martedì 30 Novembre 2021

Espresso carissimo: sino 1,50 euro per ogni tazzina, i prezzi delle miscele volano al +20%

«Noi italiani tostiamo e maciniamo il caffè migliore al mondo — spiega Giulio Trombetta amministratore delegato di Caffè Costadoro — ma lo beviamo più volte al giorno quasi distrattamente, come fosse una medicina. Tanto è sempre costato poco. Nei nostri bar abbiamo aumentato il caffè a 1,30 euro senza timori. Credo che da questa crisi globale possa nascere una opportunità: la filiera deve diventare più sostenibile»

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MILANO – A chi ancora si sente affezionato all’euro per espresso al bar, la notizia del rincaro dei prezzi a partire dall’origine della filiera potrebbe servire come spunto di riflessione. Da novembre, la tanto amata tazzina potrebbe lievitare come mai prima e raggiungere l’euro e 50 centesimi. I torrefattori si sono ritrovati di fronte a un bivio, dovendo decidere di alzare il costo finale delle miscele per i locali: da inizio anno, riporta Fipe, si è registrato un aumento dello scontrino del 20%. Il futuro prossimo promette di continuare su questa linea. Che cosa ne pensa e scrive la stampa generalista.

Leggiamo i dettagli nell’interessante articolo di Christian Becca su torino.corriere.it.

Espresso, ma quanto mi costi?

A partire da novembre, sul rito nazionale della pausa caffè si abbatterà una nuova raffica di aumenti che potrebbe far lievitare il prezzo della tazzina verso quote mai raggiunte: da 1,30 fino 1,50 euro. Tanti, fra piccoli e medi torrefattori, si trovano costretti a ritoccare all’insù, di circa il 7%, il valore delle miscele che vendono a bar e ristoranti. Non è la prima volta nel 2021 che si scalda il prezzo della tazzina, secondo Fipe da inizio anno il prezzo delle miscele è cresciuto del 20%.

E a stare a sentire gli analisti di Fitch Solutions e di Intesa Sanpaolo non sarà nemmeno l’ultima, visto che la filiera del caffè globale è in piena fibrillazione: un anno fa il chicco verde costava un dollaro per libbra oggi ne vale il doppio. «Alla Fiera di Anuga non si è parlato d’altro — racconta Nicoletta Trucco di Excelsior caffè, storico brand di Cuneo — i prezzi della filiera, dalla materia prima alla logistica, sono diventati insostenibili. I baristi, se vogliono servire prodotti di qualità, non potranno far altro che adeguarsi. Il caffè non è più un prodotto low cost».

Il brusco risveglio: cosa c’è dietro un espresso

Il caffè cresce nelle aree tropicali, ma è uno dei pochi beni di consumo, se non l’unico, a essere diventato davvero globale. Dal buongiorno mattutino alla pausa caffè il chicco verde è un’industria che fattura più di 400 miliardi l’anno, negli ultimi 10 anni per soddisfare un pianeta coffeeholic la produzione è quasi raddoppiata. In Italia, patria dell’espresso (la macchina per caffè è stata inventata a Torino nel 1884 da Angelo Moriondo) beviamo ogni anno circa 6 miliardi di tazzine. Tra le prime regioni per produzione di macinato di qualità c’è il Piemonte, con oltre 90 torrefazioni attive e un export di caffè e cioccolato che vale più di 600 milioni di euro. Giganti come Starbucks hanno già rassicurato i consumatori: noi non aumenteremo i prezzi. Si capisce: i big possono permettersi di anticipare gli acquisti. Quindi oggi pagano gli ordini di 12 mesi fa, al prezzo di 12 mesi fa. Per le medie torrefazioni italiane, invece, non funziona così.

Il 35% dei ricavi dei bar è generato dal caffè servito al bancone

Solo nel torinese ci sono 15 mila bar che impiegano 50 mila persone. Secondo le stime di Fipe, il costo della miscela incide circa il 20% sul valore finale della tazzina, quindi 20-25 centesimi. «Finora i baristi sono riusciti a tenere fermi i prezzi. In futuro sarà complicato», dice Giancarlo Banchieri presidente di Confesercenti Torino. E c’è il rischio che lo scontrino del bar, cappuccino e brioche, diventi davvero da gioielleria, da colazione da Tiffany. «Noi italiani tostiamo e maciniamo il caffè migliore al mondo — spiega Giulio Trombetta ad di Costadoro — ma lo beviamo più volte al giorno quasi distrattamente, come fosse una medicina. Tanto è sempre costato poco. Nei nostri bar abbiamo aumentato il caffè a 1,30 euro senza timori. Credo che da questa crisi globale possa nascere una opportunità: la filiera deve diventare più sostenibile».

Perché il conto da pagare nella tazzina rischia di essere molto più salato a causa del cambiamento climatico. Prima la siccità poi le gelate hanno messo ko la raccolta in Brasile, primo produttore al mondo di arabica, facendo schizzare i prezzi e innescando una spirale speculativa di cui non si vede nulla al fondo della tazzina.

Caro, pulito e giusto

Costadoro, 5 mila locali serviti in 40 Paesi, 22 milioni di ricavi e 9 milioni investiti in un nuovo stabilimento in lungo Dora Colletta a Torino, ha lanciato le insegne dei bar Social Coffee. Caffetterie dove il caffè cerca la dignità e l’attenzione di un buon vino. «Imballi compostabili, materia prima importata da piantagioni certificate. Forse berremo meno caffè al giorno, ma un caffè migliore, quasi da meditazione», spiega Trombetta. Del resto alcuni studi, come quelli dell’Università di Berlino, indicano il 2050 come l’anno in cui metà delle piantagioni non sarà più in grado di produrre arabica e robusta a causa del riscaldamento globale. Le alternative si sprecano ma non sempre sono convincenti: in Finlandia i ricercatori sviluppano caffè in laboratorio, altri ripescano una pianta da caffè come la Stenophilla che resiste ai climi estremi, e spuntano le prime piantagioni made in Italy, in Sicilia. Tant’è che oggi il caffè si spinge sempre più sul segmento premium.

Così si muove anche Caffè Vergnano. «Anche noi dobbiamo applicare aumenti ai nostri prodotti — spiega Carolina Vergnano — È una scelta inevitabile con quello che sta succedendo sul mercato. Parlare di prezzo giusto dell’espresso è difficile in Italia: perché dipende da domanda e offerta. Il nostro compito è cercare di rendere la filiera più sostenibile e non solo a livello economico». Vergnano ha lanciato le capsule compostabili, dimezzato l’uso della plastica, ricicla gli scarti del caffè, apre caffetterie eco-friendly e gestisce il progetto women for coffee, per assicurare dignità all’ambiente e al lavoro.

Tra rincari in bolletta dell’energia, prezzi delle materie prime alle stelle, molti settori stanno abbandonando l’era del low cost. L’espresso rischia di diventarne l’icona

«Il costo dell’espresso è sempre stato pari a quello del quotidiano. Gli editori hanno avuto il coraggio di andare avanti, noi no — spiega Corrado Alberto di Caffè Alberto — Forse anche perché il comparto è molto frammentato e la competizione è altissima». Ad oggi i baristi hanno assorbito i rincari per evitare di perdere clienti. Domani si vedrà. Andrea Blangino di Lbf di Asti è un importatore di caffè.

«Quello che sta succedendo di positivo è la corsa verso la qualità — conferma — Oggi il 50% dei miei prodotti sono miscele speciali, microlotti eccellenti. Non so se cambierà il rito del caffè, ma la ricerca di qualità farà bene all’ambiente e anche alla nostra industria».

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