giovedì 20 Gennaio 2022

I container sono carissimi e introvabili, così Olam torna ai sacchi da 1000 kg

Gli esempi delle grandi aziende che hanno ripiegato in tal senso sono state anche citate da Bloomberg: da Olam Food Ingredients (che fa riferimento al gruppo di Singapore Olam per la filiera agroalimentare) che si è impegnata a far viaggiare un carico di Robusta da Lampung sino a New Orleans a bordo della Eagle

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MILANO – La supply chain del chicco verde dalle origini sino ai Paesi importatori e consumatori come l’Italia è in grave difficoltà negli ultimi tempi: la pandemia ha complicato i trasporti attraverso il mare dei container e questo non solo ha comportato un aumento dei prezzi consistente – e preoccupante – ma ha anche stimolato gli imprenditori lungo la filiera a trovare delle modalità differenti per far viaggiare le loro materie prime, caffè in primis. Si è persino rispolverato dei metodi più tradizionali, o antichi, per spostare i grani verdi.

Container vs big bag: il cambiamento verso il passato

Se il caffè verde solitamente viene trasportato contenuta all’interno dei container, questi ultimi tempi hanno richiesto un ritorno all’uso delle big bag da mille chili all’interno delle navi break bulk. Gli esempi delle grandi aziende che hanno ripiegato in tal senso sono state anche citate dall’agenzia Bloomberg: da Olam Food Ingredients (che fa riferimento al gruppo di Singapore Olam per la filiera agroalimentare) che si è impegnata a far viaggiare un carico di Robusta da Lampung sino a New Orleans a bordo della Eagle, imbarcazione a noleggio che può contare su una portata lorda di 18.320 tonnellate.

Su Bloomberg, Manish Dhawan, il vicepresidente senior per quanto riguarda il caffè presso la società commerciale Olam Food Ingredients, ha dichiarato: “Se si parla con alcuni dei commercianti più anziani, l’ultima volta che l’hanno fatto è stato alla fine degli anni ’80, o forse all’inizio degli anni ’90, quindi questa è davvero una nuova frontiera anche per noi“.

All’inizio del 2022, proprio il primo gennaio, la Eagle ha trasportato un carico di sacchi impilati nella propria stiva. Un’impresa che già altre volte era stata portata a termine da questa nave, che avrebbe consegnato alla Germania l’Arabica brasiliana.

Anche una cooperativa di Guaxupé, Cooxupe, che coltiva Arabica dal Brasile, ha previsto di spedire circa 100mila sacchi di caffè in Europa in modalità simili a quelle adottate da Olam sulla Eagle. Questi, secondo Bloomberg, sarebbero i primi carichi di caffè organizzati da 20 anni in questo modo.

I contro

Ovviamente questa scelta non ha solo lati positivi -altrimenti non si spiegherebbe perché è stata sostituita col tempo con la versione moderna dei container – in quanto presenta diversi passaggi critici.

Lucio Dias, il direttore commerciale di Cooxupe ha spiegato come la mancanza di operatori in grado di gestire lo spostamento dei sacchi sino alla stiva in diversi porti, ha rallentato le operazioni (da due giorni a 5) anche a causa delle condizioni climatiche avverse. E si sa, ogni ritardo comporta poi un ulteriore aumento dei prezzi.

Ma nel contesto attuale, in cui i container continuano ad esser una soluzione proibitiva, la previsione è che persino un paese come il Vietnam, dovrà scegliere il trasporto analogo a quello effettuato sulla Eagle.

“Sono abbastanza sicuro che la gente lo guarderà, abbiamo sentito parlare di un paio di navi in progetto e stiamo valutando le nostre opzioni”, ha detto Dhawan di Olam.

Questo potrebbe a sua volta avere un impatto sui prezzi, ha detto Carlos Mera, capo della ricerca sulle materie prime agricole di Rabobank.

“I raccolti di Robusta vietnamita e brasiliana sono potenzialmente entrambi da record, quindi se le spedizioni si muovono un po’ più normalmente, questo potrebbe far scendere i prezzi”, ha affermato.

L’articolo di Bloomberg, qui.

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