venerdì 24 Maggio 2024
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Parla Francesco Segafredo, Essse Caffè: “Scienza, Sapienza e Specializzazione sono il nostro stimolo, il bilancio 2023 a 42 milioni, è il record storico dell’azienda”

L'azienda pone grande importanza anche al tema della sostenibilità. Il presidente: "Per noi qualità e sviluppo sostenibile sono sempre andati di pari passo, anche quando la parola sostenibilità non era un tema così centrale come oggi. Siamo partiti nel 2002 con la certificazione ambientale ISO 14001, figurando tra i primi player nel mondo del caffè ad ottenerla e, da quel momento, non abbiamo mai smesso di investire sulla mitigazione degli impatti ambientali. Negli ultimi anni stiamo lavorando al nostro primo bilancio sostenibilità e parallelamente ad un importante progetto di eco design degli imballaggi. Tuttavia, sappiamo bene che, quando si parla di sostenibilità non si tratta solo di quella ambientale, infatti, sin dalla nascita di Essse Caffè sostenibilità economica e sociale sono sempre state al centro"

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Francesco Segafredo, presidente di Essse Caffè e fondatore della torrefazione insieme alle sorelle Chiara e Cristina, rivela le sfide e gli obiettivi economici e sociali raggiunti dall’azienda negli ultimi anni all’insegna delle tre parole chiave che contraddistinguono il brand che ha la sua sede a Bologna: Scienza, Sapienza e Specializzazione.

Essse Caffè ha chiuso il 2023 a 42 milioni di euro di fatturato con un +8% sul 2022 ed un notevole +2% sul 2019, l’anno pre-Covid.

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Un’azienda familiare che rispetta le tradizioni guardando sempre al futuro, con una particolare attenzione alla sostenibilità economica e sociale, grazie all’entrata della quarta generazione: la figlia Agata Segafredo e i tre nipoti, Pietro Buscaroli e Riccardo e Ruggero Auteri.

Ma con questa lunga intervista a cuore aperto sentiamo direttamente le considerazioni e le riflessioni Francesco Segafredo su Essse Caffè che occuperà un posto di rilievo al prossimo Sigep.

Chi è Francesco Segafredo e come è arrivato alla sfida di Essse Caffè?

“Un free climber con la passione del caffè. Ho fondato, insieme alle mie sorelle Chiara e Cristina nel 1979 Essse Caffè, come naturale percorso sia di vita sia imprenditoriale dopo la cessione della allora Segafredo SpA alla famiglia Zanetti, avvenuta 2 anni prima”.

Può darci una dimensione economica di Essse Caffè?

Abbiamo chiuso il 2023 a 42 milioni di fatturato con un +8% sul 2022 ed un +2% sul 2019. Ma più che il fatturato, che può dire e non, amo sottolineare la costante buona redditività dell’azienda anche in tempi molto difficili come gli attuali: redditività che secondo una visione, patrimonio del dna famigliare non deve essere destinata a distribuire dividendi ai soci (che debbono, comunque, avere le loro giuste soddisfazioni), ma bensì per creare benessere sociale sottoforma di nuovi posti di lavoro, di investimenti, e di attività di sostegno sociale e solidale”.

Scienza, sapienza e specializzazione: le tre S di Essse Caffè come si sono evolute dal 1979 al 2023?

“Molto ed in continuazione: la Scienza grazie alla convenzione di ricerca con le Università di Bologna, Cesena e Foggia, mai interrotte dal 1979; ovviamente anche la continua evoluzione che il mondo scientifico mette a disposizione dà un grande contributo.

La Sapienza con la continua attività che ampia giorno per giorno l’esperienza di questo complesso mondo del caffè.

La Specializzazione come naturale conseguenza della maniacale ricerca della qualità che la nostra azienda mette in campo grazie alla condivisione di questo impegno da parte di tutti i collaboratori”.

Com’è nato e quali sono le caratteristiche che contraddistinguono il vostro Sistema Espresso?

“Il nostro Sistema Espresso per il porzionato? è nato in ritardo rispetto ai competitor, solo quando ho capito che anche con le capsule si potesse fare un gran buon caffè. Attenzione, mai “buono come al bar” visto che gli strumenti di estrazione sono ben diversi e lavorano a condizioni (pressione, temperatura ecc.) estremamente dissimili, ma comunque gradevole, bilanciato, costante e persistente.

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Sistema Espresso (immagine concessa)

Un sistema a capsule si basa oltre che, ovviamente, sulle giuste miscele, anche e soprattutto sulla macchina e, sinceramente, abbiamo fatto un gran bel lavoro: il nostro Sistema Espresso eroga subito sin dalla prima estrazione un ottimo espresso, rotondo, corposo, persistente, costante in tutte le erogazioni successive”.

Essse Caffè porta l’espresso italiano in 60 Paesi del mondo

Si, realizzando quasi il 25% del fatturato totale, ma soprattutto avendo grandi soddisfazioni con i nostri partner esteri, molti dei quali condividono la filosofia ed i principi di Essse Caffè; alcuni di loro hanno realizzato centri di formazione sul modello della nostra Classe di Essse, per i quali hanno chiesto e ottenuto la nostra consulenza e supervisione.

Realizziamo ottimi fatturati in USA, Arabia Saudita, Grecia, ma anche in Paesi più lontani quali Cina, Filippine, Uzbekistan, Mongolia“.

In azienda è entrata la quarta generazione, la vostra si conferma una famiglia che guarda al futuro

“Sì, e questa per me è una grandissima soddisfazione. Negli ultimi anni sono entrati in azienda mia figlia Agata Segafredo e tre nipoti, Pietro Buscaroli e Riccardo e Ruggero Auteri, tutti e quattro occupano già con grande passione e senso di responsabilità ruoli apicali, ciononostante si stanno sottoponendo ad un impegnativo percorso di formazione per prepararsi in modo ottimale alle sfide del prossimo futuro.

Concordo che la presenza della quarta generazione rappresenti per tutti i collaboratori un elemento di tranquillità e sicurezza e la conferma che la famiglia investa e guardi al futuro senza riserve, con convinzione e determinatezza.

Ad ulteriore conferma di questa visione, mi preme aggiungere che la nuova generazione, compatta ed all’unanimità, ha condiviso l’opportunità di ricercare un general manager; ricerca sfociata poi nell’entrata in azienda nello scorso settembre, così come pure riportato da questa testata, del dottor Luca Cioffi, persona di grande spessore e manager di alto profilo e provata esperienza del settore.

Sono fermamente convinto che tale inserimento permetterà alla Essse Caffè un ulteriore importante salto di qualità”.

Che cosa significa per Essse Caffè essere ambasciatore del buon espresso e della qualità? Quale è il valore aggiunto che questo marchio porta con sé?

Questa è una missione che ci siamo voluti assumere fin dall’inizio della nostra attività, da sempre ci riteniamo il caffè dei professionisti, in quanto fornitori di prodotti eccellenti, seri ed affidabili, ma non solo.

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La tazzina Essse Caffè (immagine concessa)

Fin da subito abbiamo avuto l’idea molto chiara che fornendo un ottimo prodotto coprivamo metà del percorso, in quanto il barista quando estrae il caffè lo fa attraverso una piccola, ma vera e propria trasformazione, dove l’imperfezione di uno solo dei passaggi (macinatura, dose, pressione, temperatura ecc..), altera inevitabilmente il risultato finale, vanificando tutti gli sforzi precedenti.

È per questo che i nostri agenti sono formati, non solo per fornire il miglior servizio commerciale ai nostri clienti, ma sono anche dotati di attrezzatura professionale quale manometro, termometro e bilancia elettronici, kit durezza acqua, kit doccette e guarnizioni ecc. al fine di fornire anche l’assistenza tecnica più idonea per contribuire ad un risultato in tazza a regola d’arte.

A conferma di tutto ciò Essse Caffè è certificata dal 1996 per il sistema di gestione qualità, non solo per la produzione e vendita di caffè e prodotti affini, ma anche, unica nel settore, per i servizi di assistenza connessi.

Va da sé che il nostro valore aggiunto è proprio questo, cioè, servire prodotti eccellenti ed un servizio altrettanto eccellente“.

Oggi il flagship store di Bologna si trova nello spazio in cui in passato sorgeva la storica torrefazione della famiglia Segafredo: che cosa rappresenta questo luogo per Essse Caffè?

“È un po’ il tempio della nostra tradizione famigliare; da tempo abbiamo spostato la produzione, lasciando uffici di rappresentanza dove una volta si tostava, ma lo store rimane dov’è sempre stato, nel suo edificio storico del centro di Bologna, continuando a legare la nostra storia famigliare a questa magnifica città.

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Il flagship store Essse Caffè in via Galliera a Bologna (immagine concessa)

Di recente è stato ristrutturato, ma abbiamo appunto voluto valorizzare alcuni elementi storici come gli antichi sili ed i caratteristici banconi riciclandoli e dando continuità alla storia”.

Il marchio Miscela Masini è strettamente legato alle origini dell’azienda: che cosa rappresenta oggi?

La Miscela Masini era stata ideata da mio padre Giampiero nel 1952 e fornita in esclusiva ai due locali di proprietà nel centro di Bologna, poi per una qualche ragione che ignoro, forse difficoltà di reperimento delle monorigini idonee od eccessiva onerosità, da metà degli anni ‘60 non venne più prodotta.

La Miscela Masini (immagine concessa)

Quando fondai la Essse Caffè, mi misi in testa di ricrearla, il mito aleggiava ancora nel settore.

Andai a Bassano del Grappa dove in pensione, ma fortunatamente dotato di ottima memoria, viveva Berto, il torrefattore di mio nonno e di mio padre, e fra un’ombra di vino al bar e l’altra e un’altra facemmo rivivere la Miscela Masini.

Quando partimmo nel primo anno la Masini rappresentava il 60% del fatturato, ma dato ancora più eclatante oggi rappresenta il 35%; credo di poter affermare che per un prodotto top di gamma sia un caso piuttosto unico.

Sono fermamente convinto che tale straordinario risultato sia dovuto non solo alla eccellente qualità della miscela, ma anche e soprattutto alla sua grande costanza nel tempo.

Ci tengo a sottolineare a tale proposito che, in questi tempi così difficili, dobbiamo ringraziare i nostri efficienti reparti ricerca e controllo qualità, ufficio acquisti ed anche i nostri fornitori di verde che si stanno prodigando in enormi sforzi, per mantenere inalterata e costante nel tempo l’alta qualità di tutti i nostri prodotti, primo fra tutti la Miscela Masini.

In conclusione, per Essse Caffè la Miscela Masini è non solo l’emblema, il fiore all’occhiello, ma la dimostrazione che di qualità non ci limitiamo a parlarne, ma la facciamo veramente“.

Quest’anno per la prima volta avete attivato la partnership con un brand ambassador, Sebastiano Caridi, quali sono i presupposti e gli obiettivi di questo progetto?

“Sì, il rapporto che si è instaurato con Sebastiano è stato molto naturale, ci siamo scelti vicendevolmente. L’eccellenza e la storia incredibile di Miscela Masini è stata la scintilla che ha trasformato un semplice rapporto commerciale in una partnership vera e propria, in cui visione della qualità, del saper fare italiano e la conoscenza profonda delle materie prime, sono stati i valori comuni trainanti.

Tra i tanti progetti condivisi, quello di maggior soddisfazione è senz’altro il panettone artigianale caffè e caramello, lanciato con enorme successo, durante le scorse feste natalizie.

I progetti futuri a cui stiamo lavorando assieme sono molti, e tutti hanno l’obiettivo di rendere l’anno nuovo all’altezza delle aspettative; infatti, il primo appuntamento è con Sebastiano alla prossima edizione di Sigep in cui sarà operativo ospite nel nostro stand“.

Che ruolo ricopre, oggi, La Classe di Essse all’interno di Essse Caffè? Come è mutato il progetto nel tempo?

La Classe di Essse oggi occupa un ruolo strategico in azienda, ed ha l’obiettivo di garantire l’eccellenza sia delle risorse che del prodotto in tazzina.

Sin dal 1979 ci siamo sempre occupati di formazione all’interno dei locali e nel 2005 siamo riusciti a concretizzare il sogno di avere un vero e proprio centro di formazione, ovvero La Classe di Essse.

Da lì è iniziato un nuovo capitolo, abbiamo sempre più ampliato il numero dei corsi, le tematiche da trattare e continuato a fare formazione in Italia e in tutto il mondo ai nostri clienti, lavorando al loro fianco come partner.

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La formazione in Essse Caffè (immagine concessa)

Insomma, la formazione fa parte del dna di Essse Caffè, ed è per questo che è aperta anche ai clienti della concorrenza, ma soprattutto a tutta la nostra forza di vendita; infatti, proprio a questo proposito, il 2023 ha visto la nascita di un progetto a cui tengo moltissimo e che ritengo innovativo ed unico nel suo genere: la Sales Academy Giampiero Segafredo (ne abbiamo parlato qui), che porta il nome di mio padre, uomo di grande cultura nel mondo del caffè ed un convinto promotore dell’importanza della formazione.

Si tratta di un progetto verticale in ambito commerciale, aperto a chiunque abbia interesse ed attitudini al settore, con voglia di lavorare a contatto con le persone, appassionato di caffè ma non necessariamente esperto: infatti sarà nostro compito quello di offrire non solo una formazione gratuita, ma anche retribuita a queste nuove leve, con una visione al futuro e l’obiettivo di formare la forza di vendita di domani“.

Sostenibilità è diventata una parola chiave: come si sta muovendo Essse Caffè?

Per noi qualità e sviluppo sostenibile sono sempre andati di pari passo, anche quando la parola sostenibilità non era un tema così centrale come oggi.

Siamo partiti nel 2002 con la certificazione ambientale ISO 14001, figurando tra i primi player nel mondo del caffè ad ottenerla e, da quel momento, non abbiamo mai smesso di investire sulla mitigazione degli impatti ambientali.

Negli ultimi anni stiamo lavorando al nostro primo bilancio sostenibilità e parallelamente ad un importante progetto di eco design degli imballaggi.

Tuttavia, sappiamo bene che, quando si parla di sostenibilità non si tratta solo di quella ambientale, infatti, sin dalla nascita di Essse Caffè sostenibilità economica e sociale sono sempre state al centro“.

Ci racconta una situazione particolare o un aneddoto relativo alla sua Essse Caffè?

“Ce ne sarebbero a decine delle une e degli altri, ma ancora una volta mi rifaccio all’inizio dell’attività ed alla Miscela Masini.

Dopo le prime settimana di attività incominciai a ricevere decine di lettere (allora non c’erano le e-mail) di clienti che mi ringraziavano per mettere a loro disposizione un prodotto di così eccellente qualità.

L’aneddoto si riferisce ad un nostro bravo agente di allora, che, andando a visitare un importante cliente della concorrenza ed esponendogli il suo biglietto da visita Essse Caffè, si sentì rispondere dal cliente che era soddisfatto del suo fornitore, ma che, comunque se avesse mai deciso di cambiare, avrebbe cambiato solo per il caffè Masini: a quel punto capimmo che avevamo fatto tutto piuttosto bene, meno la comunicazione, che tale incidente ci suggerì di modificare”.

Infine, che cosa ne pensa del prezzo dell’espresso al bar bloccato a un euro da tanti anni?

“Innanzitutto, grazie per questa domanda che mi dà la possibilità di affrontare un argomento che mi sta particolarmente a cuore e a cui rispondo partendo da due fondamentali premesse.

Ritengo che dovremmo concordare tutti, operatori del settore e mondo politico che il bar per l’Italia rappresenti una grande ricchezza in termini di posti di lavoro, di turismo, di contributo al PIL.

È superfluo ricordare che la più grande catena di caffetterie al mondo si sia ispirata al bar italiano.

Le erogazioni di caffè, sottoforma di espresso e di cappuccino rappresentano mediamente il 40% del fatturato del bar.

Ora vi domando come fa una azienda a sostenersi se il 40% del fatturato non è remunerativo?

Perché è fuor di dubbio che a 1 euro, ma anche a 1,10 e 1,20, tenuto in conto che questo valore è comprensivo di iva, di, minimo, 1 minuto di mano d’opera, della materia prima, di una bustina o due di zucchero, del bicchier d’acqua (da bere prima e non dopo se il caffè è buono), dell’ammortamento della attrezzatura specifica (macchine del caffè, macinadosatore, depuratore) e per lo meno del 40% di tutti i costi fissi del bar quali affitto, imposte comunali e generali, commercialista, dipendenti, spese generali, ammortamenti, luce, acqua, gas ecc.  è fuor di dubbio ribadisco che l’espresso a questi valori non è remunerativo.

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Essse Caffè al bar (immagine concessa)

Conclusione, ritengo scandaloso che il prezzo della tazzina vari nella nostra penisola da 0,90 a 1,20, così come ritengo assurdo che si pretenda di pagare più o meno lo stesso prezzo per ogni tipologia di locale, di servizio, di professionalità e di qualità offerta.

Ma ciò che ritengo ancora più sorprendente, è che non ci sia una, dico una sola delle tante associazioni di categoria che si batta a favore dei propri associati per sensibilizzare opinione pubblica e politici su questo importante aspetto che riguarda, ripeto, una ricchezza nazionale.

L’unica voce in questo contesto è quella dello Iei, Istituto privato formato da Aziende private che si batte costantemente a tutela dell’espresso italiano e dei pubblici esercizi.

Altra iniziativa encomiabile è quella del Consorzio per il riconoscimento dell’espresso tradizionale quale patrimonio Unesco che valorizza questo bene nazionale.

Concludo auspicandomi che queste voci isolate vengano prima o poi ascoltate e si accetti che un buon espresso, servito bene, in un bel bar non possa valere meno di 1,50 euro”.

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