venerdì 19 Agosto 2022

Espresso Away, Gentili: “Necessario un formato differente ed eco-friendly”

Il fondatore: “Ovviamente spero che crescano il più possibile. Per fare una media: una persona in ufficio beve due caffè al giorno, per 250 giorni di lavoro, sono 500 monouso all’anno. Se proviamo ad estendere i numeri a 1000 persone, si risparmiano 500mila bicchieri in un anno. Al momento ci concentriamo su questi traguardi, perché è importante cominciare a far prendere la consapevolezza le persone e alle aziende di caffè e del vending."

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MILANO – Abbiamo parlato con Giorgio Gentili, il fondatore di Espresso Away, azienda di cui abbiamo parlato più volte nel corso di questi ultimi anni, che ha voluto dare un importante contributo alla svolta sostenibile dei consumi dell’espresso in contenitori alternativi ai bicchierini di plastica monouso: una tendenza fortunatamente sempre più forte tra i coffeelovers, che si unisce con le nuove disposizioni europee. Cerchiamo di entrare nel dettaglio della proposta con alcune domande mirate sul prodotto.

Espresso Away è nata durante la pandemia, in risposta alla crescita della formula d’asporto e dei bicchierini monouso: ci racconta un po’ la genesi del suo progetto?

Racconta Gentili: “L’idea in realtà è partita ancora prima dell’inizio della pandemia, quando ho notato che all’estero era diffusa una maggiore sensibilità rispetto all’uso esagerato dei bicchierini usa e getta per il caffè: è allora che ho pensato che anche noi avessimo lo stesso problema da affrontare, anche se nel caso dell’Italia, l’espresso richiedeva un formato differente. Fuori dai confini nazionali infatti il monouso riguardava il caffè filtro, mentre a noi serviva qualcosa che replicasse le dimensioni della tazzina.

Il mio background non è direttamente collegato con il caffè: lavoro come gestore del Bagno Maddalena, al cui interno è operativo un bar: qui mi sono allenato a preparare un buon espresso per i miei clienti. Per poter garantire una certa qualità, ho seguito un corso con il campione di coffee cup tasting Giacomo Lo Cascio. E proprio con questa maggiore consapevolezza che ho voluto creare la tazzina Espresso Away con determinate caratteristiche, come la forma a tronco di cono e il fondo cavo.

La produzione vera e propria è iniziata una volta terminata la fase di restrizioni che imponevano la sola formula dell’asporto. Ovviamente l’esigenza di un cambiamento esiste già da tempo, ancor prima dell’arrivo del Covid e continua ad esser presente nell’asporto dei bar (parliamo di circa 500 milioni di bicchierini monouso). Questi numeri interessano soprattutto il canale degli uffici, dove si concentrano i consumi: si stimano circa 5 miliardi all’anno. È qui quindi che probabilmente sarà più semplice introdurre un cambio di rotta.

Una tazzina d’asporto Espresso away (foto Giorgio Gentili)

Tante aziende si sono già adeguate con altri prodotti, come ad esempio le borracce
dell’acqua per eliminare le bottigliette di plastica. Sulla stessa linea, si potrebbe agire con le tazzine da caffè. Espresso Away potrebbe risolvere il problema.

Anche nel vending si stanno smuovendo le cose in questo senso: molte imprese stanno dotando i distributori di un sensore di riconoscimento della tazzina. Potremmo inserirci anche su questo canale. Ora c’è poca consapevolezza dell’entità dello spreco, ma ormai anche l’Unione Europea con la direttiva SUP ce lo richiede. Dobbiamo andare verso l’utilizzo di contenitori riutilizzabili. Le aziende dovranno adeguarsi presto e gli stessi consumatori premiano questo tipo di scelte.

C’è anche poi un risparmio dal punto di vista economico, perché per quanto eco-friendly, i bicchierini usa e getta fatti con materiali biodegradabili hanno un costo elevato da sostenere. Con Espresso Away invece, i clienti sono in grado di riutilizzare i contenitori migliaia di volte e sono lavabili nella lavastoviglie.“

Lanciata con kickstarter, ha riscontrato subito molto successo?

“Abbiamo raccolto qualche migliaia di euro per partire. Kickstarter è una delle piattaforme più popolari e per questo ho puntato su questa per avviare il progetto. Il riscontro è stato positivo, anche all’estero in paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna”.

Un nuovo modo di bere d’asporto (foto di Giorgio Gentili)

Come ha progettato e realizzato questa particolare tazzina? C’è dietro un lavoro di ricerca e sviluppo sui materiali e le forme?

“Mi sono rivolto a uno studio di design di Lucca, Odale, specializzato proprio nella realizzazione di nuovi progetti. Loro mi hanno aiutato a concretizzare la forma e il design anche del coperchio a chiusura ermetica che ho ideato.”

L’ocs è ancora in sofferenza e probabilmente continuerà in forma ibrida con lo smartworking: Espresso Away come si posiziona su questo canale?

“È vero che l’ocs hanno cambiato modalità di lavoro, ma dobbiamo comunque considerare che il caffè è presente in tutti gli uffici italiani, anche mantenendo attivo parzialmente lo smartworking si manterranno consumi altissimi. Sono abbastanza soddisfatto: ci sono varie aziende di piccole e medie dimensioni che mi hanno richiesto di avere un prodotto personalizzato da inserire peri propri dipendenti.”

Il tritan è una scelta dovuta a quale ragionamento?

“È stato frutto di una scelta precisa effettuata dopo tante ricerche. Le ho volute realizzare affinché fossero infrangibili: la ceramica e il vetro vanno in mille pezzi facilmente e quindi non sono molto pratiche. Il coperchio poi ha varie funzioni e benefici: quando la tazzina è piena si può portare tranquillamente in giro senza paura di spargere la bevanda. Quando invece è vuota e sporca, per mantenere una certa estetica, può restare chiusa e risultare un oggetto di design sulla propria scrivania.

E ancor prima dell’utilizzo, il coperchio impedisce inoltre l’ingresso di alcuni agenti contaminanti esterni. Espresso Away non è isolata come un thermos, ma ha uno spessore di circa 6 millimetri sul fondo, quindi risulta un contenitore che conserva abbastanza a lungo la temperatura.

Le tazzine esteticamente attraenti di Espresso Away (foto di Giogrio Gentili)
Le tazzine esteticamente attraenti di Espresso Away (foto di Giogrio Gentili)

Infine, il tritan è un materiale che è stato approvato per restare a contatto con i liquidi alimentari sino al 100 gradi e quindi è sicuro. La Fda l’ha approvato come unico materiale adatto per i biberon dei bambini. Non contamina le bevande al suo interno e ne lascia intatto il sapore. Non dimentichiamoci poi che è anche bello da vedere: tanti lo confondono proprio con la ceramica. E resiste a tanti lavaggi.”

Voi avete raggiunto importanti obiettivi: 7000 persone coinvolte, 450mila bicchieri monouso risparmiati. E ora, quali sono i prossimi numeri da conquistare?

“Ovviamente spero che crescano il più possibile. Per fare una media: una persona in ufficio beve due caffè al giorno, per 250 giorni di lavoro, sono 500 monouso all’anno. Se proviamo ad estendere i numeri a 1000 persone, si risparmiano 500mila bicchieri in un anno. Al momento ci concentriamo su questi traguardi, perché è importante cominciare a far prendere la consapevolezza le persone e alle aziende di caffè e del vending.

Anch’io agisco nel mio piccolo e nello stabilimento che gestisco ho eliminato proprio gli usa e getta per il caffè. Propongo Espresso Away ai clienti. Sono stati tutti soddisfatti e ho risparmiato 1200 bicchieri monouso con sei tazzine in tre mesi.”

Le sue tazzine vanno anche in montagna…
“Sì con Raffaele: lui ha pensato che l’out door potesse prestarsi a Espresso Away coinvolgendolo nel suo progetto di Moka in montagna.”

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