a disposizione buoni macchinari.

In “Choi espresso coffee shop” i macchinari sono Italiani e i baristi con grande meticolosità preparano il caffè, forse troppa, perché aspetti un paio di minuti per essere servito. Probabilmente si “stonerebbero” in Italia dovendo servire molte persone nello stesso tempo.

Oramai, vado quasi tutti i giorni e rimango seduto al tavolo per ore collegato con il mio pc al Wi-Fi del bar…gratis! Però non è una novità di questo bar. Infatti, in tutti “coffe shop” che ho visto in Corea, tipicamente le persone comprano e siedono ai tavoli (non come da noi che prendi il caffè alzato al bancone per pochi minuti e vai via) senza pagare alcun supplemento di prezzo.

Questi “coffee shop” sono ambienti accoglienti e le persone rimangono anche per studiare, leggere un libro (che puoi trovare stesso al bar come se fosse una piccola biblioteca) e addirittura per fare un meeting o un colloquio di lavoro.

Quando mi servono il caffè sanno che deve essere “stretto”, poiché normalmente tendono a farlo lungo, però è cremoso (anche se non come quello napoletano). Inoltre sanno che voglio bere un bicchiere d’acqua prima del caffè (nessun coffe shop coreano ti serve l’acqua con il caffè se non glielo chiedi).

Parlando con uno di loro, ho saputo che seguono un corso a un’accademia del caffè, l’unica in Corea, il cui presidente, Mr. Choi è anche il proprietario del coffee shop. Ho avuto occasione di conoscere questa piacevole persona. Era seduto al bancone (l’unico bar che ho visto con il bancone) mentre selezionava con una grande precisione i semi osservandone, colore e dimensione.

Così il proprietario mi ha raccontato la storia del suo business in Corea

Circa 14 anni fa, comincia a girare per il mondo spinto da questa grande passione che nutre per il caffè. Apprende le tecniche della preparazione del caffè alla “Rancilio Coffee Machine Company” e alla ”Conti Coffee” .

Poi nel 2006 apre l’accademia del caffè dove molti ragazzi anche provenienti da altri bar vengono ad apprendere come si prepara l’espresso (e il caffè americano). Infine nel settembre del 2011 decide di aprire “Choi espresso coffee shop”.

Attualmente ricopre le seguenti cariche che mi ha elencato:
•Jury of Cup of Excellence (www.cupofexcellence.org)
•Speciality coffee Asso. Of Europe Korea chapter coordinator (www.scae.com)
•Judge of World barista Championship(www.worldbaristachampionship.com)

Anche se Mr. Choi, come mi ha detto, usa un filtro per l’acqua con cui prepara l’espresso, non potrà mai riprodurre in Corea l’acqua di Napoli che dà un sapore straordinario al caffè partenopeo.

Spero che la cultura dell’espresso si diffonda velocemente in Corea e che sempre più baristi seguano un corso o comunque, con tutto il rispetto, imparino a fare l’espresso italiano. Se scopro un altro coffe shop degno di nota sarà presto riportato sul Blog “Vabene Corea”.

Nuova Simonelli: il chirurgo Andreés Arley Vargas ha vinto la prima edizione di “Breakfast with the Champion”

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nuova simonelli
Il logo Nuova Simonelli

MILANO – È un medico con la passione del caffè il vincitore della prima edizione di “Breakfast with the Champion”, il video contest dedicato agli amanti del caffè fatto in casa. Andrés Arley Vargas, questo il nome del vincitore, riceverà direttamente a casa propria il primo premio: un esclusivo corso di latte art tenuto da Gwilym Davies, 2009 World Barista Champion.

La giuria tecnica, composta da Lauro Fioretti (Nuova Simonelli) Susanne Garber (Crema), Christine Grimard (Beanscene magazine), Colin Harmon (WBC finalist), Trond Patzphal (Coffee Business), Chris Ryan (Fresh Cup magazine) e David Walsh (Marco), ha decretato quale miglior video quello del Dott.

Arley Vargas, che attraverso l’uso delle immagini ha saputo comunicare con grande incisività due parti della sua vita accomunate dalla stessa passione: caffè e chirurgia

Il video è stato girato a Hospital Mexico di San José (Costa Rica) e in casa usando una macchina da caffè modello Oscar di Nuova Simonelli. Si chiude così la prima edizione di “Breakfast with the Champion”, il video contest che premia la capacità comunicativa di chi ama gustare il caffè in casa e cerca di migliorare la propria tecnica.

Un ringraziamento speciale va a tutti gli sponsor che hanno creduto in questo nuovo format per condividere con quante più persone possibile la passione per il caffè. Si tratta di ACF, Amor Perfecto, Atomic, Beanscene magazine, Coffee Business, Counter Culture Coffee, Crema magazine, Fresh Cup, Hasbean, Intelligentsia, Irvingfarm, Mahlkoenig, Marco, Reg Barber Enterprises, Square Mile Coffee, Toby’s Estate, Traveler’s Coffee, Urnex.

Cafè do Brasil Kimbo: il gruppo Autogrill ha gustare l’espresso napoletano

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Il logo Autogrill

MILANO – Sulle autostrade italiane dal 5 marzo scorso si beve caffè napoletano. Il gruppo Autogrill, infatti, sceglie Kimbo (marca della partenopea Cafè do Brasil) come prodotto principale dei 750 store diffusi su tutte le arterie dello Stivale. L’azienda napoletana crea in esclusiva per Autogrill una nuova miscela di caffè arabica e robusta.

L’accordo dovrebbe essere ufficializzato entro la fine di marzo con una conferenza stampa a Milano da parte delle due aziende. Cafè do Brasil è una delle principali società del settore a livello europeo e il suo marchio principale, Kimbo, è al secondo posto nel mercato retail italiano del caffè confezionato.

L’impatto sul conto economico di Cafè do Brasil sarà notevole: basti pensare che, secondo alcune statistiche, sono oltre 120 milioni le tazzine di caffè servite annualmente negli Autogrill italiani, per un totale di circa un milione di chilogrammi.

Con questa importante operazione esce di scena la miscela Acaffè che era torrefatta da Segafredo ed era da anni leader della catena autostradale del Gruppo Benetton.

Obiettivo di Autogrill è quello di rendere il caffè un punto di forza anche qualitativo dell’offerta

Basti pensare che il gruppo lancia una nuova gamma di prodotti a marchio Kimbo, raccolti sotto il marchio “Storie di caffè” (che contraddistingue le nuove tazzine e la stoviglieria) e suddivisi in “Quotidiano” (l’espresso), “Racconto” (l’espresso limited edition con un posizionamento premium) e “Romanzo” (caffè golosi, nei gusti cioccolata, nocciola e pistacchio).

La stessa marca Kimbo sarà però esplicitata nella comunicazione al cliente, in modo da fornire un’ulteriore garanzia in termini di qualità. Nel 2011 il gruppo campano ha fatturato circa 160 milioni di euro e, nonostante la crisi, le vendite sono in aumento.

Basti pensare, infatti, che la quota di mercato italiana è salita dal 9,5 per cento al 10 per cento (parliamo di mercato al dettaglio). Le previsioni per il nuovo anno, fanno sapere dal management di Cafè do Brasil, sono di mantenere almeno i numeri del 2011 e quindi non perdere nulla a dispetto del difficile momento congiunturale.

L’azienda, poi, ha in mente un robusto programma di investimenti interni per “ammodernare le strutture” e favorire l’innovazione. Novità sono previste anche per il mercato: Cafè do Brasil sta studiando nuovi prodotti per far fronte alle esigenze dei consumatori durante la crisi.

A Napoli, capitale mondiale del caffè espresso, ha inizio la storia della Cafè do Brasil, azienda produttrice dei caffè con i marchi Kimbo e Kosè

La storia di un successo che inizia negli anni ’50 quando viene fondata, nel centro storico della città, una piccola torrefazione per la vendita di caffè ai bar e ai coloniali. Negli anni Sessanta il mercato del caffè giunge a una svolta epocale: nuovi sistemi di confezionamento consentono la vendita del prodotto in lattina.

I fondatori intuiscono l’importanza di questa innovazione che permette una migliore conservazione del prodotto e una sua più ampia diffusione. Creano un marchio, Cafè do Brasil, con l’obiettivo di portare nelle case e nei bar un caffè unico per qualità e gusto.

A fine dicembre l’investimento nell’interporto di Nola: il brand partenopeo acquista a titolo definitivo un’area di oltre 18mila metri quadrati, di cui 12mila di magazzino.

Dal punto di vista finanziario, l’operazione comporta un investimento di 18 milioni di euro. Autogrill intanto a Piazza Affari “brinda” con il nuovo espresso dopo un febbraio da dimenticare.

Il titolo guadagna il 4,69% grazie all’incremento del traffico passeggeri il mese scorso all’aeroporto britannico di Londra-Heathrow, dove la società italiana è presente.

Cioccolato senza sfruttamento minorile: risoluzione approvata a Bruxelles

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Una donna armata di machete durante il raccolto del frutto del cacao. Per liberare i semi, poi, il frutto maturo viene battuto con un bastone. I semi si fanno fermentare in mucchi avvolti in foglie di banane, quindi si fanno essiccare (foto Alamy/Ipa)

MILANO – I deputati, in una risoluzione approvata ieri a Bruxelles, ribadiscono che l’Unione europea, quale principale consumatore mondiale di cacao e sede di numerosi produttori di cioccolato, deve assicurarsi che i bambini non siano sfruttati per produrlo. Il Parlamento ha dato il suo consenso a un nuovo Accordo internazionale sul commercio e la produzione del cacao, e ha colto l’occasione per informare su cause ed effetti del lavoro minorile nei campi di cacao.

“Un numero preoccupante di bambini sono coinvolti in attività pericolose nei campi di cacao. Il nuovo accordo internazionale sul cacao ci fornirà ulteriori strumenti per affrontare questo problema, ma molto resta ancora da fare. Tutti i responsabili politici e le parti interessate nella produzione del cioccolato devono essere all’altezza delle proprie responsabilità per eliminare il lavoro minorile dalla produzione del cacao” ha detto il relatore Vital Moreira (S&D, PT) in un dibattito prima del voto con il Commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs. I deputati fanno appello a tutti gli attori coinvolti nella catena di approvvigionamento del cacao, coltivatori, industrie, governi e consumatori, affinché si assumano le proprie responsabilità nella lotta contro ogni forma di lavoro forzato minorile e contro la tratta dei minori.

Cioccolato, dati e più tracciabilità: necessaria legislazione

I deputati sottolineano la necessità di condurre ulteriori ricerche sull’incidenza del lavoro minorile e del traffico di minori nell’Africa occidentale. Molti bambini lavorano per aiutare le loro famiglie a sopravvivere, e non tutto il lavoro che svolgono dovrebbe essere classificato come sfruttamento minorile. Tuttavia, secondo la risoluzione, alcuni studi eseguiti in Ghana e in Costa d’Avorio rivelano che i bambini impegnati in attività lavorative nelle piantagioni di cacao sono esposti a pesticidi, e alcuni di loro sono stati vittime del traffico. I deputati esortano la Commissione a presentare una proposta legislativa per un efficace meccanismo di tracciabilità dei beni prodotti facendo ricorso al lavoro minorile forzato. I partner dell’Accordo internazionale sul cacao dovrebbero anche aiutare a promuovere la tracciabilità lungo tutta la catena di approvvigionamento nel settore del cacao o introdurre un sistema di tracciabilità controllato da un organismo terzo accreditato. Il nuovo Accordo internazionale sul cacao L’Accordo internazionale sul cacao è il principale accordo tra esportatori e importatori di cioccolato: il suo scopo è di rendere il commercio mondiale di cacao più equo e sostenibile. L’ultima versione approvata dal Parlamento mercoledì chiede ai partiti di raccogliere, analizzare e diffondere statistiche e anche di commissionare studi adeguati.

Tuttavia il nuovo accordo, nonostante sia mirato ad accrescere la responsabilità sociale e ambientale, non affronta esplicitamente il problema del lavoro minorile

Fatti e cifre su cacao e lavoro minorile L’Unione europea macina e consuma circa il 40% del cacao mondiale. La raccolta di cacao richiede un’alta intensità di manodopera. Oltre il 90% del cacao mondiale è coltivato da 5,5 milioni di piccoli agricoltori e altri 14 milioni di lavoratori rurali dipendono direttamente dalla sua produzione. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), oltre 215 milioni di bambini in tutto il mondo sono utilizzati come manodopera minorile. I deputati hanno chiesto un divieto della manodopera minorile nel commercio e, in passato, l’introduzione di un’etichettatura per i prodotti “senza lavoro minorile”. Nel dicembre 2011, il Parlamento si è rifiutato di dare la sua approvazione a un protocollo tessile dell’accordo di partenariato e di cooperazione tra l’UE e l’Uzbekistan per dubbi rispetto al ricorso al lavoro forzato minorile nei campi di cotone in Uzbekistan. http://www.europarl.europa.eu

Bar Recupero: chiudo lo storico locale a Palermo

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palermo Iti Caffè
La città di Palermo

PALERMO – Sigilli al bar Recupero di via Malaspina. Ad apporli, ieri, sono stati gli ufficiali giudiziari inviati dal tribunale, a seguito di una procedura fallimentare. I problemi per i titolari di uno dei bar più famosi della città sarebbero dovuti a un contenzioso con l’amministrazione condominiale del palazzo, dove sono ubicati i locali della pasticceria-rosticceria, che rivendica i pagamenti delle quote condominiali arretrate per le spese correnti (luce e acqua) e straordinarie (rifacimento della facciata del palazzo).

Bar Recupero: non si sa a quanto ammonta il debito, ma è certo che il condominio ha presentato istanza di fallimento al Tribunale

Motivo per cui sono scattate tutte le procedure per il recupero delle spettanze arretrate. I sigilli al bar sono scattati ieri mattina, quando il negozio era chiuso per il giorno di riposo settimanale. I fratelli Recupero si sono trovati di fronte al fatto compiuto, stupiti nel vedere le “fettucce” del tribunale che impediscono la loro l’entrata nel locale. I titolari si difendono. «Entro 48 ore contiamo di uscire da questo malinteso – dice Davide Recupero – Il debito è stato pagato in parte e il resto dovevamo saldarlo a rate. Chiariremo tutto nel più breve tempo possibile e rimetteremo in moto l’attività».

Nel frattempo, fino a contrordine, il locale resterà chiuso con i sigilli, visibili nella parte alta delle saracinesche. Intanto c’è il curatore fallimentare, l’avvocato Bernardo Mattarella, che dovrà seguire l’iter del procedimento. Una grossa grana che coinvolge il bar con una esperienza ventennale, famoso per la pasticceria e per la produzione delle arancine. Una tradizione portata avanti dai fratelli Davide e Maurizio Recupero.

Lo stop del locale coinvolge anche i dipendenti, costretti a rimanere a casa fino a quando non verranno tolti i sigilli

Il locale si affaccia sulla via Malaspina ed è frequentato dai palermitani dal palato buono. In molti si recano al bar per il pranzo di lavoro, agevolati dalla struttura all’esterno che ospita i tavolini. Non c’è da stupirsi se la crisi economica sta cominciando a strisciare verso i bar che, così come per i ristoranti, dove ha già colpito, rischia di intaccare un segmento produttivo che, per i palermitani, rimane ancora un luogo dove socializzare accanto a una buona tazza di caffé. Per saperne di più: http://www.gds.it/gds/sezioni/economia/dettaglio/articolo/gdsid/190752/

Starbucks fa amicizia con i clienti: Latte gratis negli store Uk

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starbucks
Il logo di Starbucks

LONDRA – Un latte macchiato di nome Bob. O Kate. O John. O Sarah. E via dicendo. E’ l’ultima strategia di marketing della Starbucks, la catena di caffetterie all’italiana (ma di proprietà e ideazione americana) che ha conquistato il mondo e che – prima o poi – proverà a mettere piede pure in Italia, per ora evitata perché considerata (giustamente) la patria della cultura del caffè. Tutti i clienti che si presenteranno per nome, entrando oggi e domani (fino a mezzogiorno) in uno Starbucks, a Londra, nel resto della Gran Bretagna e negli Stati Uniti, riceveranno una tazza (di cartone) di latte macchiato gratis, con il proprio nome scritto sopra “Perché tutto sembra impersonale al giorno d’oggi?”, si chiede l’azienda che ha reinventato espresso e cappuccino in un paginone pubblicitario sui giornali londinesi.

Starbucks coccola i clienti inglesi

“Siamo diventati tutti dei nomi in codice, dei numeri di riferimento, degli indirizzi digitali. Ma alla Starbucks non vogliamo più chiamarvi Latte o Mocha, bensì con il vostro nome. Perciò venite a trovarci stamattina e presentatevi, vi diremo buongiorno con un Latte gratis con il vostro nome scritto sopra. Noi siamo Starbucks, piacere di conoscervi”. Per chi non avesse mai bevuto i prodotti della catena nata a Seattle, “Latte” è l’abbreviazione di “latte macchiato”, pronunciato da americani e inglesi più o meno nello stesso modo in cui parlavano Stanlio e Olio nelle comiche di una volta: ovvero in maniera tale che un italiano non riconoscerebbe la parola.

Ma poco importa

Starbucks ha internazionalizzato e modernizzato il caffè, il cappuccio e le loro infinite variazioni, oltre che lo stile di vita dei caffè italiani, una certa idea del sedersi a fare due chiacchiere, l’abitudine di dire “andiamo a prendere un caffè” come sinonimo di prendiamoci una pausa. E adesso, con questa mossa di marketing, prova a ricordare ai suoi clienti che il caffè non è un luogo solitario, freddo e impersonale, al caffè ci si chiama tutti per nome, come in Italia per l’appunto. Fonte: repubblica.it

Contro il rischio cardiovascolare dieta ricca di flavonoidi del tè

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"Una buona tazza di tè" di Christopher Bush
"Una buona tazza di tè" di Christopher Bush

MILANO – Una dieta ricca di flavonoidi, dei composti chimici naturali, diffusi nelle piante, può favorire la prevenzione cardiovascolare, come confermato da una recente ricerca dell’American Journal of Clinical Nutrition. Ma un’ indagine dell`osservatorio nutrizionale Grana Padano rivela che gli italiani seguono diete povere di flavonoidi. Tra i fattori nutrizionali, sembra che le molecole antiossidanti contenute nei vegetali (frutta e verdura) possano svolgere un ruolo di prevenzione cardiovascolare. In particolare, questo effetto potrebbe essere in parte dovuto alla presenza dei flavonoidi, che sono stati identificati come molecole con un`importante attività antinfiammatoria e antiossidante.

Flavonoidi e salute: cosa dice lo studio

Sulla base di una indagine su 7645 individui (4681 femmine e 2964 maschi) di età superiore ai 18 anni, l’Osservatorio ha stabilito quanto gli italiani consumino alimenti ricchi di flavonoidi come il caffè, ma anche il tè che ne contiene in percentuale maggiore, il vino rosso e la frutta (in particolar modo gli agrumi), ma anche la verdura, l`olio (soprattutto d`oliva) e il cioccolato.

Per quanto riguarda il tè, è stato osservato che viene consumato dal 30% circa della popolazione, con una prevalenza nel sesso femminile (32% verso il 25,5%). Sicuramente maggiore è il consumo di caffè (80% della popolazione, senza differenza tra i sessi).

A questo proposito, i ricercatori ribadiscono che il contenuto di flavonoidi nel caffè è inferiore rispetto a quello del tè

Il vino rosso è consumato dal 55% della popolazione, con prevalenza nel sesso maschile (65% vs il 48%). Per quanto riguarda la frutta e in particolar modo gli agrumi, sono consumati dal 60% della popolazione. Tuttavia, le porzioni di frutta consumate sembrano essere inferiori rispetto a quelle consigliate dalle linee guida per una sana e corretta alimentazione; infatti, si è stimato che il consumo medio di frutta pro capite è di circa 250 g, mentre l`apporto consigliato è di 400 g (circa 3 frutti).

Dati ancora più critici riguardano l’apporto di verdura

Si stima infatti che il consumo medio pro capite sia di 175 g al giorno, lievemente superiore nelle donne. Secondo le linee guida per una sana e corretta alimentazione andrebbe consumata una porzione di verdura da almeno 200 g ad ogni pasto. Fonte: American Journal of Clinical Nutrition

Torino: prendere il primo caffè Lavazza della storia

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marchio lavazza Torino
Il logo Lavazza

TORINO – Gli amanti del caffè che si trovano a Torino non possono fare un giro da Lavazza. No, non uno dei tanti caffè Lavazza ma il primo della storia dell’azienda. Il locale qui come lo conosciamo oggi ha aperto nel 1996 ma oltre 100 anni fa qui si trovava la bottega del primo “negozio” Lavazza, proprio a San Tommaso 10, quello che oggi è diventato un bellissimo bar, ma non solo, di storia e tradizione dell’azienda.

Una gita in questo posto è d’obbligo sia per conoscere quello è stata la Lavazza negli anni passati, cosa ha rappresentato per Torino ma anche per gli italiani nel Mondo, ma anche per…bere un caffè fatto come si deve.

Lavazza abita le strade di Torino

Qui non si trova solo il bar ma anche un bellissimo e piccolissimo ristorante con ricette d’autore italiane e una selezione di vini per gli abbinamenti più riusciti.

Insomma un piccolo museo della storia del caffè Lavazza e una chicca di Torino da non perdere.