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Finché il caffè è caldo: a Natale è festa col rito che batte il tempo

Tutto apparentemente normale, a parte il piccolo particolare che in questo bar è possibile viaggiare nel tempo. Le regole sono ferree e poco logiche (finché non le si mette alla prova) e una in particolare colpisce chiunque: tornare indietro o andare nel futuro può durare solo il calore conservato dentro una tazza di caffè

finché il caffè è caldo
La copertina del libro di Kawaguchi

MILANO – Ma in Giappone, una delle patrie del tè, si beve il caffè? Certo. E, tra l’altro, sono i mercanti giapponesi da decenni a comprare in giro per il mondo i caffè migliori e più cari. Ma quanto il caffè è penetrato nel tessuto socio-culturale di questa terra lontana, tradizionalmente votata alla cerimonia del tè?

La risposta possiamo leggerla in “Finché il caffè è caldo” dell’autore Toshikazu Kawagushi uscito in Italia per Garzanti. Questo più che un libro è una caffetteria in cui il rito del caffè è un’esperienza fuori dal tempo. Letteralmente. In un luogo che ha tutta l’aria di esser per davvero il terzo posto tra casa e lavoro come lo è in Italia, il tocco orientale non si fa attendere ed il realismo magico entra dalla porta d’ingresso a fare la sua ordinazione. E il conto da pagare non si può certo quantificare in denaro.

Finché il caffè è caldo è un metro di misura

Da cui non si può fuggire: pena, trasformarsi in un fantasma. Ma facciamo un passo indietro. Siamo a Tokyo, metropoli in cui è raro avere il tempo per qualsiasi cosa: innamorarsi, mettere su famiglia, avere degli amici, coltivare delle passioni.
Ed è già questa il primo miracolo della caffetteria immaginata dall’autore, che costruisce un locale dove non si beve un espresso al volo, ma si usa il syphon e la sola musica in sottofondo è il gocciolare del dripper del caffè filtro per chi lo vuole, mentre si respira l’aroma dei chicchi macinati freschi dall’Etiopia. La passione di chi sta dietro al bancone fa parte della magia atemporale offerta ai clienti.

Tutto apparentemente normale sin qui, a parte il piccolo particolare che in questo bar è possibile viaggiare nel tempo. Le regole sono ferree e poco logiche (finché non le si mette alla prova) e una in particolare colpisce chiunque: tornare indietro o andare nel futuro può durare solo quanto ci impiega il calore ad abbandonare la ceramica di una tazza di caffè.

Le storie che si sviluppano e si aggrovigliano su se stesse per poi srotolarsi in avanti, in un meccanismo continuo di flashback e flashforward, sono intime, familiari e dolorose.

La morte però è solo un momento di passaggio tra una tazza e l’altra

Che poi, se bevuta in compagnia, ha sempre un buon effetto. L’importante sembra vivere il presente e lasciarsi ipnotizzare dal fumo caldo che sprigiona la bevanda.

Per chi ama le atmosfere sospese alla giapponese, dove il soprannaturale è una cosa di tutti i giorni (come l’espresso). Finché il caffè è caldo è l’ideale. A Natale poi, fa la sua bella figura sotto l’albero.

Finché il caffè è caldo, Garzanti editore, Toshikazu Kawaguchi.

15,20 euro.