Home Affari & Mercati Bitcoin e fin...

Bitcoin e finanza smart: così Blockchain stabilizzerà i prezzi del caffè

MILANO – Dopo il petrolio, il secondo ‘oro nero’ che muove l’economia mondiale è il caffè: sono circa 125 milioni le persone che vivono producendo la famosa bevanda, in base a una recente stima della Fairtrade Foundation.

Ma l’80% della massiccia produzione globale di caffè dipende da piccoli e medi produttori, che spesso non riescono a ottenere prezzi onesti per il loro raccolto e a sopravvivere sul mercato.

Secondo un report diffuso dalla World Bank a febbraio 2016, la maggior parte dei coltivatori di caffè è costretta a mantenere le loro famiglie con uno stipendio medio di meno di 2 dollari al giorno.

Per questo stanno iniziando a nascere a livello locale iniziative che puntano a trovare nuovi modi per regolare l’economia dei mercati senza soffocare i piccoli produttori.

È il caso di Bext360, una startup americana con sede a Denver fondata proprio con l’obiettivo di stabilizzare il prezzo del caffè garantendo ai contadini una tariffa giusta e un pagamento istantaneo per il loro raccolto.

In che modo? Sfruttando una delle più grandi rivoluzioni economiche del nostro secolo, la cosiddetta Blockchain.

Si tratta della tecnologia alla base di Bitcoin, la moneta elettronica che consente di pagare beni e servizi senza dover sottostare alle dinamiche delle valute in corso e soprattutto senza necessità di autorizzazione da parte di enti centrali come governi o banche.

La Blockchain è una sorta di ‘libro contabile’ del Bitcoin, che ne registra le transazioni grazie a un database distribuito peer-to-peer, ovvero accessibile a chiunque.

In questo modo sicurezza e trasparenza sono garantite, perché ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni che vengono così trasmesse in una ‘catena’ composta da diversi ‘blocchi’ (da cui appunto il termine blockchain). Ogni blocco che si aggiunge alla catena rafforza la sicurezza dei precedenti, così che le transazioni diventano velocemente certe e irrevocabili.

Nel caso di Bext360, la startup ha costruito un software basato su tecnologia Blockchain per registrare tutte le transazioni legate alla produzione e al commercio del caffè: da dove vengono i raccolti, chi li ha acquistati e a quanto, quali passaggi sono avvenuti prima dell’ingresso di una determinata produzione di caffè sul mercato.

In questo modo il consumatore può tenere traccia del prodotto e acquistare direttamente dal produttore, con una trasparenza difficile da ottenere nei canoni dell’economia tradizionale.

Su ampia scala, secondo i fondatori di Bext360 questo potrebbe portare a una stabilizzazione del prezzo del caffè e a una maggiore equità di trattamento economico per tutti gli attori coinvolti.

Questo è solo uno dei tantissimi esempi di applicazione pratica della tecnologia Blockchain, che di fatto può essere utilizzata in tutti gli ambiti che prevedono una relazione (economica ma non solo) tra più persone.

E così la Blockchain può assicurare il corretto scambio di titoli e azioni, regolare un atto notarile, stipulare un contratto, persino garantire la bontà di un sistema elettorale sfruttando la rete di nodi che garantirebbe votazioni anonime in un sistema formalmente corretto.

Ancora, aumentano i progetti di ‘città intelligenti’ a targa Bitcoin, come quello che punta a rendere Dubai un intero ‘nodo basato su Blockchain’ entro il 2020.

La Blockchain si presta inoltre a organizzare il dialogo tra oggetti elettronici che comunicano gli uni con gli altri – la cosiddetta Internet Of Things – come studiato dalle più prestigiose istituzioni di ricerca in Europa, ad esempio il Politecnico di Zurigo.

Ma se da un lato questa nuova tecnologia può rivoluzionare il concetto tradizionale di denaro e più in generale di scambio, esiste un aspetto critico da tenere in considerazione.

Riassumibile in una semplice domanda: chi controlla la Blockchain? In base alla sua stessa definizione, la risposta corretta dovrebbe essere ‘nessuno’. Ma la solidità della Blockchain deriva dal cosiddetto ‘mining’, ovvero dalla potenza di calcolo necessaria per aggiungere un blocco valido alla catena.

Sembra che negli ultimi anni il controllo del mining della Blockchain sia sempre più esercitato da aziende concentrate in Cina, che regolano la maggior parte della rete Bitcoin per quanto riguarda l’analisi dei dati.

Questo potrebbe diventare una minaccia per il principio di trasparenza alla base della Blockchain, che rischia di mettere in crisi il sistema di controllo peer-to-peer.

Dalla stabilizzazione dei mercati all’Internet of Things, fino alla costruzione di città intelligenti, il futuro della Blockchain dovrà quindi dimostrare di saper mantenere la sua indipendenza per rendere davvero globale questa ‘rivoluzione economica’ del nostro secolo.

Giulia Bonelli e Mario Paolucci