lunedì 27 Settembre 2021

Di Maggio, titolare di Cida, dopo le fiamme: “In fumo i sacrifici di una vita”

Un inferno di fuoco. Il rogo che ha distrutto un'intera azienda. Vigili del fuoco al lavoro per ore e ora solamente cenere. E' il drammatico incendio che ha raso al suolo la fabbrica nella zona industriale di San Marco Evangelista della Cida Torrefazione Caffè, che produce anche cialde di caffè

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CASERTA – L’incendio che ha fatto purtroppo notizia della torrefazione specializzata nella produzione di cialde di caffè, la Cida Srl nella zona industriale di San Marco Evangelista, è ancora fresca. L’azienda è anche titolare del marchio Mokamoka e, più di recente, del marchio di caffè napoletano Aloja. Dopo l’allarme sono intervenuti i tecnici dell’Arpac. Ora leggiamo le dichiarazioni rilasciate dallo stesso proprietario Marco Di Maggio, riportate dall’articolo di Ernesto di Girolamo su casertanews.it.

Di Maggio: Visti andare in fumo i sacrifici di una vita

Un inferno di fuoco. Il rogo che ha distrutto un’intera azienda. Vigili del fuoco al lavoro per ore e ora solamente cenere. E’ il drammatico incendio che ha raso al suolo la fabbrica nella zona industriale di San Marco Evangelista della Cida Torrefazione Caffè, che produce anche cialde di caffè.

Il titolare Marco Di Maggio ha affidato ai social la sua rabbia e disperazione:

“Quello che ho passato in questi giorni, e che sto vivendo in queste ore, non si può spiegare o raccontare. Ho deciso di condividerlo con voi per la solidarietà che mi avete mostrato e che custodirò per sempre. Ho visto andare in fumo, letteralmente, i sacrifici di una vita con lo strazio che mi dilaniava cuore ed anima. Anni e anni di lavoro, di passione, di traguardi, di sorrisi che si sono trasformati in cenere”.

Ma non bisogna guardare indietro perché “ripartire è d’obbligo”

“È doveroso almeno quanto è difficile. Ho con me cinquanta amici, i miei dipendenti, che con le loro famiglie, che confidano nel sottoscritto come io confido in quel senso di appartenenza che hanno sempre dimostrato. Le mie e le loro lacrime hanno lo stesso sapore e sanno di amarezza ma anche di rivincita. Ho l’ansia per i miei clienti, persone comprensive e generose che giocano nella nostra squadra, che fanno il tifo per noi, che speravano di ritrovarci presto in piedi e con la testa alta. Siamo caduti, crollati, e non ci vergogniamo di ammetterlo perché da questa consapevolezza intendiamo riprendere il nostro cammino.

Sapendo che sarà fatto di tanti piccoli passi che ci permetteranno di rialzarci e tornare a fare ciò che sappiamo: lavorare, lavorare tanto, lavorare bene, produrre caffè di qualità”.

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