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Drop, Damian Burgess sorprende tutti con lo specialty itinerante, un nuovo modo di proporre l’espresso

“In Nuova Zelanda è un’idea molto diffusa, anzi, sono proprio questi i posti che vengono riconosciuti per il loro buon caffè. In Italia non si era ancora pronti al caffè d’asporto. Poi, nel 2020, gli italiani hanno cominciato a comprendere questa modalità, complice la pandemia. Abbiamo notato un po’ di fermento e lo abbiamo voluto cavalcare"

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Una barista che ha scelto il concept Drop

MILANO – La pandemia ha paralizzato il settore horeca e così il servizio del caffè tradizionale è stato sostituito dalla formula d’asporto: di fronte ai banconi off limits, anche
gli italiani si sono dovuti adeguare a nuovi modi di bere il loro espresso. Gli ottimisti e gli imprenditori spesso trovano terreno fertile proprio dalle situazioni di crisi: ecco l’esempio di Damian Burgess, trainer ed esperto della bevanda dalle origini fino alla tazzina, che ha saputo cogliere un’opportunità nello stop pandemico avviando Drop, una caffetteria
itinerante, con l’obiettivo di sviluppare una rete di trailer lungo tutto lo Stivale.

Un progetto ambizioso che ha trovato la sua forza proprio dal desiderio di cambiamento. Così come lui stesso racconta: “Con Drop, vogliamo far esplorare nuovi mondi intorno all’espresso, per un’esperienza di caffè non ordinaria. #rethinkyourcoffee è la nostra missione.”

Drop ripensa l’esperienza del caffè

Che cos’è Drop: un luogo di ritrovo dove poter bere un caffè di qualità godendo degli spazi aperti della città. E’ un momento per aprirsi al mondo, a diverse culture e alle origini della bevanda. Infine Drop è la riscrittura del ruolo del barista che non prepara semplicemente un espresso: è il professionista che promuove cultura del caffè e allo stesso tempo intercetta i gusti dei consumatori. Drop è un invito a concedersi una pausa caffè differente, con cibi più sani con un occhio di riguardo per l’ambiente.

Com’è nata la sua passione per il caffè è cosa ti ha portato a svilupparla dalla Nuova Zelanda all’Italia?

“Sono arrivato in Italia nel 1994. Mi son fermato a Rimini, dove ho cominciato la mia storia in questo Paese. E’ qui che ho aperto e gestito un locale nel 2000 Sauze D’Oulx vicino a Bardonecchia, per dieci anni.

Poi per esigenze famigliari ho cambiato vita collaborando con Caffè Vergnano: è così che ho iniziato la formazione con Andrea Lattuada nel 2008, Per diventare uno dei primi trainer Sca in Italia. Ho curato questo aspetto per le aperture di diversi locali in franchising Caffè Vergnano in tutto il mondo dal Brasile a Dubai: in questo modo ho potuto osservare come la cultura del caffè si esprimesse differentemente dall’Italia, dove è ancora molto forte l’espresso.”

Un concept itinerante come Drop pone diverse sfide: dal tempo avverso, le temperature rigide per parte dell’anno e anche di logistica. Come vi siete organizzati?

Un esempio di location

“In Nuova Zelanda è un’idea molto diffusa, anzi, sono proprio questi i posti che
vengono riconosciuti per il loro buon caffè. In Italia non si era ancora pronti al caffè
d’asporto. Poi, nel 2020, gli italiani hanno cominciato a comprendere questa modalità,
complice la pandemia. Abbiamo notato un po’ di fermento e lo abbiamo voluto cavalcare.

La macchine che abbiamo sistemato sul rimorchio è la Sanremo F18 ed è stata una scelta
mirata: se si punta su un espresso davvero unico, bisogna avere un buon controllo
sull’estrazione, sulla preinfusione e sulla temperatura. Anche se il modello non si sposa
molto con il furgoncino per lo spazio, resta uno strumento moderno, dalle linee classiche e
tecnologica.

Damian dietro il bancone di Drop

Abbiamo inserito la linea completa da Alpro Barista Professional per offrire sempre
l’opzioni di base vegetali per chi non consuma latte e perché sono davvero buoni.
Abbiamo pensato di rendere visibile anche uno schermo per comunicare che oltre la
tazzina c’è di più, proiettando la vita in piantagione.

Per quanto riguarda l’offerta del caffè, abbiamo una proposta con cui ci approcciamo ai
consumatori. Abbiamo già riscontrato un buon feedback: in un weekend abbiamo
venduto più chemex e cold brew che l’espresso. Abbiamo anche curato l’aspetto della
sostenibilità, utilizzando bicchieri riciclabili e pensando un rimorchio con i bidoni differenziati incorporati con uno sportello all’esterno.

Abbiamo pensato di servire una miscela di altissima qualità. Abbiamo selezionato caffe da
Brasile, Etiopia e Colombia, con un’aggiunta di India. Davide Rovato di Caffè Cognetti ha
tostato questo blend che si chiama Rebel, che poi proponiamo al cliente spesso un
espresso doppio, con un’estrazione di 25ml, a un euro e venti a singolo e due euro per
doppio. Un prezzo più contenuto per non sconvolgere troppo i consumatori. Da Drop è
possibile assaggiare tutti i tipi di estrazione oltre l’espresso. Il più semplice per il servizio
resta il clever e allo stesso tempo affascina gli avventori.“

Ma come avete pensato a lungo termine Drop? Può andare bene per tutte le
stagioni?

“Vorremmo estendere questo concept per tutto l’anno. Ogni cosa è ancora da scoprire: i
posti vanno sondati per capire come poter lavorare 365 giorni l’anno. In Italia vedo che i
consumatori si stanno abituando a consumare all’aperto, l’idea non è più così lontana.
Abbiamo pensato a lungo termine, di proporre Drop come un franchising mentre io
parallelamente continuerò la mia attività legata ai viaggi in piantagione e la formazione.
Vogliamo investire sui giovani, con un concept che presenta pochi rischi in termini di costi.
Vedo che ci sono tanti baristi che lavorano da anni e che possono trovare in Drop
un’opportunità vantaggiosa.

Noi vendiamo un pacchetto completo: la macchina, i macinini, i blend, il generatore, la
pompa incorporata, la cassa, il rimorchio che può esser agganciato a una macchina
normale. Inclusa è anche la formazione del barista: niente è lasciato al caso, perché per
Drop il professionista deve avere determinate competenze. Vorremmo creare un team,
dove nessuno resta solo sul territorio e allo stesso tempo avere la possibilità di esser
presenti agli eventi in diversi punti dell’Italia.

A proposito del rimorchio, abbiamo studiato anche il modello giusto che potesse esser
funzionale, con 3 metri e mezzo di banco, all’altezza del consumatore per prendere
comodamente le tazze. Ho messo a frutto la mia esperienza e le mie conoscenze come
trainer di Caffè Vergnano, per creare un banco bar a portata di operatore e cliente.”

Per saperne di più:
www.dropspot.coffee
@dropspot.coffee su Instagram