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Come il modo e il luogo dove si beve l’espresso cambia l’aliquota Iva della tazzina

L’aliquota di base del 22% viene infatti applicata alle miscele di caffé che acquistiamo al supermercato o in torrefazione per il consumo domestico. Ma quando al caffé si aggiunge una componente di servizio, ed è questo il caso della tazzina bevuta la bar, cambia la musica

espresso totò e Peppino
Totò e Peppino de Filippo in Totò e Peppino - La banda degli onesti (Camillo Mastrocinque, 1956). Il vero caffè espresso in un grande classico della comicità (Immagine fornita da Ufficio stampa Mediatyche)

MILANO – La discussione che ruota da anni attorno al prezzo della tazzina, ha di nuovo acceso gli spiriti dei vari attori del settore, dagli operatori ai consumatori, coinvolgendo le organizzazioni e associazioni. C’è un altro punto di vista da considerare sul tema, ed è quello legato al problema dell’ Iva. Un altro degli argomenti che sta assumendo un’importanza significativa in questo periodo storico di crisi e cambiamento. Leggiamo come il costo del caffè e la variazione di questo parametro, convivono, dall’articolo di Marco Sabella, su corriere.it.

Iva: quanto costa un caffé?

La risposta non dipende soltanto dal prezzo praticato dall’esercente ma anche dall’aliquota Iva che colpisce la sospirata tazzina. «Il luogo di acquisto e le modalità di consumo del caffé cambiano infatti l’aliquota Iva applicata alla tazzina», spiega Livia Patrignani, senior economist dell’Ufficio studi di Confcommercio.

L’aliquota di base del 22% viene infatti applicata alle miscele di caffé che acquistiamo al supermercato o in torrefazione per il consumo domestico. Ma quando al caffé si aggiunge una componente di servizio, ed è questo il caso della tazzina bevuta la bar, cambia la musica. «In questo caso l’aliquota Iva con cui è tassata la bevanda scende al 10%, in linea con la tassazione applicata ai beni prodotti e venduti da bar e ristoranti», spiega Patrignani.

Ma ci sono casi in cui l’aliquota è ancora differente. «Quando si consuma il caffé in una mensa aziendale e in altre particolari circostanze di distribuzione “sociale”, l’aliquota applicata è quella ridottissima del 4%», precisa Patrignani. «E quello del caffé è solo un esempio delle tante sorprese chi si incontrano esaminando le aliquote applicate ai prodotti».

Le tante aliquote europee

«Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che dimostrano come tutto il sistema della aliquote Iva andrebbe rivisto e semplificato. A cominciare dal livello europeo, dove esistono almeno 25 aliquote diverse praticate nei diversi Stati, con esenzioni e tassazioni agevolate stabilite anche per aree geografiche, come l’Iva agevolata delle isole Canarie o di campione d’Italia», conclude Patrignani.

Per adesso dunque continueremo a vedere prodotti di uso comune come il dentifricio e il sapone tassati con l’aliquota ordinaria del 22%

Allo stesso modo di una fonte energetica di base come il gas. Le merendine potranno rimanere al 10% , come alberghi e viaggi aerei. Mentre sui pannolini per bambini tassati al 22% si è aperta da tempo una battaglia, avviata da chi vorrebbe portare l’aliquota allo stesso livello del 5% praticata sui prodotti per l’igiene femminile.