venerdì 01 Marzo 2024
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Cafiso, il racconto della World Coffee Conference: la pratica dell’economia circolare e dell’agricoltura generativa a Bengaluru

Si vuole incentivare un sistema che presti attenzione a tutte gli step del ciclo di vita del caffè, dall’utilizzo della cascara, all’introduzione di api, dalla gestione del turismo, al trasporto e al consumo finale del prodotto, tutto al fine di gestirne gli scarti prevedendone un nuovo utilizzo a fine vita, massimizzando quindi il valore

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MILANO – Adriano Cafiso ha partecipato alla manifestazione mondiale della World Coffee Conference, svoltasi dal 25 al 28 settembre, per la prima volta in Asia, nella sua quinta edizione organizzata dall’International Coffee Organization (ICO), in collaborazione con il Ministro indiando del commercio e dell’industria, il Governo del Karnataka e il Coffee Board dell’India.

Di seguito, le considerazioni e gli appunti di chi ha vissuto di persona le giornate di questo importante evento che ha riunito diversi attori della filiera, dai coltivatori ai torrefattori.

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L’iniziativa del 2023 è stata l’occasione di incontro dei rappresentanti dei 75 Stati membri dell’ICO.

Di Adriano Cafiso

World Coffee Conference: si parte dalla scelta della location il Bengaluru Palace

Bengaluru Palace (foto concessa)

Sede molto adatta, in quanto residenza del Maharaja di Mysore, ovvero colui che finanziò, più di duecento anni fa, alcune famiglie inglesi per la diffusione delle piantagioni di caffè in India.

Repa

A differenza delle altre colonie europee, in India erano già presenti alcune coltivazioni di caffè e dei contadini esperti.

Queste premesse storiche, così come è stato ribadito durante la cerimonia inaugurale dell’evento, furono la ragione fondante per cui oggi le piantagioni di caffè indiane sono, non al 99% ma al 100% sotto la copertura di alberi: una caratteristica unica al mondo.

Le nuove frontiere dell’agricoltura rigenerativa

I temi principali della World Coffee Conference sono stati due: l’agricoltura rigenerativa e l’economia circolare. Ma si è parlato anche tanto di specie e varietà botaniche, di start-up e innovazione tecnologica.

Mentre si susseguivano gli interventi, nei tanti stand si svolgevano eventi, come il campionato nazionale barista, dei workshop e delle gare di assaggio.

All’esterno, un padiglione dedicato ai farmers ed un altro ai torrefattori

Tra chi è intervenuto nelle sessioni, è spiccato il Dottor Mandappa I.M, head quality del Coffee Board India e persona molto amata dalla comunità caffeicola indiana, che ha esplicitato tutti i vantaggi della rigenerazione del suolo, resilienza al clima, recupero della biodiversità e indipendenza da monocultivar che si hanno grazie ad una gestione “agroforestale” delle coltivazioni di caffè.

Yannis Apostolopoulos (foto concessa)

Ha partecipato alla conferenza anche il presidente della Specialty Coffee Association (USA), Yannis Apostolopoulos, che ha ribadito come il nuovo modo di intendere gli specialty non può essere solo attribuito ad un punteggio di qualità, ma anche a tanti altri attributi come appunto la gestione ambientale delle coltivazioni.

Marc Tormo, Aaron Paul Davis e al centro, Adriano Cafiso (foto concessa)

La World Coffee Conference ha visto come partecipanti anche numerose personalità, tra cui Aaron Davis, Sunalini Menon, Andrea Illy, Christophe Montagnon.

Che cos’è l’economia circolare?

Un concetto che si confonde spesso con il termine generico di sostenibilità. L’economia circolare è intesa invece come approccio sistemico allo sviluppo di una filiera, in questo caso del caffè, volto a scardinare il modello “lineare” composto dalle fasi di produzione, consumo e scarto.

Al contrario si vuole incentivare un sistema che presti attenzione a tutte gli step del ciclo di vita del caffè, dall’utilizzo della cascara, all’introduzione di api, dalla gestione del turismo, al trasporto e al consumo finale del prodotto, tutto al fine di gestirne gli scarti prevedendone un nuovo utilizzo a fine vita, massimizzando quindi il valore.

In Europa i fondi di caffè, ad esempio, rappresentano un tipo di rifiuto organico diffusissimo e ad alto potenziale energetico, tuttavia in questo momento sottovalutato e sottoutilizzato.

Le possibilità di valorizzazione energetica e di riconversione di questo scarto sono in produzione di fertilizzanti, biogas, biocarburanti, pellet, costruzioni, cere e oli cosmetici ma sono stati riportati esempi anche di utilizzo nel settore dell’abbigliamento.

Nel mezzo, tra ecosistema e prodotto finito, a livello cioè di piantagione si apre il grande gap.

Questo era il fine della conferenza stessa: provare a colmarlo. Obiettivo in parte raggiunto, con una giornata interamente dedicata solo ai coltivatori.

Conclave di produttori (foto concessa)

Tanti gli incontri che si sono susseguiti, e sul tema riporto le parole di Marc Tormo, noto come Q Grader per l’Arabica, nonché ricercatore e torrefattore di eccezionale levatura oltre che fondatore di Marc’s Coffees, la prima torrefazione di caffè di specialità in India:

“L’evento recente ha visto una notevole partecipazione dalle regioni meno esplorate del caffè nel Nord-Est dell’India, tra cui Sikkim, Assam, Nagaland e Darjeeling. Incastonate al di là del 20° parallelo nord, queste regioni offrono profili di gusto distinti grazie alle loro condizioni geografiche e climatiche uniche.

Nonostante la produzione in queste aree rimanga relativamente piccola, sta emergendo una tendenza promettente.

I coltivatori in queste regioni hanno abbracciato con entusiasmo il movimento del caffè di specialità, dimostrando un impegno saldo nella produzione di piccoli lotti di eccezionale qualità.

Risulta sorprendente che la coltivazione in queste regioni avvenga senza l’uso di fertilizzanti chimici, erbicidi e fungicidi.

La maggior parte delle coltivazioni è condotta dalle comunità tribali, che, insieme al caffè, coltivano anche una varietà di verdure e frutta per il consumo proprio. Questo approccio sostenibile alla coltivazione del caffè li posiziona come veri campioni nel campo della produzione eco-sostenibile.

È imperativo che estendiamo il nostro sostegno a queste iniziative e a queste nuove origini in via di sviluppo.

Facendolo, non solo incoraggiamo pratiche agricole sostenibili, ma contribuiamo anche alla crescente reputazione di queste regioni del Nord-Est sulla scena globale del caffè.”

Molti hanno riconosciuto in questa World Coffee Conference un evento storico per l’India e per l’evoluzione dei caffè speciali, sia Arabica, ma di tante altre specie, in primis la Canephora(Robusta), gioiello delle coltivazioni indiane e oggetto di numerosi seminari, ma anche le C. Stenophylla, Racemosa, Eugenioides, Zanguebariae, Dewevrei(Excelsa) e altre per le quali sono stati proposti numerosi assaggi, curati nell’estrazione dall’italiano Matteo Pavoni.

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