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Chiara Bergonzi: “Sarò anche la mamma della Latte Art, ma gli allievi superano i maestri”

Fensore Bergonzi
Manuela Fensone con Chiara Bergonzi (a destra)

MILANO – La vittoria di Manuela Fensore, che ha conquistato il titolo di campionessa mondiale di Wlac 2019 (Worldo Latte Art Championship) a Berlino, è ancora dietro l’angolo. Siccome a condividere con lei sudore, fatica e gioia, è stato un intero team al femminile, ecco la voce della coach che ha fatto salire al primo posto la due volte campionessa nazionale: la parola a Chiara Bergonzi.

Chiara Bergonzi: passata da campionessa Latte Art a formatrice di campionesse Latte Art: com’è avvenuto il passaggio?

“E’ stato un cambio avvenuto naturalmente, nel momento in cui ho deciso di smettere di gareggiare nel 2014, quando mi sono posizionata al secondo posto. Quello sarebbe dovuto essere il mio anno e invece mi è fuggito via per un overtime. Purtroppo, riprovare a gareggiare è un’impresa, è un po’ una scommessa. Quindi, da quell’anno, ho deciso di lasciare le competizioni e lavorare come trainer. Devo esser sincera però: facendo un confronto con tutti i ragazzi che hanno partecipato ai campionati italiani, a cui ho dato qualche dritta, con Manuela è stato molto diverso.

E’ stata lei che, finiti i suoi primi campionati italiani del 2018, senza esserci mai conosciute di persona e neppure in qualità di trainer, ad un certo punto mi ha chiamata. Mi ha chiesto di allenarla, nonostante io volessi solo fare il giudice.

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Dopo un lungo lavoro di persuasione però, alla fine mi ha convinta: un giorno ci siamo incontrate e ho capito subito che aveva una marcia in più rispetto a tutti i competitor con cui mi ero fino allora confrontata, umanamente e per la tecnica.

Per cui l’ho preparata per il Brasile

Continua Chiara Bergonzi: “Dove siamo andati benino nella preliminary e poi meno nel semifinal, durante il quale Manuela non è riuscita ad esser perfetta per una questione soprattutto mentale. Dopodiché ci siam dette: riproviamo con i campionati nazionali. Per poi andare di nuovo ai mondiali assieme. Abbiamo deciso di continuare unite, perché dal punto di vista cerebrale sono capace di tranquillizzarla. Ci siamo allenate, io e lei. Poi lei continuava gli allenamenti, seguendo i miei esercizi, anche al bar con Carmen Clemente.

Nel giro di un mese e mezzo, anche le sorelle Mauro hanno giocato un ruolo fondamentale. L’hanno fatta sentire a casa e hanno risolto alcune pratiche burocratiche. Hanno stampato le foto. E poi l’hanno incoraggiata tantissimo. Siamo diventate un team femminile.”

Com’è avvenuta la creazione delle figure da portare in gara?

“La creazione delle figure: la parte espresso era già una tazza che aveva portato in gara per gli italiani del 2019. L’abbiamo rivista, rivalutata, e infine deciso che fosse una soluzione abbastanza forte per i mondiali.

Ecco alcune delle figure realizzate in tazza per la competizione mondiale Latte Art

Era lei a propormi tante idee. Io poi le disegnavo su carta. In parte, quello che è emerso in tazza è stata l’idea delle nuvole e del pappagallo sull’altalena. Il cavallo invece è stata una sua grande intuizione, composto con le rosette. Mi è piaciuto tanto.

Abbiamo pensato assieme anche l’Art Bar: due animali insieme. Infine, le aquile, sono state le ultime ad esser scelte. Eravamo un po’ rimaste a corto di tempo e abbiamo quindi pensato che le aquile fossero adatte e complementari al resto delle figure.

L’idea dei fulmini che scendevano dalle nuvole è stata una creazione innovativa. Ci abbiamo messo un po’ a realizzarla, ma ce l’abbiamo fatta. In ogni caso, posso dire che sia stato l’espresso e i pappagalli ad esser i disegni che hanno fatto la differenza in gara.”

Ha appoggiato la scelta di utilizzare soluzioni tecniche e visive innovative e rischiose, da parte della campionessa?

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Le figure della semi final

Continua Chiara Bergonzi. “Manuela è molto forte. E’ una persona che realizza qualsiasi tecnica abbia studiato. Le ho detto: l’importante è che tu sia confident con la versata. E lei lo è stata. Le tazze erano difficilissime, ma lei ha fatto talmente tanto training che ci è riuscita.

Lei ha anche superato anche il problema del latte non omogeneizzato. E abbiamo dovuto trovare nuove tecniche di montatura. Allenarsi con un latte e poi trovarsi in gara con un altro molto diverso è una difficoltà notevole.

Lei poi da questo punto di vista è stata molto onesta e ha condiviso con gli altri i suoi segreti. Ed è ciò che le ho insegnato e su cui insisterò. Manuela non cambierà mai. E penso sia importante che un campione del mondo e un buon coach siano persone sì, un po’ egocentriche, ma anche aperte alla condivisione professionale.”

Come ha visto evolversi le capacità di Manuela Fensore, dal primo mondiale al secondo?

“Sicuramente l’allenamento fa la differenza su chi compete. Più ci si allena, più si migliora. Quindi più si è esercitata, più è diventata brava tecnicamente.

Ma la cosa essenziale è stato lo switch mentale di Manuela. Ha capito che il suo punto debole era un po’ dato dalla sua personalità chiusa che non la valorizzava in pedana. Su questo punto le ho fatto capire molte cose, per evolversi emotivamente.

Lei ha fatto questo salto di qualità per vincere. Ha cambiato proprio atteggiamento. E questo è andato oltre il semplice allenamento.”

La campionessa mondiale si mette ancora in confronto con lei, definendola la mamma della Latte Art: lei che cosa ne pensa?

Chiara Bergonzi non ha molti dubbi. “Di certo ho molta più esperienza di Manuela, e non dal punto di vista della tecnica. Ma per quello che ho vissuto, che mi ha portato a sviluppare un approccio alle gare più maturo, perché è un ambiente che conosco ormai molto bene. Tecnicamente lei è davvero la più forte del mondo. Sarò pure la mamma della Latte Art, ma gli allievi superano i maestri. Per il versaggio, Manuela è insuperabile. Ho condiviso solo la mia esperienza unendola alla sua bravura.

Poi, un’altra cosa importante è che ho avuto a che fare con una persona molto onesta, molto pulita. Questo ha permesso anche a me di aprirmi nei suoi confronti oltre il livello professionale. Questo fa la differenza.”

Il lavoro di squadra tutto al femminile, è stata una marcia in più per questi mondiali?

“Manuela ha avuto la fortuna di esser circondata da persone davvero di cuore. L’hanno molto aiutata e le sono state vicine al di là di un secondo fine, ma esclusivamente per permetterle di farla riscattare dalle sue esperienze di vita precedenti. Ha un talento che non avrebbe mai scoperto se non fosse stato per Carmen Clemente, Luigi Lupi e me. Le persone attorno a lei in questi mesi, sono state le stesse che si sono legate a lei umanamente.”

Ora Manuela Fensore si prende una meritata pausa di riposo: quali sono invece i piani futuri di Chiara Bergonzi?

“Non tornerò più a gareggiare. Anzi. Quest’anno ho fatto per la prima volta la cup giudice del mondo. Sono molto felice di questo fatto. Sicuramente il mio mestiere resta quello di allenare le persone. In Italia non so quanti Latte artist potrò trovare che possano tenere lo stesso passo di Manuela. Spero di incontrarle. Perché l’Italia ha sempre bisogno di evolversi.

Con Manuela ci vedremo presto per definire gli obiettivi per i lavori futuri, ci tiene che sia presente nei suoi progetti. Andrò avanti con i miei soliti progetti lavorativi, con Lot Zero e la formazione. Certo continuerò ad allenare nuovi sfidanti, ma vedrò più avanti.

Adesso voglio aiutare Manuela nel pianificare un futuro lavorativo migliore per lei. Questa è la mia promessa.”