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venerdì 19 Luglio 2024
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Giornata mondiale dell’ambiente: perché il 75% degli under 35 consuma prodotti vegetali

Salvatore Castiglione, presidente Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food: “A tavola i plant-based possono aiutare a seguire una dieta sostenibile. Circa 1 italiano su 2 (47%) afferma di sapere che questi prodotti hanno un'impronta ecologica tra le più basse del mondo alimentare e il 46% aggiunge che richiedono un minore impiego di risorse naturali - come suolo, acqua ed energia - rispetto ad altri alimenti. Gli alimenti a base vegetale non solo offrono una scelta ecologicamente responsabile al consumatore, ma sono anche riconosciuti dagli italiani come una soluzione concreta per ridurre l'impatto ambientale legato al consumo (e alla produzione) di cibo”

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MILANO  – Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti e negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza del forte impatto ambientale dovuto anche alle nostre scelte alimentari, responsabili di quasi 1/3 delle emissioni di gas serra globali. Inserire più alimenti vegetali nella propria alimentazione è una scelta che può fare la differenza, anche nei confronti dell’ambiente. Lo hanno capito soprattutto i giovani under 35, che considerano la sostenibilità uno dei principali driver nelle loro scelte di acquisto e che, per questo, consumano prodotti plant-based oltre 2-3 volte a settimana[1].

L’analisi del Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food

È quanto emerge dall’analisi messa a punto dal Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food, la più grande Associazione di rappresentanza diretta di categorie merceologiche nel settore alimentare in Italia e in Europa, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente (5 giugno). Secondo una ricerca condotta da UIF con AstraRicerche[2], il 75% degli under 35 sceglie abitualmente prodotti a base vegetale e li considera sostenibili. Per il 65%, inoltre, i plant-based rappresentano un fenomeno ben radicato nelle proprie abitudini alimentari e non una semplice “moda” passeggera.

Una dieta sostenibile

“A tavola i plant-based possono aiutare a seguire una dieta sostenibile”, dichiara Salvatore Castiglione, presidente Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food. “Circa 1 italiano su 2 (47%)[3] afferma di sapere che questi prodotti hanno un’impronta ecologica tra le più basse del mondo alimentare e il 46% aggiunge che richiedono un minore impiego di risorse naturali – come suolo, acqua ed energia – rispetto ad altri alimenti. Gli alimenti a base vegetale non solo offrono una scelta ecologicamente responsabile al consumatore, ma sono anche riconosciuti dagli italiani come una soluzione concreta per ridurre l’impatto ambientale legato al consumo (e alla produzione) di cibo”.

Una consapevolezza diffusa soprattutto tra le generazioni più giovani, che in fatto di scelte green a tavola, sono i principali promotori. Più di 7 giovani su 10 (73%) dichiarano di conoscere l’esatta composizione dei plant-based, confermando di sapere che si tratta di prodotti realizzati con ingredienti esclusivamente di origine vegetale, senza alcun elemento di origine animale. 4 su 10 (40,4%) li scelgono per diversificare la propria dieta alimentare e oltre 6 su 10 (66,5%) li considerano un “aiuto per il Pianeta”.

La dieta flexitariana

Affermazione che trova d’accordo Ludovica Principato, professoressa aggregata in Gestione Sostenibile di impresa, Università Roma Tre: “In Italia, l’adozione di una dieta ‘flexitariana’, che include una maggiore presenza di alimenti di origine vegetale come verdura, frutta, cereali integrali e legumi, avrebbe un impatto molto positivo sull’ambiente rispetto all’attuale dieta seguita nel nostro Paese. Ci consentirebbe, infatti, di: dimezzare le emissioni di gas serra, che diventerebbero equivalenti a 98Mt CO₂, anziché 187 (o addirittura a 77, nel caso dell’adozione di una dieta vegetariana); risparmiare una quantità di acqua equivalente a 3,6 milioni di piscine olimpiche (o a 4,4 sempre nel caso di una dieta vegetariana); ridurre fino al 40% la perdita di biodiversità”.

L’attenzione crescente verso la salvaguardia del pianeta è un segnale evidente dell’impegno delle nuove generazioni nel promuovere uno stile di vita responsabile. “Questo impegno – sostiene il sociologo Mauro Ferraresi – si riflette anche nelle scelte di acquisto degli under 35, portando a notevoli cambiamenti nel contenuto del carrello della spesa. Le nuove generazioni sono sempre più consapevoli del legame tra le loro scelte alimentari e la salute del pianeta. Per questo, scelgono di consumare prodotti maggiormente ‘sostenibili’, come quelli a base vegetale”.

Gli under 35 mostrano una consapevolezza sulle tematiche ambientali molto più elevata rispetto alla fascia di età più adulta. Questo dimostra che “attraverso il linguaggio del cibo e grazie al lavoro di insegnanti ed educatori è possibile stimolare un approccio critico e proattivo e favorire un cambiamento duraturo nelle nuove generazioni per la diffusione di una cultura della sostenibilità incentrata su azioni sistemiche”.[4]

Attenti ed informati, gli under 35 in prima linea a difesa dell’ambiente

Secondo i dati di un’indagine UIF- Gruppo Prodotti a base vegetale[5], il 66% degli under 35 dichiara di aver cambiato il proprio modo di mangiare negli ultimi 5 anni. Tra le motivazioni principali che hanno guidato i cambiamenti a tavola c’è proprio l’impatto ambientale del cibo. Ma perché per i giovani la sostenibilità è un valore così importante, capace di guidare le scelte presenti e future?

“Esiste una vasta letteratura in grado di dimostrare che gli under 35 sono i cittadini più attenti ad ambiente, economia circolare e sostenibilità”, spiega il sociologo Mauro Ferraresi. “Sono state effettuate numerose analisi psicografiche per comprendere quali siano i driver, le spinte emotive e le ragioni psicologiche che muovono gli under 35 verso il ‘green’, pure nel cibo.  E la riposta va ricercata in un afflato ideale, una connessione con ‘Gaia’ (la madre Terra), di persone curiose, empatiche, attente al mondo che le circonda”.

L’impatto sulle scelte alimentari

“Il crescente interesse dei giovani per la sostenibilità e il suo impatto sulle scelte alimentari può essere attribuito a diversi fattori”, continua Ferraresi. “In primo luogo, le nuove generazioni sono cresciute in un’epoca in cui le questioni ambientali e il cambiamento climatico hanno assunto una grande rilevanza, essendo oggetto di ampi dibattiti pubblici. Gli under 35 sono stati maggiormente esposti a informazioni riguardanti l’impatto ambientale della produzione del cibo, in termini di emissioni di gas serra e utilizzo delle risorse naturali. Sono, per questi motivi, anche più aperti all’innovazione e a seguire nuove tendenze, anche in ambito alimentare. I prodotti a base vegetale rappresentano, ad esempio, un’alternativa moderna e in linea con i valori di sostenibilità che essi abbracciano. La consapevolezza che i plant-based utilizzino ingredienti a basso impatto ambientale e richiedano meno risorse, come acqua e uso del suolo, per la loro produzione, contribuisce a rafforzare la loro percezione di sostenibilità”.

Ed infatti, più di 4 giovani su 10 (43,4%) ritengono che i plant-based siano sostenibili perché realizzati con i vegetali, che sono amici dell’ambiente. Il 36,3% li considera sostenibili anche perché usano ingredienti con basso impatto ambientale o perché richiedono l’uso di poca acqua, contribuendo a ridurre le emissioni di CO (22%)[6].

Le diete sostenibili sono un aiuto per proteggere il pianeta

Ma sarà corretta la scelta dei consumatori under 35 di puntare su diete ricche di vegetali e sui prodotti plant-based, per salvaguardare l’ambiente? I dati confermano inequivocabilmente questa scelta: consumare una porzione media di tofu 1-2 volte a settimana contribuisce a immettere nell’atmosfera, annualmente, “solo” 12 kg di CO; le bevande a base di mandorla, solo 10 kg; quelle a base di riso 18 kg. Si tratta di quantitativi di gas serra decisamente inferiori rispetto a quelli immessi da altre tipologie di cibi, a conferma che anche le nostre scelte alimentari possono aiutare il Pianeta.

“Se adottassimo a livello globale diete ad alto contenuto di alimenti vegetali – conferma la prof.ssa Principato – potremmo ridurre la perdita di biodiversità dal 5% fino al 46%. L’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale rispetto agli alimenti di origine animale, consentirebbe inoltre una riduzione generale dell’uso di acqua fino all’8% in un paese come gli Stati Uniti e fino al 15% in Cina. Questo non vuol dire smettere di mangiare proteine animali o simili, ma solo lavorare su concetti di quantità e frequenza”.

Bibliografia

[1] Survey Bva-Doxa per Unione Italiana Food/Gruppo Prodotti a base vegetale, 2022.

[2] Survey AstraRicerche per Unione Italiana Food/Gruppo Prodotti a base vegetale, 2023.

[3] Survey Bva-Doxa per Unione Italiana Food/Gruppo Prodotti a base vegetale, 2022.

[4] Marta Antonelli, Elena Cadel, Sonia Massari, Verso il 2030. Educare alla cittadinanza attiva attraverso la sostenibilità alimentare e ambientale, in “Equilibri, Rivista per lo sviluppo sostenibile” 1/2020, pp. 98-104, doi: 10.1406/97540

[5] Survey Bva-Doxa per Unione Italiana Food/Gruppo Prodotti a base vegetale, 2022.

[6] Survey AstraRicerche per Unione Italiana Food/Gruppo Prodotti a base vegetale, 2023.

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