lunedì 27 Settembre 2021

Ferrero e Caffè Borbone con Barilla, tra le aziende con la migliore reputazione in Italia

Il legame imprescindibile tra Reputazione e territorio nell’inchiesta di ReputationRating che ha esaminato i brand solidamente apprezzate nel Belpaese

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MILANO – Tra le aziende che si sono distinte all’interno della classifica pubblicata da Reputation Review, per la buona reputazione, colpiscono due nomi una del nord e una del sud, piuttosto note però in tutto lo Stivale e non solo: parliamo di Ferrero e di Caffè Borbone, che percepite sul territorio nazionale come quelle che si muovono attivamente sia sul campo della sostenibilità, sia in quello dell’inclusività sociale. Leggiamo di più dall’articolo di Simone Garbelli su italiachiamaitalia.it.

Caffè Borbone e Ferrero in cima alla lista se si tratta di reputazione

L’algoritmo del ReputationRating ha esaminato le aziende percepite meglio sul territorio nazionale. Dall’analisi sembra emergere una profonda correlazione tra responsabilità sociale e ambientale e reputazione percepita, con iniziative rivolte all’inclusività e al benessere del territorio e comunità di appartenenza che agiscono da volano per una crescita sostenibile riconosciuta. In quest’ottica, Ferrero, Caffè Borbone, Barilla, Ferrarelle e Intesa Sanpaolo sono tra i brand che hanno ricevuto maggiore riscontro reputazionale dal loro operato.

Madre Terra è il 25° numero di Reputation Review, rivista nazionale specializzata in Corporate Reputation, disponibile in edicola e sul sito ufficiale

Parlando di legame con il territorio, in particolar modo in questo periodo di ripartenza e rilancio dettato dagli investimenti prossimi del PNRR, non si può non parlare di sviluppo industriale al Sud, per ridurre la disuguaglianza territoriale che da sempre affligge il nostro Paese. Come sempre, Reputation Review racconta la realtà dando direttamente voce ai principali protagonisti in campo.

Di Aree di Sviluppo Industriale, si è parlato direttamente con Giosy Romano, avvocato amministrativista e presidente dal 2015 del Consorzio Area Sviluppo Industriale (ASI) di Napoli e Provincia, fondatore e presidente della Confederazione Italiana per lo Sviluppo Economico (C.I.S.E.) e membro del Comitato direttivo Eurispes.

Questi Consorzi hanno subito alterne vicende fino ad essere entrati nella famosa lista degli “Enti inutili” da dismettere. Ma non tutti hanno subito la stessa sorte. È il caso dell’ASI di Napoli e Provincia, un’eccellenza che è riuscita nel corso degli ultimi sei anni a portare i bilanci, in passivo di oltre 40 milioni di euro, all’utile e ridare slancio ad aree abbandonate, dove oggi operano realtà come Amazon e Caffè Borbone.

Il presidente Giosy Romano alla domanda “come ha fatto?” ha risposto: “Assumendoci le nostre responsabilità e andando veloce nell’istruttoria. Il nostro compito è fare le verifiche e dare il nulla osta preventivo. Se non ci sono problemi di impatto ambientale, il Comune non può fare altro che ratificare la decisione. Le ASI hanno questo ruolo, fondamentale ma poco esercitato”. La dimostrazione pratica che le cose in Italia, anche al Sud, si possono fare.

Inoltre, nel corso dell’ultima Assemblea svoltasi a Roma, alla quale ha preso parte anche il Vicepresidente della Camera dei Deputati, Ettore Rosati, ha sottolineato che i Consorzi ASI e le ZES (Zone Economiche Speciali), possono rappresentare delle vere e proprie “piattaforme strategiche” per l’attuazione del PNRR sul quale il Governo Draghi ha scommesso l’avvenire del nostro Paese.

In Madre Terra, non si tratta solo di sviluppo industriale: il Senatore della Repubblica Italiana Saverio De Bonis racconta la “questione Sud”, tra investimenti e riforme fiscali che nel tempo hanno “svuotato” il mezzogiorno, il quale oggi può rinascere solo sfruttando al meglio il PNRR secondo il semplice principio dell’equità. Del sostegno al territorio, sempre più green, si è discusso in un’intervista a Gilberto Pichetto, Viceministro dello Sviluppo Economico, per comprendere le politiche del Mise per incentivare gli investimenti – in particolare digital e green – sul territorio, ed evitare delocalizzazioni pericolose per la difesa del Made in Italy.

Delocalizzazioni pericolose proprio come quelle che stanno minacciando da diverso tempo Ideal Standard, un’azienda simbolo dell’arredo e del design italiano, acquisita da diversi anni con l’infernale meccanismo del “Leverage buy-out” da Bain Capital e successivamente da altri due Fondi (Anchorage Capital e CVC), tutti assolutamente determinati a chiudere l’impianto produttivo, delocalizzare verso l’est Europa e il nord Africa, smantellare tutto e investire i profitti generati in attività più redditizie (calcio, media, new economy).

In Reputation Review si fa luce sulla situazione di oggi, dove la Ideal Standard di Trichiana e i suoi 500 lavoratori sono sotto la forca di una ristrutturazione strisciante che potrebbe portare a una possibile chiusura dello stabilimento e alla desertificazione industriale e sociale di tutto il territorio.

Perché parlare oggi, in piena crisi economica, di legame con il territorio? “Ogni società dovrebbe essere riorganizzata in virtù del fatto che rappresenta un insieme molto ricco e variegato di scopi e valori differenti. Le organizzazioni sono organismi viventi e come tali si evolvono, stabilendo relazioni con ciò che le circonda. Per questo motivo, esse non possono prescindere dalla consapevolezza del proprio ambiente di vita, ma devono trovare il modo di integrarsi con esso, avviare degli scambi, offrire il proprio contributo per il benessere generale.

Questo è possibile soltanto se ogni società o ente ha chiaro lo scopo per cui è nato: non quello dell’oggetto sociale o dello statuto, ma quello legato alla responsabilità sociale. Dobbiamo costruire un modello alternativo e durevole nel tempo, in cui la società produca benefici che possano essere estesi e condivisi a tutto il territorio, riducendo o evitando del tutto le conseguenze negative” afferma nel suo editoriale d’apertura Davide Ippolito, cofondatore dell’ecosistema reputazionale di Zwan, Reputation Review e ReputationRating.

L’impatto del Covid-19 negli equilibri economico-sociali odierni è evidente

In Reputation Review, nella consueta rubrica Mondo Complesso, Joe Casini, cofounder dell’ecosistema Zwan, stimola il lettore alla ricerca di un quadro di lettura della complessità odierna, per avere una strategia di resilienza: “Dall’attacco ai sistemi Solarwind di dicembre 2020 fino al più recente attacco a Kaseya, è ormai evidente come aggredendo hub vulnerabili all’interno di una rete (ovvero singoli nodi particolarmente iperconnessi – ossia molto utilizzati) si possa in maniera relativamente semplice mettere in crisi l’intero sistema. Cosa succederebbe se domattina ci svegliassimo con un mondo in lockdown informatico?”

La Reputazione è valore che influenza il mercato, il nuovo capitale del Terzo millennio, che incide sul presente e futuro delle organizzazioni a livello globale

In Madre Terra, si racconta di eccellenze italiane e di legame con il territorio con: Claudio Brachino, giornalista, saggista e conduttore televisivo; Brunello Cucinelli, noto stilista e imprenditore italiano; Alessandro Lunelli, Consigliere delegato Ferrari per la programmazione; Giulia Giuffrè, Consigliere d’amministrazione e Ambasciatrice della sostenibilità di Irritec; Nicoletta Luppi, Senior Vice President and Managing Director di MSD ITALIA; Ing. Salvatore Puca, Ingegnere ambientale e Direttore Generale del Consorzio ASI Napoli; Fortunato Celi Zullo, Direttore Ufficio ICE di Londra e Los Angeles; Michele Pontecorvo Ricciardi, Vicepresidente Ferrarelle SpA; Vito Grassi, Vicepresidente di Confindustria. Inoltre, per i lettori 6 passi per coltivare da subito la propria reputazione sul territorio.

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