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Caffetterie americane: ecco chi vince e chi perde ai tempi del coronavirus

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La Starbucks Reserve Roastery di Chicago è la più grande del mondo

MILANO – Sono tempi duri anche per le caffetterie americane. In particolare per gli esercizi indipendenti, privi delle capacità di resilienza, della forza contrattuale e della solidità finanziaria delle grandi catene. Le chiusure si moltiplicano, aggravando la crisi occupazionale. E gli analisti vedono nero, anche a medio-lungo termine. Secondo Euromonitor, il numero di esercizi specializzati in caffè e tè degli Usa scenderà, entro fine anno, a 25.300 unità, con una flessione del 7,3% rispetto al 2019.

Il saldo tra aperture e chiusure sarà negativo, cosa che non accadeva dal 2011. Male anche il fatturato di settore, che subirà un calo del 12% precipitando a 24,7 miliardi.

“Siamo convinti che l’inverno porterà a una nuova ondata di chiusure, che colpirà soprattutto i locali che dipendono dal servizio in piedi o ai tavoli all’esterno” spiega in un’intervista l’analista di Rabobank James Watson.

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