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INTERVISTA, DOMORI – “Il successo dell’imprenditore? Unicamente frutto del talento”

Domori è il miracolo italiano dell’eccellenza: coi cru del cacao ha creato dal nulla un mercato che è sempre al riparo dalla crisi. Più di un brand, un marchio di garanzia della qualità sopraffina del cioccolato. Gianluca Franzoni (foto), fondatore e presidente, nel 2006 ha lasciato il ramo commerciale al gruppo Illy, mantenendo la responsabilità nella selezione della materia prima e di tutta la filiera. Non ama apparire, contrariamente a quanto si potrebbe pensare di un imprenditore di successo.

Uomo dal tratto elegante, preferisce che l’attenzione sia sul prodotto. Neanche avere una sua foto è facile, nonostante l’aspetto di sicuro fascino e l’abbigliamento raffinato, dai dettagli ricercatissimi, che farebbero di lui un personaggio da copertina. Affari lo incontra al Four Seasons di Firenze, guest star della degustazione Domori accompagnata da rum selezione Velier.

Egli è un simbolo per tanti imprenditori di come un giovane con una buona idea in cui crede riesce a realizzarla ed a cambiare per sempre la propria vita.

Ci aiuti a capire la formula per il successo onesto e che dura nel tempo. Quando ha cominciato, il mercato era sotto una buona stella?
“Era il 1997, un momento in cui la tendenza ‘gourmet’ era stata avviata dai vini. A me piacciono i sapori: vino, caffè, cioccolato. Il cioccolato è sempre stato un mondo in crescita, ma la nicchia che io ho inaugurato non esisteva affatto. Il cioccolato era al latte o fondente o il ‘cioccolato dei dolci’, ed il discorso finiva lì. Ho pensato di seguire subito il canale delle enoteche, perché era quello dei cosiddetti esperti”.

Domori è esploso subito come fenomeno di successo, di alta qualità, a prezzi non popolari. E’ stato difficile comunicare le qualità del prodotto?
“Lo definirei un atto quasi ‘da messia’. Per il primo lancio commerciale ho girato tutto l’anno tra ristoranti ed enoteche, creando eventi, degustazioni, per diffondere una conoscenza che non c’era. Ho dimostrato che la diversità del cioccolato esiste e che può essere declinata. Ma quando si ama qualcosa e si è giovani va bene anche se si fatica per realizzare un progetto”.

Secondo lei, perché il mercato è stato ricettivo?
“Non esisteva nulla. L’importante era, a mio parere, rivolgersi alla sensibilità di ristoranti ed enoteche, selezionando il target. E’ stato facile entrare nel mercato, poichè chi aveva la sensibilità nel mondo dei vini ha capito che c’era spazio per rinnovare il cioccolato. Certo sto semplificando, il lavoro è stato complesso. Basti pensare che c’era tutto da fare, creare una rete commerciale… Ci siamo divertiti”.

E per trovare finanziamenti?
“Non è stato difficile. Col gruppo Illy ci siamo incontrati nel 2000, abbiamo fatto conoscenza e nel 2006 c’è stato l’accordo. Con calma, c’è stato tempo per fare tutto per la migliore evoluzione del prodotto e del marchio”.

Come giudica l’attuale momento?
“Noi viviamo in Italia (ndr: Franzoni non ha voluto abbandonare Bologna) e ci sembra tutto da una parte castrante e dall’altra esaltante. Ma io dico che in questo Paese c’è sempre innovazione, ogni giorno nasce un nuovo progetto. Sono positivo per la proiezione del mood. Per quanto riguarda noi, siamo un’azienda globale perché pensiamo al mondo, che non è limitato al Paese. Nulla è cambiato in questi anni. Per certi versi Domori è precursore, per altri deve sempre innovare”.

Come ci si sente ad avere fatto un passo indietro nella gestione aziendale?
“Se prima facevo un po’ di tutto, seguendo il commerciale, la ricerca, la produzione, attualmente seguo la filiera. L’azienda ha una struttura consolidata, ci sono direttore di stabilimento, direttore commerciale, amministratore delegato. In qualità di presidente sono sempre coinvolto, e per di più essendo ‘maniaco’ per l’eccellenza in tutti gli aspetti seguo intensamente l’azienda”.

Come altri produttori di eccellenze punta sui mercati esteri, o anche sull’Italia?
“In Italia c’è tanto posto perchè il mercato è in evoluzione: nella ristorazione, nelle enoteche, nelle pasticcerie c’è attenzione alla qualità. Indubbiamente abbiamo una quota superiore al 50 per cento all’estero, i mercati trainanti sono attualmente quelli stranieri, dove ci viene riconosciuto il ruolo di ambasciatori della qualità del cacao, per cui ci teniamo ad essere una bandiera all’estero”.

I vostri competitor?
“Produciamo un prodotto di lusso, non in funzione di competitor. Siamo in parte retail per le tavolette, ma abbiamo una costola importante di coperture per le grandi tavole e pasticcerie. Forse, i francesi… Ma anche da loro ci distinguiamo un po’ per la ‘sartorialità’ ed il mio approccio alla ricerca della finezza, rotondità, pulizia degli aromi”.

Che cosa potrebbe dire a imprenditori che sono alla ricerca di un’idea?
“Bisogna esercitare il proprio talento: fare sbagliare osare, perché tanto questa è la vita. Non bisogna avere timore, bisogna provarci. Il mondo si è evoluto anche a livello finanziario, ci sono tanti strumenti se ci sono idee, e questo è l’importante”.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/fattieconti/il-successo-dell-imprenditore190314.html