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Gruppo Illy, piani di crescita. Al timone c’è Marescotti

Via libera a un aumento di capitale da 38 milioni per la holding presieduta da Riccardo Illy. Obiettivo: sostenere lo sviluppo dei marchi esterni al caffè

Marescotti Illy

TRIESTE – Aumento di capitale da 38 milioni e lancio di un bond per rafforzare la crescita delle aziende del gruppo fuori dal business classico del caffè. La dinasty imprenditoriale triestina (l’azienda è stata fondata nel 1933 da Francesco Illy), si affida sempre di più ai manager esterni e vuole continuare a crescere con una operazione definita «di strategia industriale e commerciale» approvata da un’assemblea straordinaria.Dopo la nomina nel maggio scorso di Massimiliano Pogliani nel ruolo di amministratore delegato di Illycaffè, al vertice della holding di gruppo è arrivato ora Federico Marescotti (FOTO).

L’investitura del manager, avvenuta nel giugno scorso, è emersa ufficialmente in occasione dell’ultimo cda. Marescotti è un top manager che il presidente della Spa Riccardo Illy conosce e apprezza da tempo dopo averlo scelto, ai tempi in cui era governatore del Fvg, al timone della finanziaria regionale Friulia.
«É la mia prima esperienza – dice Marescotti – alla guida di un’importante azienda familiare. La mia missione è quella di proseguire e rafforzare la crescita organica dell’azienda con nuove acquisizioni al di fuori del core business del caffè».

Riccardo Illy conferma la ragione di una scelta che premia «la competenza» anche in ragione di una stima reciproca culminata nel giugno scorso con l’ingresso del top manager nel consiglio della holding di famiglia. Marescotti, master alla London School of Economics di Londra, è un esperto di private equity e collabora con diverse società internazionali. In particolare segue un’altra family company nel settore ambientale in Germania.

CARTE DOZIO
FRANKE

Illy sottolinea l’importanza di una fase di sviluppo dell’azienda per aumentare la penetrazione sui mercati esteri nonostante uno scenario economico complicato dalle tendenze sempre più spinte al protezionismo commerciale.

Con il nuovo cambio di governance si completa così il modello di una azienda triestina a controllo familiare e conduzione manageriale. L’assemblea straordinaria come detto ha anche dato via libera a un aumento di capitale da 38 milioni già sottoscritto interamente: «Stiamo lavorando sul mercato internazionale per emettere un bond da 20-25 milioni con scadenza 18-20 anni che probabilmente riusciremo a lanciare a inizio 2017», chiarisce Marescotti.

Attorno alla sua dimensione classica di impresa conosciuta per il caffè di qualità, la famiglia ha costruito nel tempo la holding di gruppo Illy Spa, che controlla aziende alimentari di pregio come il cioccolato della genovese Domori, la casa da tè Dammann Frères assieme ai vigneti della Mastrojanni, e Agrimontana (marmellata di alta qualità). Venduti i gelati Grom agli anglolandesi di Unilever, il gruppo sta lanciando una nuova fase di espansione con l’obiettivo di «accelerare la crescita nelle società controllate ampliando la presenza sui mercati esteri».Ad esempio puntando sull’alta pasticceria all’estero in Francia e Svizzera.

Da Mastroianni (110mila bottiglie prodotte l’anno) al cioccolato di cacao pregiato della Domori (il giro d’affari salirà quest’anno a 14,5 milioni), il gruppo Illy spinge su una nuova fase di shopping: «Valutiamo nuove opportunità se economicamente valide», annuncia il nuovo ad impegnato in un fitto dialogo con investitori istituzionali per il lancio del bond.

Bond da 70 milioni di euro per maggiore flessibilità finanziaria

«Ma all’orizzonte- sottolinea Marescotti- non è previsto lo sbarco a Piazza Affari. Di fatto -aggiunge- molte società familiari italiane si sono aperte a investitori di minoranza con grande successo. Il modello di governance adottato dalla famiglia Illy è già molto vicino a quello di una società quotata». Lo scorso anno anche la illycaffè guidata da Andrea Illy ha lanciato un bond da 70 milioni di euro per garantirsi flessibilità finanziaria e sostenere i piani di sviluppo.