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Covid e crisi, per bar e locali a Pasqua fatturato giù del 65%: “Perdita di 50 milioni”

Sconfortanti gli incassi di negozi e altri settori produttivi: «Nei primi 3 mesi el 2021 abbiamo già perso circa 600 milioni. Coldiretti in allarme: crollano del 45% le vendite di agnelli

Covid Sergio Paolantoni Fipe
Sergio Paolantoni Fipe

MILANO – Dalla capitale uno sguardo a tutta l’Italia dei pubblici esercizi alle prese con la crisi del Covid. Lo ha fatto Lilli Garrone per l’edizione romana del Corriere della Sera andando a sentire i rappresentanti di baristi e ristoratori a cominciare da Sergio Paolantoni presidente della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi di Roma. Che ha disegnato una situazione a tinte fosche, pesantissima per gli addetti ai lavori.

di Lilli Garrone

ROMA – Una perdita secca di 50 milioni di euro. È questo, per la Fipe Confcommercio, il costo per bar e ristoranti dei giorni di chiusura per Pasqua e Pasquetta. Un conto preciso «perché», come spiega il presidente Sergio Paolantoni, «siamo andati a rivedere gli incassi dell’ultima Pasqua che abbiamo potuto lavorare, quella del 2019, ed erano esattamente questa cifra». Una perdita secca alla quale si vanno ad aggiungere gli altri 200 milioni, che secondo i loro calcoli saranno quelli di aprile con i locali chiusi in zona rossa o arancione.

«In questi primi tre mesi – aggiunge Sergio Paolantoni – abbiamo già perduto circa 600 milioni. Sono una perdita irrecuperabile, un bar o ristorante su cinque non riaprirà più. Ci saranno conseguenze gravi su tutto l’indotto, ed i nostri dipendenti dovranno continuare con la cassa integrazione».

Di fronte a queste cifre, il presidente della Fipe Confcommercio ritiene che la categoria deve essere forte ed unita nel proporre al Governo soluzioni di apertura alternative, magari condizionate a nuove misure di sicurezza.

«Per questo ricordiamo alle Istituzioni – conclude – che la Fipe in Italia rappresenta 150mila pubblici esercizi e quindi, avendo ben chiare le problematiche della categoria, riteniamo di dover essere ascoltati: perché ci sono movimenti che incitano all’apertura contro le norme di legge e contribuiscono a creare confusione e malessere».

Intanto, completa il Corriere, la Camera di Commercio ha presentato i dati del suo report per i primi tre mesi di quest’anno: il fatturato è ancora in calo per il 65% delle imprese romane, e per la stragrande maggioranza delle aziende la situazione si normalizzerà solo nel 2022, a pandemia sconfitta. Una parte importante di imprese (18,8%) sta invece potenziando i canali di vendita digitali, la formazione del personale (10,9%) e la personalizzazione dei prodotti (26,8%).

«I risultati», afferma Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, «delineano un quadro di forte sofferenza per il nostro tessuto produttivo, ma anche un impatto della crisi differenziato: più contenuto per manifatturiero e costruzioni, molto forte per alberghi, ristoranti e commercio. Le imprese soffrono ma resistono, e la transazione digitale è inevitabile».

Ma la rivolta serpeggia anche sulla prevista riaccensione della Ztl il 6 aprile. Così il presidente della Fiepet Confesercenti Claudio Pica ha chiesto un incontro alla sindaca per chiedere di «lasciare i varchi non attivi fino alla fine dell’emergenza».

E infine la Cna, la confederazione degli artigiani, che con le parole del presidente Michelangelo Melchionno chiede «di procedere a eventuali chiusure in modi concordati che permettano alle imprese di organizzarsi».