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«In rappresentanza del nostro settore c’è il Comitato italiano del caffè»

Concevno Gran caffè Italia napoli

NAPOLI – L’inizio del convegno nazionale Gran caffè Italia è stato dedicato a tutti gli aspetti più attuali del mondo del caffè. Un avvio contrassegnato da un intervento a tre voci tra Mario Cerruti. Presidente del Comitato italiano del caffè; Patrick Hoffer, presidente del Consorzio promozione caffè; Gianni Forni, Segretario generale del Comitato Italiano del caffè.

Il tema era Ruolo del comitato italiano del caffè in rappresentanza del comparto.

Di seguito trovate la trascrizione stenografica, come alla Camera o al Senato. Chi c’era potrà leggere qualche passaggio magari di interesse specifico. E chi non c’era rendersi conto del livello del dibatitto. E partecipare al convegno nazionale Gran caffè Italia almeno così.

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Nei prossimi giorni pubblicheremo le trascrizioni di tutti gli interventi al Convegno nazionale Gran caffè Italia.

Comitato italiano del caffè: quale il suo ruolo all’interno del comparto

covegno Comitato italiano del Caffè
Mario Cerutti

Ha aperto i lavori il Mario Cerruti, che ha introdotto il dibattito con innanzitutto l’entusiasmo per la riuscita di un incontro così importante e atteso. Che ha richiamato, e da tutta Italia, oltre 200 operatori del settore: torrefattori, crudistri, operatori della logistica, esperti, professori universitari. Nel pomeriggio anche un gruppo di studenti interessati alla materia.

“Solo poche parole perché in effetti è molto bello vederci tutti riuniti qui. Innanzitutto vorrei ringraziare i nostri amici che sono stati particolarmente coinvolti nell’organizzazione.

È stata un’operazione molto indicativa: quasi potremmo finire qui per registrare un gran successo. Ci sentiamo vicini e colleghi. Possiamo capire che abbiamo più punti di interesse in comune che non il contrario.

Questo penso che sia il più grande valore che stiamo riscoprendo. Questo è oggettivamente uno dei primi obiettivi che ci siamo posti quando abbiamo immaginato di realizzare un incontro in una sede diversa dal solito.”

Un segnale che si va verso l’associazione

covegno Comitato italiano del Caffè
Mario Cerutti

Continua il Presidente del Comitato Italiano Caffè. “Quindi, se da una parte l’associazione deve cercare di essere rappresentativa rispetto al governo e agli interessi nazionali; dall’altra è anche vero che bisogna andare incontro agli associati, per capire i compiti di servizio che l’associazione deve adempiere.

Questo è l’assioma assoluto. Noi siamo tutti qui per creare un organismo e mantenerlo in modo che possa servire a tutti. Quindi questo è semplicemente l’obiettivo di base di tutto questo essere insieme. Sono molto contento perché ci sono più amici che persone che non conosco.

Ecco il quadro dello scenario attuale del settore

Il presidente ha poi illustrato la situazione complessa e aggiornata del comparto.

“Dobbiamo renderci conto che abbiamo un settore particolarmente valido, attivo e reattivo. Questo è molto importante: dobbiamo capirlo tutti. E non soltanto perché siamo qua per fare business su questo prodotto.

La perfomance del caffè sta avendo una crescita, in particolare sull’export come dato più rilevante, e questo ci rende forti e orgogliosi. Al di là di chi è più attivo e chi lo è meno.”

Gli ultimi dieci anni tra consumi e export

“ll consumo nazionale in volume è sostanzialmente stabile; ovvero che un anno cresce, l’altro diminuisce sempre di poco. Ma sono dati che dipendono anche dalle difficoltà statistiche di avere numeri precisi. E il dato si mantiene abbastanza costante.

All’interno dei consumi e delle quantità ci sono grandi variazioni tra il market e brand. Tra sistemi di caffè, porzionato, fuori casa e domestico. Ma il consumo resta piuttosto stabile. Tuttavia, le importazioni italiane sono in fortissima crescita in tutto questo tempo.

E questo perché quello che ne risulta è un andamento dell’esportazione della materia prima, trasformata in prodotto finito, spumeggiante.

Abbiamo dei tassi di crescita che si aggirano nel 2015/2016 sul 13-14 per cento in più. Quest’anno nel primo semestre del 2017, sta crescendo più o meno con tassi simili. E questo è il dato che proprio ci unisce tutti.”

Esportare caffè italiano in giro per il mondo

“Vuol dire qualcosa che va oltre il miliardo e mezzo circa di fatturato. Va al di là la voce economica, seppure importante. È veramente andare nel mondo portando la cultura italiana, le abitudini italiane.

La cosa interessante è notare che, mentre per noi la diversità del culto del caffè in tutta Italia è forte, (il caffè che abbiamo al sud è diverso da quello del nord, per esempio) la stessa varietà, all’estero diventa un enorme fattore di successo.

Questo oltre a esser un dato che come associazione dobbiamo accogliere con piacere deve essere una sorta di riferimento per ognuno di noi per continuare in questo trend.”

Ha ancora senso in uno scenario come quello contemporaneo la creazione di un’associazione?

Gianni  Forni risponde.

covegno Comitato italiano del Caffè
Il primo da sinistra è Gianni Forni

“Ci troviamo in un momento di cambiamento che riguarda la società, la politica, la vita delle imprese. E quindi anche il mondo associativo.

In questo contesto il nostro dovere è quello di preservare e accrescere la reputazione. In quanto forza sociale che contribuisce concretamente al benessere del paese.

Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo definito una strategia. Noi dobbiamo consolidare la nostra leadership nel rapporto con le istituzioni. Abbiamo quindi allargato la base rappresentativa.

Non solo esprimiamo oggi il mondo della torrefazione; ma anche degli importatori di caffè verde e degli operatori della logistica.”

Aumentato il numero degli associati

Continua Gianni Forni.

“Ad oggi noi rappresentiamo l’85% del mercato del caffè italiano. Con questa strategia noi contiamo di avere la leadership più forte con le istituzioni. L’attuale situazione nel mondo associativo, per quanto riguarda il comparto caffè, vede una proliferazione delle associazioni. E questo non credo che sia un dato positivo.”

Per quale motivo un’azienda dovrebbe associarsi al Comitato italiano del caffè

Riprende il Presidente del Comitato, Mario Cerutti.

“Innanzitutto perché potrà partecipare la prossima volta ad un evento come questo.” -seguono gli applausi –

“Abbiamo una nuova offerta promozionale che non può essere rifiutata. Non si paga la quota per il primo anno. Perché è giusto che bisogna anche sperimentare l’associazione.

Che è un ente che prima di tutto deve servire. Per cui veramente credo che queste siano le modalità focali nella partecipazione. Poter far parte di un tessuto fatto da gruppi molto attivi. Vivere una vita associativa per difendere l’intera categoria.

Ovvio, siamo tutti concorrenti ed è normale. Quello che è importante però a livello associativo è costruire su ciò che ci unisce. Per cui ci sono tante attività da svolgere, ad esempio la definizione dell’espresso. Attività alle quali chiunque può partecipare dando il proprio contributo. Fornire un’idea nel lavorare rispetto alle istituzioni.”

Un comitato aperto

“E’ ovvio che ci sono organi associativi. Ma ho sempre detto che tutto è aperto a tutti, indipendentemente dalle aziende. Ciò che conta è esserci. È partecipare. Chiunque voglia, può. Non c’è alcun tipo di formalità. Si cerca di portare il più possibile valore e conoscenza e sviluppo. Questa è l’idea generale.

Una domanda di nuovo per Gianni Forni. Quali sono i servizi che l’associazione offre alle aziende?

“La cosa più importante è la rappresentanza istituzionale. Inoltre presidiamo il comparto e gestiamo le eventuali criticità. A difesa della reputazione del settore.

Grazie al Consorzio Promozione caffè, possiamo occuparci di comunicazione, promozione e di organizzazione di eventi. Come ad esempio il Milano Coffee Festival che si svolgerà del maggio del 2018.

Abbiamo poi un piano di pubbliche relazioni con i media che veicola messaggi positivi sul tema caffè. Ci occupiamo di consulenza giudico-normativa.

A disposizione delle aziende esiste poi uno sportello per rispondere a qualsiasi quesito normativo sia orizzontale che verticale specifico di prodotto.

Inoltre, ci occupiamo di temi come l’ambiente e la sostenibilità. Raccogliamo dati statistici che mettiamo poi a disposizione delle aziende.

Abbiamo anche molto materiale sui prezzi medi e sulla qualità di origine sulle varietà di caffè verde. Poi abbiamo un corso di formazione per gli operatori dei Paesi produttori.”

Esistono anche rapporti con altre associazioni di categoria?

Continua Gianni Forni.

“Sì. Noi puntiamo ad allargare il nostro network di contatti istituzionali. Collaboriamo con Ucimac, l’Associazione dei costruttori di macchine professionali per il caffè. Ringrazio il presidente Maurizio Giuli, il Presidente di Ucimac che è qui e svolgerà una relazione.

Abbiamo poi contatti con Sca italia e con Confida, che rappresenta i gestori di distributori automatici. Poi abbiamo rapporti a livello nazionale con delle associazioni di cooperazione allo sviluppo. Come l’Iila. L’Istituto Italo-Latino Americano. Un’organizzazione internazionale intergovernativa formata dal Governo d’Italia e da 20 Governi dell’America Latina. E anche l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, un’agenzia del ministero degli Esteri.

Qual è la attività del Consorzio promozione caffè?

Risponde Patrick Hoffer.

Patrick Hoffer
Patrick Hoffer

“In questa sala siamo tutti consumatori di caffè e anche di quelli che ne bevono tanto. Siamo un pochino di parte visto che è il nostro mestiere.

Negli ultimi anni il mondo della ricerca è stato molto attivo. Da tutte le parti oggi il caffè viene associato ad una vita sana. Previene un certo numero di malattie, il diabete, l’Alzheimer eccetera.

Le ricerche sono fatte da organismi indipendenti. Oggi il caffè è diventata una sorta di panacea. Consorzio Promozione Caffè si occupa di diffondere in tutto il settore, quello a cui la realtà scientifica arriva.

Non è sempre stato così. Oggi è merito della ricerca che prima non c’era e che negli anni ha portato avanti la conoscenza del caffè ad un livello prima sconosciuto.

Interno ai consorzi e all’aziende. Oggi del caffè si conosce davvero tanto. Ecco: il Consorzio si preoccupa di portare avanti e comunicare al mondo quelle che sono le realtà del caffè. Come lo fa?

Partendo dalla punta dell’iceberg. Quindi dal sito caffè e salute e dalla nostra pagina facebook. Regolarmente regala un po’ di chicche sull’argomento. Poi attraverso diverse attività di comunicazione. Organizziamo anche il Milano Coffee Festival l’anno possimo a maggio.”

I Corsi di formazione

“Facciamo anche corsi di formazione. quando qualche anno fa ero Presidente del comitato, abbiamo cercato gli organismi che si occupavano del caffè e dei Paesi produttori.

Abbiamo cominciato a collaborare con l’Istituto agronomico oltremare. Un’istituzione che oggi si chiama in un altro modo. E’ di Firenze ed ha la sede nell’edificio dell’ex ministero delle colonie.

Abbiamo collaborato anche con il ministero degli Esteri. E con l’Iila. che collabora con il nostro governo.”

La scuola italiana del caffè

Prosegue Patrick Hoffer.

covegno Comitato italiano del Caffè
Patrick Hoffer a sinistra con Mario Cerutti

“Vuole essere un ponte con i Paesi produttori in particolare con i centro-latino americani. Vuole formare il personale dei Paesi di produzione su quello che è il mondo del caffè dal punto di vista italiano.

In quanto creatori dell’espresso e del cappuccino, con successo globale. Quindi l’obiettivo è far sì che l‘Italia diventi un punto di riferimento per tutti i paesi produttori. In quello che è la formazione per diventare degli operatori nel mondo del caffè.

Una collaborazione diretta con le istituzioni dei Paesi produttori

“Sono le istituzioni che si occupano di formare nel paese di produzione. Siamo al settimo corso. L’abbiamo programmato in particolare dedicondolo alla Colombia.

E’ innanzituto un progetto che si occupa di aiutare la popolazione sopraffatta dalla guerra. Questo è stato solo l’ultimo corso, ma fa già capire cosa cerchiamo di fare a livello di formazione.”

Il Presidente Cerutti chiude con un particolare importante. La discussione del Disciplinare del caffè espresso

“E’ di certo uno degli ultimi risultati del lavoro del Comitato. Ci siamo resi conto che ci mancava un riferimento, una definizione dell’espresso.

Se ne parla molto di espresso, ma, in realtà non c’era una codifica. Ovviamente ci sono dei motivi per questo. Sono legati alla diversità di produzione dell’espresso in varie regioni d’Italia.

Però era comunque ritenuto da tutti noi assolutamente indispensabile avere una marcia in comune. Abbiamo quindi lavorato insieme per un anno e mezzo, un lavoro importante.”

Tanti contenuti e punti di vista

Continua il Presidente.

“Ma siamo arrivati alla fine a riuscire a definire il nostro prodotto con un minimo indispensabile di parametri per definire l’espresso in senso lato.

Adesso stiamo lavorando per dei criteri più specifici che possano rispondere ad altre esigenze. Questo è molto importante. Si tratta quasi di un lavoro di base, che aiuta in tanti altri campi.

Immaginiamo una normativa europea che ad un certo punto parli di espresso. Se la definizione di base non è definita e condivisa, può nascere solo confusione.

Ci troviamo esattamente in questa situazione. L’aver definito l’espresso è uno dei motivi per partecipare. Che ovviamente non danno nessun beneficio diretto e specifico a nessuno; ma sono importantissimi per tutto il settore.

Sono ancora più importanti per noi e l’esportazione. Se vendiamo all’estero un modo di produrre il caffè e non sappiamo neanche qual è questo caffè, a questo punto non è un messaggio positivo. Sembra una piccola cosa ma in realtà è un grande lavoro. Colgo l’occasione di ringraziare chi ha partecipato.”