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Cioccolato in crisi per il 2021: i consumi in Svizzera crollano ai minimi degli ultimi 40 anni

Non tutto però è perduto. Diverse società attive nella produzione di cioccolata che hanno registrato negli ultimi mesi un calo delle vendite, rimangono ottimiste sulla futura crescita del settore. A iniziare da Barry Callebaut

internatio cioccolato dentro il caffè
Il cioccolato perde un po' di punti

BERNA – Uno dei confort food per eccellenza, il cioccolato, che tanto è servito a tirar su il morale le persone e anche sollevarli in parte dallo stress, è stato infine colpito dalla pandemia. Sino all’inizio del 2020 ha conosciuto una crescita che però ora sembra aver rallentato la sua corsa. Leggiamo cosa è successo all’intera categoria di questi cibi consolatori, dall’articolo di Massimiliano Jattoni Dall’Asén dal sito msn.com.

Cioccolato: non piace più poi molto agli svizzeri

Nonostante i segnali positivi dei primi mesi del 2020, la pandemia di Covid ora colpisce anche il comfort food, ovvero quel cibo a cui si attribuisce un valore consolatorio e nostalgico. La cattività imposta dalle misure per contenere il virus, infatti, aveva fatto aumentare gli acquisti di generi alimentari capaci di dare sollievo a un clima psicologico di sofferenza generalizzata.

Eppure, a un anno dalla comparsa del Covid in Occidente, il comfort food non regge alla pandemia: crollano i prezzi di frutti più salutari come l’avocado, per fare un esempio, e rallentano vistosamente le vendite di cioccolata. Lo sanno bene i mastri cioccolatai svizzeri, alle prese con cifre devastanti per il 2020, con i consumi che nel solo Paese elvetico sono crollati al minimo da 40 anni: il consumo annuale è sceso al di sotto della soglia dei 10 chilogrammi a persona, il livello più basso dal 1982.

Si spera nella ripresa dal 2022

Chocosuisse, la federazione nazionale dei produttori di cioccolato, ha presentato un quadro desolante dell’impatto della crisi generata dalle restrizioni causate dal Covid: le industrie hanno visto la loro produzione diminuire del 10% rispetto al 2019 (che scende a -14,3% nei primi otto mesi del 2020) e crollare dell’11,5% le esportazioni, che da sole rappresentano quasi il 70% dei ricavi.

Non tutto però è perduto. Diverse società attive nella produzione di cioccolata che hanno registrato negli ultimi mesi un calo delle vendite, rimangono ottimiste sulla futura crescita del settore. A iniziare da Barry Callebaut, il maggiore produttore di cioccolato al mondo che, tra settembre e novembre, ha registrato una contrazione dei volumi di vendita del 4% su base annua e un calo del fatturato dell’11% (1,8 miliardi di franchi). Antoine de Saint-Affrique, numero uno del gruppo, ha tuttavia previsto per il triennio 2022-2023 una crescita media annua del 5-7% delle vendite e un utile operativo in miglioramento a un ritmo ancora maggiore.