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Così la caffeina può aiutare le disfunzioni respiratorie dei bambini nati prematuri

cristallo di caffeina
Il cristallo di caffeina al microscopio elettronico

MILANO – Niente caffeina ai bambini sotto una certa età, raccomandano la scienza medica e il buonsenso. Un principio che rimane sempre generalmente valido, ma c’è un’eccezione. E sorprendentemente riguarda i neonati. Recenti studi indicano infatti che la somministrazione dell’alcaloide ai nati prematuri potrebbe agire positivamente su alcune disfunzioni incrementando, ad esempio, il funzionamento polmonare.

Questa sorprendente scoperta viene illustrata in un articolo a firma di Gaspare Vezio, pubblicato sul sito “State of Mind”, di cui vi proponiamo di seguito i passaggi salienti.

Una tazza di caffè durante la giornata per molti è un momento irrinunciabile ma per l’unità di terapia intensiva neonatale una dose giornaliera di caffeina è molto di più!
Non stiamo parlando della caffeina assunta dai neogenitori, che rappresenta sicuramente un valido aiuto nella veglia e nell’assistenza ai loro bambini, bensì alla caffeina somministrata proprio ai bambini prematuri (ovvero nati sotto le 29 settimane).

Secondo un recente studio, infatti, somministrare caffeina ai bambini prematuri porterebbe importanti benefici a livello del loro sviluppo cerebrale.

Effetti della caffeina sullo sviluppo cerebrale

Dopo gli antibiotici, la caffeina è la sostanza più utilizzata nella terapia intensiva neonatale. Ma con quale scopo?

Nei bambini prematuri il cervello alla nascita non risulta ancora completamente sviluppato. Per questo motivo alcune sue funzioni che normalmente vengono svolte in automatico risultano deficitarie.

La caffeina permette di intervenire su tali disfunzioni. Per esempio si utilizza per stimolare e incrementare le funzioni polmonari dei bambini prematuri. Nello specifico, la caffeina aiuterebbe i bambini prematuri nelle attività di respirazione generando un’accelerazione del battito cardiaco e un conseguente maggiore apporto di sangue al cervello che riceve in questo modo più ossigeno, necessario per lo svolgimento delle funzioni vitali dell’organismo tra cui anche la respirazione.

Alcuni ricercatori hanno dimostrato che iniziando la terapia a base di caffeina già due giorni dopo la nascita si riduce il tempo in cui i bambini prematuri hanno bisogno di essere sottoposti a ventilazione meccanica. Inoltre, si riduce anche il rischio di displasia broncopolmonare, una patologia che intacca il funzionamento dei polmoni.

Alcune evidenze scientifiche: uno studio sperimentale

L’Università della Columbia Britannica, di Montreal e l’Ospedale Mount Sinai di Toronto hanno svolto una ricerca volta ad indagare proprio come questo tipo di terapia a base di caffeina possa influire a lungo termine sullo sviluppo dei bambini prematuri.

Nello studio, hanno analizzato i dati ottenuti da 26 unità di terapia intensiva neonatale canadesi. Comprendenti valutazioni di follow-up condotte a 18-24 mesi di età dei bambini prematuri che riguardavano il loro sviluppo cognitivo, linguistico e motorio. Si è indagato come questi bambini fossero in grado di capire parole semplici. E di riconoscere immagini, gattonare, rimanere in equilibrio e coordinare le varie funzioni motorie.

Dai risultati si evince che questo tipo di trattamento non apporta nessun tipo di effetto negativo a lungo termine sullo sviluppo neurale dei bambini prematuri, anzi è associato a punteggi cognitivi maggiori e a un minor numero di casi di paralisi cerebrali e compromissioni uditive.

Secondo i ricercatori, la caffeina contribuirebbe ad aumentare la crescita dei dendriti. Che sono le parti del neurone che si diramano per ricevere il segnale da altri neuroni. Ma anche all’allungamento e all’espansione polmonare. Alla pressione sanguigna e alla quantità di sangue che può essere pompato. Questi effetti portano ad una riduzione del rischio di malattie polmonari croniche, lesioni cerebrali e riducono anche l’utilizzo di macchinari per la respirazione assistita.

Gaspare Vezio