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L’indagine Astra: caffè, ecco quanto ne beviamo e come

L'interessante indagine condotta da AstraRicerche per conto di Consorzio Promozione Caffè, su modalità e consumo della bevanda nel Belpaese. E non mancano le sorprese

consumi coffeelover

MILANO – Il caffè è un po’ il simbolo del Belpaese, e se vogliamo uno dei simboli di Napoli o Trieste (in ordine alfabetico). Chiedersi se faccia male o bene è una delle domande più gettonate al suo riguardo. La risposta più universale, chiaro, è il classico “dipende da quanto se ne assume”. Per sette medici su dieci, non più di tre o quattro tazzine al giorno.

Appunto, ma quanto ne prendiamo? A questo quesito ha provato a rispondere l’ indagine condotta da Astra Ricerche per conto di Consorzio Promozione Caffè, attraverso un questionario online somministrato ad un campione di mille persone tra i 18 ed i 65 anni.

Partiamo da un presupposto importante: quasi tutti ne bevono almeno una tazzina al giorno. Sulle quantità consumate, il campione si divide poi in tre gruppi. Deboli consumatori (il 36% una o due tazzine al giorno), medi consumatori (ancora 36%, con due o tre tazzine al giorno) e forti consumatori (il 27% che va oltre).

Il consumo è più elevato tra gli uomini, e cresce con l’età fino intorno ai 55 anni. Interessante poi dare uno sguardo a quali zone d’Italia ne consumano di più o di meno. Sorpresa, i consumatori più accaniti sono quelli di Piemonte e Lombardia. La fruizione però cambia radicalmente al Sud, dove il caffè si prende prevalentemente a casa (89%) e meno al bar (78%).

La pausa caffè è soprattutto un rito mattutino: l’80% degli intervistati lo prende la mattina, il 76% subito dopo pranzo, il 59% a metà mattina, il 50% nel pomeriggio.

Certo, non tutti lo bevono allo stesso modo: gli uomini lo preferiscono amaro, le donne zuccherato e con latte o cacao. Altra differenza: gli uomini, gli over 45 del Centro Sud lo preferiscono “puro”, mentre donne e giovani (soprattutto 18-24enni, soprattutto nel Nord) amano di più le sue varianti caffè macchiato, cappuccino, caffelatte e marocchino.

Sempre a proposito della fruizione, dal sondaggio risulta evidente la funzione sociale della bevanda: l’85% del campione lo utilizza mentre fa quattro chiacchiere con amici o colleghi.

Interessante poi quanto viene “associato” al caffè: il 78% lo definisce poi uno dei piaceri della vita, tant’è vero che i sentimenti ad esso associati sono soprattutto piacere (72%) e relax (63%). Il 41% lo ritiene un modo per ritrovare energia, ricaricarsi, mentre il 50% considera il caffè qualcosa da offrire ad altre persone o un’esperienza da condividere con altri.

Ma cosa ne pensano gli italiani del caffè? Quasi tutti pensano faccia bene (94%), che aiuti a stare svegli (42%), che migliori la concentrazione (34%).

Un italiano su tre gli attribuisce un positivo ruolo sociale, al punto da considerarlo a monte di un’economia più forte. In fatto di salute, infine, la convinzione più diffusa è che siano pochi i medici (20%) che consiglino di limitarne l’uso.