venerdì 01 Marzo 2024
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Riccardo Illy per il riconoscimento Igp del gianduiotto: “Marchio di Torino”, e lancia un’accusa sulla tutela dell’espresso italiano

Patron del Polo del Gusto e di Domori: "Sono convinto che si arriverà a un’intesa. Lindt è una multinazionale ma non può fare la lotta contro tutti i produttori di gianduiotti del Piemonte. Rischia di vedere vincere Davide contro Golia, semplicemente perché siamo tanti i Davide, in campo, più di quaranta aziende del territorio che credono nel disciplinare proposto. Ma non dobbiamo abbassare la guardia, altrimenti finisce come per il caffè espresso"

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Riccardo Illy, patron del Polo del Gusto e di Domori, interviene sulla battaglia del cioccolato che divide Svizzera e Piemonte. “Rigorosamente senza latte e fatti con nocciole piemontesi e con il cacao criollo, il più pregiato”, spiega Illy che ha aderito alla piattaforma dei cioccolatieri piemontesi per il riconoscimento Igp del gianduiotto di Torino a cui però si oppone Caffarel del gruppo Lindt, la quale tuttavia non ha mai avuto intenzione di iniziare uno scontro (ne abbiamo parlato qui). Leggiamo di seguito parte dell’intervista di Christian Benna per Il Corriere della Sera.

Chi vincerà il braccio di ferro sulla ricetta originale. Torino o Zurigo?

“Non è in discussione il legame tra gianduiotto e Torino. In discussione c’è la ricetta. Capisco che alcune imprese vogliano usare il latte, per ragioni industriali e commerciali, ma vanno tutelati il territorio e le sue tradizioni”.

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Si arriverà a un accordo?

“Sono convinto che si arriverà a un’intesa. Lindt è una multinazionale ma non può fare la lotta contro tutti i produttori di gianduiotti del Piemonte. Rischia di vedere vincere Davide contro Golia, semplicemente perché siamo tanti i Davide, in campo, più di quaranta aziende del territorio che credono nel disciplinare proposto. Ma non dobbiamo abbassare la guardia, altrimenti finisce come per il caffè espresso”.

L’espresso italiano non è tutelato?

“Qualche anno fa era in discussione la tutela dell’espresso made in Italy, un prodotto che più italiano non si può. E quindi noi proponevamo una descrizione del caffè come bevanda cremosa fatta con una macchina da espresso. Una grande azienda poi si è opposta sostenendo che l’espresso si può fare anche con la Moka. Il risultato è che il processo di riconoscimento si è perso nella burocrazia e che abbiamo perso tutti non tutelando un prodotto della tradizione”.

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Il Polo del Gusto nasce con l’obiettivo di tutelare e riunire le eccellenze. Ai tempi della globalizzazione è ancora possibile?

“I prodotti del territorio sono beni comuni. Non possono appartenere a nessuna azienda. E quindi vanno tutelati dalle denominazioni di origine, Dop e Igp e denominazioni comunali. L’Italia è ricca di tesori. Le imprese devono rispettare questi tesori, altrimenti è a rischio la nostra tradizione, la nostra economia, la nostra cultura. Noi siamo impegnati su produzioni di qualità superiore: con Domori, Achillea, Pintaudi e tutti gli altri marchi. In gioco non c’è solo il futuro di alcune attività imprenditoriale. Ma lo stesso tessuto produttivo italiano che è composto da tipicità, le cui ricette non possono e non devono cambiare per ragioni commerciali”.

Per leggere l’intervista completa basta cliccare qui

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