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Coffeelover: dall’addicted al super fissato, ecco alcuni tipi di consumatori

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MILANO – Al di là dei generi e della provenienza geografica, ogni mattina suona la sveglia nelle case di tutti nel mondo. E, a unire il destino delle persone, il bisogno quasi fisiologico di cominciare la giornata con un buon caffè. Un elemento che ancora una volta avvicina la gente attraverso un rito che esiste da tempo, e che però esiste in diversi modi. Dall’espresso, alla ricetta americana, le variabili sono tante. Così come sono numerosi i tipi di coffeelover che dedicano la loro passione alla tazzina – o, eventualmente, alla tazzona -. Proponiamo una simpatica classica di tipi di consumatori, dal sito monzatoday.it.

Coffeelover: ecco una simpatica lista

1- L’homo erectus. Cascasse il mondo, lui il caffè lo berrà rigorosamente in piedi. I suoi luoghi preferiti di consumo sono il bancone del bar o davanti al distributore in ufficio. È il livello più basso e meno evoluto di caffè-addicted, perché non importa che il barista abbia prezzi folli o che il distributore sputi fuori acqua sporca, ciò che conta veramente sono le chiacchiere d’accompagnamento (da bar o da ufficio). Il caffè per lui non sarà mai il vero protagonista ma solo una spalla. Se vi ci riconoscete, ritenetevi fortunati anche solo ad essere entrati in classifica.

2- L’homo sapiens. Sa tutto lui! Chiedetegli di prepararvi un caffè e inizierà a girare tutto impettito per casa, orgoglioso del capolavoro che si appresta a compiere. Moka d’ordinanza, mai lavata perché così il caffè viene più buono, e polvere di una sperduta regione caraibica sono le sue armi segrete. Per carità, buono sarà buono ma, a parte la polvere di caffè che ha oscurato la cucina aleggiando ovunque come in una tempesta di sabbia, noi siamo ancora qui che aspettiamo il nostro caffè. I tempi di preparazione folli e la spesa per ripulire tutto, lo fanno salire solo di un gradino rispetto all’erectus. Se fate parte di questa categoria… è ora di evolvere!

FRANKE
BAZZARA

3- L’homo Nespressus

È un rivoluzionario, diamogliene atto. Da quando la Nespresso ha definitivamente modificato l’immaginario legato al mondo del caffè, oscurando la cara vecchia moka e introducendo le macchine per il caffè a capsule, lui non se ne è più staccato, rimanendo fedele al marchio. Segue la parola del profeta Clooney e sa di non aver bisogno di nient’altro se non delle sacre capsule Nespresso: 5 grammi di caffè (7 per il “lungo”), facilissime e rapidissime da utilizzare.

La semplice scelta di utilizzare capsule fa compiere un enorme balzo evolutivo a questa categoria. Il costo elevato delle capsule originali Nespresso e soprattutto la compatibilità di queste esclusivamente con i macchinari Nespresso, costringono però il consumatore Nespressus ad arrendersi sul terzo gradino del podio. Sappiate che si può evolvere ancora!

4- L’homo Evolutus

Qui si comincia a ragionare con la testa. Questa categoria prende ciò che di buono ha fatto il Nespressus e lo reinterpreta secondo uno stile tutto suo. Capsule? Ovvio, senza neanche pensarci! Originali Nespresso? Neanche per idea! Le capsule compatibili Nespresso sono un’alternativa altrettanto valida e di qualità, oltre che avere il vantaggio di poter essere inserite tranquillamente in tutti i macchinari della Nespresso.

Le capsule sono l’ultimo gradino evolutivo del consumatore?

Pare insomma che l’evoluzione dei consumi porti direttamente all’uso delle capsule per la propria dose domestica e, perché no, anche in ufficio. Forse è un po’ riduttivo fermarsi qui, perché come sappiamo bene, all’estero il rito del caffè proprio dentro la propria cucina, è qualcosa che spesso viene vissuto come un momento di relax. Dato anche dalla cura nella preparazione, magari con un’estrazione a filtro, lenta e meticolosa nei passaggi.

Tuttavia, è pur sempre vero che Nespresso e il sistema capsule vanno sempre più per la maggiore. Quindi, tutto sommato, nello scherzo, l’osservazione non è del tutto superficiale. In Italia certo resiste alla “scala evolutiva darwiniana” il cliente affezionato all’espresso al bancone del bar. E, non dimentichiamolo, l’affezionato alla moka.