domenica 26 Giugno 2022

Padova, ancora polemiche sul Caffè Pedrocchi dopo il veglione di Capodanno

Il caffè Pedrocchi continua ad esser al centro delle polemiche tra proprietari e Comune. Lo storico locale per intellettuali, impantanato nella faida milanese

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PADOVA «Il Pedrocchi è un caffé troppo grande per una città troppo piccola. Certo, ci sarà preoccupazione per il monumento, ma anche invidia…».

Graziano Debellini è dominus padovano di Comunione e Liberazione («Ma lasci stare Cielle, qui si parla di imprese»). Presidente del gruppo Th Resort, tra le maggiori catene italiane nelle offerte di viaggi e vacanze, se ne sta alla finestra.

Pedrocchi: un casus belli

Ex socio di Pedrocchi 2001, coop che, cogliendo l’Sos della romana La Cascina, ha gestito lo storico «caffè senza porte» nel cuore di Padova fino a tre anni fa.

Inquadra così la «baruffa» che, da qualche settimana, divide l’attuale gestore del Pedrocchi, i milanesi di Fede Group Srl, dal proprietario, il Comune.

Conquistato a primavera dal centrosinistra del sindaco-imprenditore Sergio Giordani. Buone intenzioni, giuste attenzioni ma, forse, pure qualche freccia intrisa di umanissimo veleno.

Dalle glorie passate ad un presente commerciale

Municipio e milanesi sono ai ferri corti da Capodanno. Ma i mal di pancia del «pubblico» sono iniziati mesi fa. Non va bene, al Comune, il modo in cui viene gestito il caffé inaugurato nel 1831.

Un locale che presto è diventato fucina di arti, stili e commerci d’ogni genere, melting pot di letterati e intellettuali; struscio per nobiltà e borghesia padovana, che qui incrociavano, per lo meno al piano basso, anche i popolani concittadini.

Il non plus ultra municipale a Fede Group

E’ partito dopo il veglione di San Silvestro.

Il caffè citato da Stendhal nella Certosa di Parma è stato trasformato nella location di Promise: 150 euro per aperitivo chic, cenone.

Quindi notte danzante animata da dj e fuoco di luci stile disco. Dal tramonto all’alba, qualcuno degli ospiti ha pensato bene di mettersi in tasca un paio di zampe di leone, staccate dalla decorazione del bancone principale del locale: copie in ottone, valore 13 euro, ma tant’è bastato.

Palazzo Moroni (è la sede del Comune), che poco aveva apprezzato gli scatti di alcune ospiti danzanti sopra il medesimo bancone (e sopra tacchi affilati) catapultati sui social qualche mese addietro, nel consueto rotocalco post party, ha stretto le briglie. «Chi gestisce il Pedrocchi – il pensiero di Andrea Colasio, assessore alla Cultura e persona moderata – deve capire che non è soltanto un locale pubblico, ma anche e soprattutto un’opera che possiede un valore inestimabile, e che, quindi, andrebbe trattata con molto più rispetto».

La replica dei gestori

Fare del dono di Antonio Pedrocchi ai padovani una discoteca in centro città, il messaggio, non è il massimo. La risposta di Ermes Fornasier, presidente della società che gestisce lo storico locale di via VIII Febbraio, è tutt’altro che priva di senso: «So benissimo anch’io – dice – che il Pedrocchi è un monumento e le assicuro che, al di là di qualche leggerezza, che può capitare durante certe feste, lo stiamo trattando molto meglio di come lo abbiamo trovato. Detto questo, la gara bandita dal Comune che abbiamo vinto prevedeva lo sfruttamento commerciale di un locale e non la gestione di un museo».

In media, Fede Group versa al Comune 20/25mila euro al mese: senza la confezione, feste, concerti, happening, si va in perdita. «Il Pedrocchi – spiega Debellini – è difficilissimo da gestire. Coniugare una realtà quasi museale con la dimensione ricreativa contemporanea è impresa quasi impossibile. Si lasci lavorare i gestori. Noi interessati a rilevare in futuro il caffè? Non partecipammo al bando del 2014: non era conveniente».

Un futuro incerto

Nella polemica si è inserito anche il segretario dell’associazione dei pubblici esercizi padovani: «Il Comune chiarisca cosa vuole che sia il Pedrocchi – le parole di Filippo Segato -. Se vuole un museo, se ne deve assumere direttamente la gestione, riservando un piccolo spazio di bar-caffetteria e stop. Se invece vuole che sia un locale davvero aperto a cittadini e turisti, allora è giusto affidarne la conduzione a professionisti del settore. Questi, essendo imprenditori e non mecenati, devono avere la possibilità di sfruttare commercialmente l’immobile».

Nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra Comune, gestori del Pedrocchi e tecnici della Soprintendenza, dato che quello di via VIII Febbraio è un immobile vincolato.

«Da parte nostra – spiega l’assessore Colasio – c’è l’assoluta volontà di collaborare con la società che gestisce il Caffè, favorendo per quanto possibile la sua attività imprenditoriale». Finirà così?

Renato Piva e Davide D’Attino

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