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In viaggio con CSC nell’India del caffè di qualità, dove la cura è sartoriale

MILANO – Sono stati ben 1500 i chilometri, di cui molti in montagna, percorsi da alcuni rappresentanti di CSC – Caffè Speciali Certificati – nel cuore dell’area sud-occidentale dell’India, il quinto produttore mondiale di caffè.

“Visitare le piantagioni certificate significa verificare il livello di qualità del caffè, le infrastrutture.

Ma soprattutto fare sentire al produttore che gli siamo accanto, perché la forza di CSC è il legame personale tra produttore e torrefattore” – afferma Enrico Romano, titolare di C.B.C. di Roma e responsabile dei caffè di questa vasta area.

Con Romano hanno partecipato al viaggio Vittorio Barbera di Barbera 1870, Paola Goppion di Goppion Caffè e Andrea Matarangolo di Mondi Caffè.

Nel Paese c’è stato un grosso problema di siccità da marzo a maggio dello scorso anno che ha creato problemi di stress alle piante e ridotto notevolmente le riserve idriche.

La stagione calda ha poi permesso di proliferare al white stem borer, un coleottero parassita che distrugge le piante di Arabica scavando cunicoli e mangiando il tronco.

Questo problema ha colpito soprattutto la zona della seconda tappa del viaggio, Coorg, dove si trova il produttore certificato BBTC il cui raccolto si è molto ridotto per la concomitanza dei due eventi negativi (stem borer e siccità).

In altre zone, dove la pioggia, sebbene scarsa, è caduta in quantità maggiore, si registra al più un crivello medio minore, senza alcun peggioramento qualitativo.

Le piantagioni sono ombreggiate da alberi di alto fusto, con rampicanti e la costante presenza di pepe.

Non esiste lavoro minorile perché in India non si può lavorare fino al compimento del sedicesimo anno di età.

Il cupping di numerosi campioni di caffè ha chiuso ogni tappa, curato con grande professionalità da Andrea Matarangolo. Ecco il racconto della prima tappa.

Badra Estate, rifinitura sartoriale

La prima tappa è stata nei Ghats occidentali, che ospitano le colline del Bababudangiri, spina dorsale dell’industria del caffè indiano, dove si trova la Badra Estate and Industries LTD (FOTO).

Sua figura di riferimento è Jacob Mammen, un gentleman dal profilo British che segue direttamente le piantagioni che comprendono anche il te.

“È attento alle relazioni umane, ha una mentalità decisamente internazionale e lavora sempre più caffè pregiati, dal profilo “speciale” – osserva Vittorio Barbera -: per CSC è una figura importante non solo per le sue conoscenze della materia prima, ma anche per la sua apertura al dialogo e al confronto, indispensabili per un cammino condiviso”.

L’area di coltivazione si estende su 620 ettari a un’altitudine che varia dai 600 ai 1300 metri e comprende arabica e robusta per un totale di 750-850 tonnellate, oltre a 20 di pepe nero.

Gli arabica, coltivati tra 1000 e 1500 metri, presentano in tazza un corpo pieno e rotondo, un gusto pulito, con un’acidità raffinata e un bouquet aromatico floreale.

Inoltre, l’introduzione sperimentale di nuove varietà botaniche lascia immaginare un futuro ricco di interessanti novità. La robusta cresce a un’altitudine maggiore di quanto avvenga in altri Paesi e qui si trova spesso confinante con l’arabica.

Presenta un corpo pieno, note intense di cioccolato e nocciola tostata, retrogusto persistente e gradevole, senza le sgradevoli note legnose e terrose che spesso si accompagnano a questa varietà.

La qualità dei robusta prodotti da Badra si colloca tra le migliori al mondo: c’è grande attenzione sia nella fase del raccolto (solo ciliegie ben mature),  sia della successiva pulizia e della selezione manuale, un lavoro di rifinitura che le donne eseguono in modo sartoriale.

www.caffespeciali.it