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martedì 25 Giugno 2024
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Antonio Quarta definitivo sul “caffè in ghiaccio”: “Si chiama “alla leccese”, ed è mio nonno che ne è stato l’inventore”

L'imprenditore: “Capisco che d’estate si provi a spostare il pensiero dalle cose serie ad argomenti ben più ameni, soprattutto in tempi pesanti come questi”, spiega infatti l’imprenditore leccese, “ma ci sono delle verità consolidate che non possono essere in alcun modo seriamente confutate. E questa, si dà il caso, è una di quelle: come ha documentato con dovizia di particolari e grande puntualità un giornalista e divulgatore di rango come il compianto vicedirettore di Quotidiano Antonio Maglio. Che già nel 1991, nel volume “Pani, pesci e briganti. Piatti da leggere, storie da mangiare” - e nella fattispecie nell’articolo dal titolo “Il caffè in ghiaccio alla leccese” - “ricordava come sia stato appunto mio nonno - che aveva una fabbrica del ghiaccio venduto a peso - ad inventarsi quella straordinaria alchimia tra il caldo aroma di un caffè appena fatto e la frescura di quell’acqua cristallizzata al punto giusto, con l’obiettivo di rendere quel mix tonificante, ma pure dissetante”

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LECCE – Sulla polemica da bar – è il caso di dire, – caffè alla leccese” versus “caffè in ghiaccio”, querelle che sta spopolando sul web – su Comunicaffè è stata una delle notizie più lette dell’estate – non solo in questi giorni di fine estate, interviene un’autorità capace di fornire un’interpretazione autentica, ovvero in qualche modo definitiva sulla questione: l’imprenditore leccese (“e non in ghiaccio…“) Antonio Quarta, amministratore unico della Quarta Caffè.

Le origini del caffè alla leccese

Il quale ricorda ai creatori della polemica, e a chi ha sposato la provocatoria tesi di cui sopra, come sia stato suo nonno Antonio senior a inventarsi l’accostamento caffè-ghiaccio – e di conseguenza l’espressione “caffè alla leccese” – per designare l’abitudine tutta salentina di sorseggiare la bruna bevanda arrivata in Europa dall’Oriente a fine ‘500.

“Capisco che d’estate si provi a spostare il pensiero dalle cose serie ad argomenti ben più ameni, soprattutto in tempi pesanti come questi”, spiega infatti l’imprenditore leccese, “ma ci sono delle verità consolidate che non possono essere in alcun modo seriamente confutate”.

Quarta aggiunge: “E questa, si dà il caso, è una di quelle: come ha documentato con dovizia di particolari e grande puntualità un giornalista e divulgatore di rango come il compianto vicedirettore di Quotidiano Antonio Maglio. Che già nel 1991, nel volume “Pani, pesci e briganti. Piatti da leggere, storie da mangiare” – e nella fattispecie nell’articolo dal titolo “Il caffè in ghiaccio alla leccese” – “ricordava come sia stato appunto mio nonno – che aveva una fabbrica del ghiaccio venduto a peso – ad inventarsi quella straordinaria alchimia tra il caldo aroma di un caffè appena fatto e la frescura di quell’acqua cristallizzata al punto giusto, con l’obiettivo di rendere quel mix tonificante, ma pure dissetante”.

La bevanda simbolo della storia di Lecce

Invano si ricerchi questa bevanda fuori dai confini di Lecce”, scriveva del resto in quella raccolta Antonio Maglio”, trascrive l’imprenditore. “Il concetto stesso di “caffè in ghiaccio” è totalmente estraneo, infatti, a fiorentini e milanesi”. Insomma, sia la miscela “Avio” – così chiamata in omaggio agli avieri che frequentavano il bar aperto da Antonio Quarta senior subito dopo la seconda guerra mondiale – che il caffè in ghiaccio, “in poco più di mezzo secolo, sono entrati a pieno titolo nella storia di Lecce”, concludeva il vicedirettore di Quotidiano. “E solo di Lecce”.

Tutto questo a differenza del caffè in ghiaccio alla salentina, “un’elaborazione del caffè in ghiaccio con aggiunta di latte di mandorla o, a richiesta, soffiato. Capisco quindi, ripeto, la voglia di concedersi un momento di pausa dai problemi che affliggono il nostro territorio, davvero tanti”, aggiunge l’imprenditore, “ma, per favore, non facciamo danni con prese di posizione che non hanno in verità alcun fondamento storico”.

Quarta conclude: “E che rischiano paradossalmente di danneggiare il Salento stesso – e la sua economia – “cancellando” la storia e la tradizione di una delle specialità attrattive per cui noi salentini siamo famosi nel mondo”.

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