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Narcotraffico: nei primi 10 mesi 2012 tolti alle mafie quasi 1,5 miliardi di euro di ricavi. “Soltanto il moltiplicatore dell’ecstasy, 212, è più alto di quello del caffè, 200”

Mariuna
Mariuana

MILANO – Sul sito del Sole 24 Ore, emanazione diretta del più importante quotidiano economico italiano, è uscito l’articolo che trovate sotto queste righe.

Con un confronto tra ecstasy e caffè forse un po’ disinvolto. Sicuramente disinformato. Un paragone di moltiplicatore sbagliato di almeno 10 volte, perché il contadino non ricava 0,10 ma almeno 1 euro al chilo.

E, dalle Borse, si ricava che non vanno bene gli 0,40 euro al chilo all’ingrosso nei Paesi di produzione.

Infine dove hanno trovato gli studiosi quel 20 euro al chilo per il torrefatto al dettaglio? Non hanno mai fatto la spesa. Questo è sicuro.

D’accordo, il Sole 24 Ore riprende i dati da un rapporto di una Fondazione. Ma dal giornale dei numeri e delle Borse un po’ più di attenzione ai dati, anche se ripresi, ce la saremmo aspettata. Senza entrare nel dettaglio del paragone tra caffè ed ecstasy…

Questo sì, un po’ (tanto), dà fastidio. Il resto no, tutti possiamo sbagliare. O no?

Vi proponiamo l’articolo. Aspettiamo i Vostri commenti.

Partiamo, nell’analisi di una tabella contenuta nel rapporto, dalle droghe sintetiche e in particolare dall’ecstasy.

Secondo il rapporto dell’Icsa, l’ecstasy vale 800 euro per un litro di Pmk (il piperonilmetilchetone da cui si ottiene ecstasy con un semplice processo di conversione) se acquistato direttamente dal produttore; si passa a 3.000 euro al litro all’ingrosso fino ad arrivare a 170.000 euro nel commercio al dettaglio, il cui calcolo è frutto della moltiplicazione di 17 euro che è il costo di ogni pasticca per 10.000 che è il numero di pasticche ottenibili dalla lavorazione di un litro di Pmk: il moltiplicatore, secondo l’analisi fatta dagli investigatori, è di 212.

I pochi sequestri di quest’anno sono quantificabili in 340mila euro al dettaglio.

Il moltiplicatore dell’ecstasy è un po’ più alto del caffè, prodotto perfettamente legale utilizzato come raffronto nell’analisi di filiera realizzata dai ricercatori della Fondazione: «Per offrire una tangibile esemplificazione di quanto sia redditizio il traffico di sostanze stupefacenti – si legge nel Rapporto – la resa dei diversi tipi di droga per ciascuno dei principali step della filiera è stata raffrontata con quella di prodotti leciti quale il caffè per il quale il produttore ricava 0,10 euro al chilo, all’ingrosso nei paesi di produzione un chilo di caffè costa 0,40 euro e al dettaglio in Europa un chilo di caffè rende 20 euro al chilo (comprensive di Iva e altre imposte), con un moltiplicatore di 200».

Ma è pur sempre la cocaina a tenere banco pur avendo un moltiplicatore più basso dell’ecstasy (e anche del caffè visto che ne abbiamo parlato): quello della coca è pari a 182 ma i margini di guadagno nella filiera sono inimmaginabili.

Il conto, riportato nel rapporto, è presto fatto: i narcotrafficanti comprano la cocaina al produttore il Sudamerica a 1.500 euro al chilogrammo e la rivendono all’ingrosso a 36.000 euro al chilo, che vale al dettaglio 210mila euro considerato che da un chilo di cocaina pura si ricavano tremila dosi da un grammo. Che vengono rivendute a un prezzo medio di 70 euro al grammo (il prezzo oscilla tra 57 e 82 euro a dose).

Per fare una stima, per difetto e approssimativa, del giro d’affari delle mafie in questo settore e soprattutto della ‘ndrangheta.

Basti pensare che nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati sequestrati 4.997,758 chili di cocaina. Di cui 2.123,589 chili (il 42,4% del totale sequestrato) in Calabria per un valore totale complessivo di quasi 180 milioni di euro all’ingrosso e un mancato ricavo per vendita al dettaglio per dosi di un grammo di 1.049.529.180 (un miliardo e 49 milioni e 529mila euro).

Meno conveniente oggi appare il commercio di altre sostanze stupefacenti

Meno conveniente si fa per dire, considerato che l’eroina (il cui moltiplicatore è pari a 68) comprata direttamente dal produttore costa 2.923 euro al chilogrammo. All’ingrosso costa 22mila euro al chilogrammo. E al dettaglio rende 200mila euro al chilo. Che è il valore finale delle 5mila dosi che se ne possono ricavare vendute mediamente a 40 euro l’una.

Se consideriamo che nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati sequestrati 708,880 chili. Per un valore all’ingrosso di 15.595.360 e un mancato guadagno al dettaglio di 141.776.000.

Decisamente di minor resa l’hashish (moltiplicatore 12) e la marijuana (moltiplicatore 20). Nel primo caso un chilogrammo all’ingrosso costa 930 euro, all’ingrosso si pagano 2.200 euro al chilo. E considerato che da un chilo di hashish si possono ricavare mille dosi.

Che si vendono a un prezzo medio di 10,80 euro. La resa di un chilo al dettaglio è di 10.800 euro. Nel secondo caso, invece, al produttore si versano 350 euro. Per ogni chilo di marijuana.

Che all’ingrosso si paga 1.425 euro che al dettaglio rendono circa 7mila euro.

Nel caso dell’hashish i sequestri fatti nei primi dieci mesi di quest’anno ammontano a 18.932,230 chili per un valore totale all’ingrosso di 41.650.906 che al dettaglio sarebbero diventati 204.468.084.

Nel caso, invece, della marijuana nei primi dieci mesi di quest’anno le forze dell’ordone hanno sequestrato 18.558,703 chilogrammi di “roba”. Per un valore all’ingrosso di 26.445.150 euro. Che al dettaglio avrebbero un valore di 129.910.921 euro.

Una curiosità: secondo i dati sui sequestri è la Puglia a detenere il primato con 10.065,086 chilogrammi scoperti (il 54,2% del totale).

E la Puglia detiene anche il primato per il sequestro di piantine: ne hanno scoperte 4.002.637 su un totale nazionale di 4.121.758 piantine sequestrate.