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Caffeina che passione. Ma quanta ne contiene ogni tazza di caffè?

Fabio verona
Fabio Verona

Quanto caffeina è contenuta nei diversi tipi di caffè che siamo soliti bere? E quanto ne possiamo assumere ogni giorno senza danno per la nostra salute? La risposta in questa analisi a firma di Fabio Verona (FOTO), responsabile della formazione per la torrefazione Costadoro, e Authorised Trainer SCA. L’ispirazione per l’articolo è stata fornita all’autore dalla partecipazione alla seconda edizione Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, organizzato dall’associazione culturale Pensare il Cibo.

TORINO – Nei giorni scorsi ho partecipato alla seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare, organizzato dall’associazione culturale Pensare il Cibo.

Il Festival si è svolto presso le prestigiose sale della Biblioteca Nazionale di Torino ed ha visto la partecipazione di nomi illustri del giornalismo ma non solo; vi hanno preso parte infatti anche medici, sociologi, nutrizionisti e biologi, ciascuno con le sue specifiche competenze nei diversi settori legati all’argomento oggetto della manifestazione .

Nel contesto ci sono anche stati dei momenti di alto livello artistico con l’arrivo del campione italiano di latte art Matteo Beluffi, che ha suscitato grande interesse da parte dei media presenti, compresa la Rai con anche il mitico Bernardo Iovene ad intervistarlo!

Io mi trovavo li per seguire il servizio offerto da Costadoro relativo al caffè;  sono state allestite due station, una dedicata all’espresso ed una al caffè filtro, ed in entrambe erano disponibili dei differenti caffè specialty ed un blend.

Alla maggior parte degli avventori, dopo la spiegazione relativa alle differenti tipologie di preparazione o caratteristiche dei caffè in degustazione, la domanda che nasceva spontanea era: ma quanta caffeina ha? Ma quale ha più caffeina?

Così mi sono detto, ma se anche tra giornalisti del settore non vi è chiarezza, figuriamoci tra il pubblico normale! Ed allora eccomi qua!

Cominciamo col dire che anche se le piante contenenti caffeina siano state utilizzate sin dall’antichità per le loro proprietà farmacologiche, solo nel corso del XIX secolo, e precisamente nel 1819, la sostanza eccitante fu isolata e denominata chimicamente, grazie al giovane medico Friedlieb Ferdinand Runge.

Per la pianta, la caffeina, oltre che una protezione contro funghi e batteri è un potente insetticida naturale che rende sterili molti insetti distruttivi; provate a mettere dei fondi di caffè esausti nelle vostre piante ed otterrete un ottimo risultato contro zanzare, ragni, ed altri insetti, non esagerate però, perché anche nelle piante di caffè, la caffeina che permea nel terreno, dopo alcuni anni rende lo stesso sterile facendolo degenerare nell’arco di 10 – 12 anni.

La neurotossicità della caffeina, intesa come autodifesa delle piante (anche di te, cacao, matè, guaranà,ecc.) è stata studiata persino dalla NASA con esperimenti fatti sui ragni, dimostrando come uno di questi insetti reagisca se esposto a differenti agenti chimici quali il thc, la cocaina, ed altri.

Ma arriviamo all’uomo.

Da sempre l’uomo fa uso di diverse sostanze eccitanti assunte sotto varie forme tanto liquide quanto solide, ma nessuna come la caffeina è in grado di tenere svegli, accrescere l’energia, migliorare la concentrazione e nel contempo migliorare anche l’umore e la capacità di pensare chiaramente.

Questo perché la caffeina produce i suoi effetti sui sistemi cardiovascolare, respiratorio, renale e nervoso centrale. Ma oltre a questo la caffeina agisce anche sul tessuto adiposo stimolando la lipolisi. Ovvero aumentando il catabolismo del grasso.

In altre parole la caffeina consente al corpo di bruciare il grasso più rapidamente. E dunque può aiutare a perdere peso.

Per gli sportivi invece vi è una teoria che sorregge l’ipotesi che la caffeina possa migliorare le prestazioni atletiche. In quanto la sua abilità di accrescere l’efficienza con cui il corpo brucia i grassi fa sì che lo stesso utilizzi questa fonte energetica prima della parte zuccherina.

Ma torniamo alla fatidica domanda, quanta caffeina c’è in questa tazza?

Qui diventa difficile perché i valori di caffeina espressi in tazza possono essere decisamente molto differenti e lontani tra loro. Sì perché possiamo variare da 50 fino a 400 mg di caffeina per tazza!

Le variabili sono moltissime a cominciare dal tipo di grani utilizzati, che siano robusta o arabica, dalla quantità di caffè utilizzato. Ma anche dalla temperatura dell’acqua e dal tempo di infusione ed ovviamente dal volume della tazza! Tutte queste variabili sono in più accresciute dal grado di macinatura che viene realizzato. Tanto più il caffè sarà macinato fine quanto più avremo la possibilità di sciogliere più rapidamente la caffeina nell’acqua. E quindi andremo ad aumentarne la quantità in tazza.

Diciamo che con una buona arabica di qualità in un espresso di volume compreso tra i 20 ed i 30 ml potremo avere dai 50 ai 100 mg di caffeina. Dose che pure ci consente di assumere tranquillamente da 4 a 6 caffè al dì senza rischi.

Vi sono davvero rischi nell’assunzione di caffeina?

In realtà di tutti gli studi che sono stati effettuati sulla caffeina la maggior parte concordano sul dichiarare che la caffeina porta solamente dei benefici. Se assunta in dosi moderate. E non vi sono controindicazioni specifiche nell’assunzione della caffeina. Basta pensare che è la droga più diffusa al mondo.Liberamente commercializzata ed a disposizione dei bambini tanto quanto degli adulti sotto molteplici forme.

Guardate la Coca-Cola. Quando ha dovuto scegliere se mantenere il suo prodotto allo status di medicina o portarlo alla condizione di bevanda energetica e stimolante, ha scelto la seconda. E per avvicinare anche il pubblico dei giovani, non potendo utilizzare bambini nella sua pubblicità, ha inventato il Santa Claus che tutti oggi conosciamo!

Il problema in realtà è proprio questo, che siamo circondati da alimenti e prodotti che contengono caffeina sotto varie forme. Oppure derivati o componenti simili della caffeina (teobromina, teina, metilxantina, ecc.). Motivo per cui molti di noi assumono caffeina durante molte fasi della giornata. Spesso senza rendersene conto. E così diventa quasi un’esigenza.

Non che si crei una vera e propria dipendenza come da altre droghe. Ma è stato provato che un’interruzione brusca ed improvvisa dell’assunzione di caffeina può provocare mal di testa. Ma anche sonnolenza, difficoltà a lavorare, irritabilità e minore socievolezza.

Quanto dura l’effetto della caffeina nel corpo?

Per poter dare una risposta occorre innanzitutto dire che la caffeina è un composto chimico. Che è formato dai 4 degli elementi più comuni sulla Terra. Ovvero carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno. A temperatura ambiente si presenta come una soffice polvere bianca, inodore e leggermente amara.

E’ moderatamente solubile in acqua temperatura ambiente ma facilmente solubile in acqua calda. Proprio questa caratteristica le consente di attraversare tutte le membrane cellulari. E di essere rapidamente e completamente assorbita dallo stomaco  e dagli intestini. Per poi fluire nel sistema sanguigno e quindi a tutto il corpo.

Inoltre gli effetti stimolanti della caffeina dipendono molto dalla sua capacità di infiltrarsi nel sistema nervoso centrale. Possibilità che si ha solo attraversando la barriera ematoencefalica. Cosa  che alla caffeina riesce molto meglio che a molte medicine, le quali al contrario faticano o addirittura vengono bloccate.

La massima concentrazione si raggiunge entro un’ora

La massima concentrazione di caffeina nel corpo, e quindi anche nel sangue che circola nel cervello e che è responsabile dei principali effetti stimolanti della caffeina, viene raggiunta normalmente entro un’ora dall’assunzione di una tazza di caffè o di the. L’assorbimento però così come la concentrazione nel corpo di ogni persona dipende sia dal suo peso corporeo che da altri alimenti o bevande assunti contemporaneamente quali alcol o fumo.

L’alcool per esempio ne rallenta l’assorbimento mentre il fumo ne aumenta la velocità di smaltimento. Il rapporto con il peso invece può essere molto indicativo sull’effetto che la caffeina può avere. Ad esempio tra un uomo di 90 kg è una donna di 50 kg che bevono lo stesso tipo di espresso avranno delle reazioni differenti all’assunzione della caffeina assorbita.

Ci sarebbe davvero da parlare e scrivere per ore. Per chi fosse interessato ad approfondire il tema suggerisco il libro “Caffeina” scritto da Bennet A., Weinberg e Bonnie K. Bealer, di Donzelli Editore. Testo da quale ho tratto la maggior parte delle informazioni contenute in questo articolo.

Per concludere e riassumere fate queste considerazioni:

Statisticamente la caffeina non fa male. Se bevete un caffè un espresso di pura arabica non troppo lungo il contenuto di caffeina è sufficiente a mantenervi un po’ più svegli un po’ più attivi. E sicuramente con un umore migliore.

Più bevete un espresso estratto lungo più il contenuto di caffeina e anche di acidi è maggiore. Piuttosto concedetevi un ottimo caffè filtro dove la quantità di caffeina, anche in rapporto al volume del liquido ingerito, è leggermente maggiore. Ma non si presenterà con aspetti negativi, sempre che si parta da un ottimo caffè di base.

Infine sappiate che sovente i problemi causati al nostro organismo derivano più dalla qualità della materia prima che dal suo contenuto di caffeina. Quando non dal modo nel quale il caffè è stato preparato. E quindi come dice il mio amico Davide Cobelli: STOP BAD COFFEE!

Fabio Verona

Authorized SCA Trainer